La mia Francigena con Gaetano

Tempo fa l’amico Gaetano Fresa era stato ospite di questo podcast per presentare il suo progetto Francigena. Ovvero, camminare e correre dal confine tosco-emiliano fino a Roma, in svariate tappe consecutive, in supporto di Dynamo Camp e per la piantumazione di alberi, oltre che per un po’ di raccolta rifiuti.

Ebbene, anch’io ho voluto dare il mio supporto a Gaetano, non solo parlandone, ospitandolo su “Da 0 a 42”, ma anche partecipando attivamente ad una delle sue tappe di running. Anzi, di trail running. Per la precisione, il 31 maggio, nella sia quarta frazione, da Aulla a Sarzana.

Per seguire e sostenere Gaetano e Dynamo Camp, ecco i vari riferimenti.

Sito: https://www.dreamandrun.com

Progetto Francigena: https://www.dreamandrun.com/uncategorized/la-via-francigena-il-progetto.html

Dynamo Camp: https://www.dreamandrun.com/uncategorized/dynamo-camp-cose-come-donare.html

Instagram: https://www.instagram.com/dream_and_run_gae/

Facebook: https://www.facebook.com/Dream-And-Run-101811241583141

Il mio profilo Instagram: https://www.instagram.com/da0a42/

Episodio “Lungo la Francigena con Gaetano Fresa”: https://gopod.me/da0a42-143

Vi racconto com’è andata!

Poco più di 18km con circa 650 metri di dislivello positivo. Sicuramente una tappa non semplice, soprattutto per lui che deve gestire le forze per ancora più di un mese.

Vi racconto com’è andata, invitandovi ancora una volta a seguirlo e a sostenerlo, anche economicamente, sia lui direttamente, che Dynamo Campo, la Onlus che sta supportando. Trovate il link al suo sito e ai suoi profili social nelle note dell’episodio.

Appuntamento poco dopo le 8 davanti all’Abbazia San Caprasio di Aulla, luogo di inizio tappa e dove lo stesso Gaetano ha alloggiato la notte precedente. Sono andato in auto fin lì, recuperandolo al volo, per poi parcheggiare con lui la macchina alla stazione di Aulla. Mossa saggia, ci accorgeremo col senno di poi.

Ritorno all’Abbazia, stavolta camminando, per scaldarsi un po’ e anche per mangiare una banana pre-running acquistata da un indiano a caso.

Ridendo e scherzando, quasi mezz’oretta di passeggiata giusto per tornare al punto di partenza. Ma con Gaetano devo dire che c’è stata fin da subito una bella intesa, come se fossimo amici da tempo che semplicemente non si vedevano da un po’.

E da qui, via! Per la nostra tappa. Partiti poco dopo le 9 del mattino, complice un meteo favorevolissimo. Caldo sì, ma assolutamente in modo contenuto. Con un sole non troppo forte e anzi, con il cielo anche un po’ velato, che ci ha evitato le calure che a fine maggio potevano palesarsi.

Il percorso, che avevo già un po’ studiato nei giorni precedenti, prevedeva una prima parte impegnativa, dove era concentrato tutto il dislivello positivo, con una salita importante, un po’ di discesa e subito un’altra salitona. Invece, la seconda metà era molto più facile, prima con una discesa e poi con gli ultimi 4-5 km pianeggianti. E così è stato.

Fin dall’inizio abbiamo camminato, seppur a un discreto ritmo, raggiungendo prima il borghetto di Bibola e poi quello di Vecchietto. Sul nostro cammino qualche pellegrino c’era, tra cui due tedeschi fantastici che Gaetano aveva conosciuto già un paio di giorni prima ad un ostello. Ci siamo fermati a fare due chiacchiere con loro, superando anche le differenze linguistiche ed anagrafiche, uniti dall’amore per i sentieri e per la natura. Chiacchiere anche utili per recuperare un po’ di energie preziose, in vista della lunga giornata.

Il pezzo più tosto è stato quello che ci ha portati quasi allo scollinamento di Monte Grosso, la più alta asperità di giornata e cronologicamente la seconda delle due salite che citavo. Pendenze anche attorno al 20%, ma più che altro terreni tecnici e rocciosi, dove era necessario stare attenti a dove si mettevano i piedi per non incappare in scivoloni.

Una volta scollinato, circa all’ottavo km, si è iniziata una bella discesa verso Ponzano Superiore, un borgo un po’ più grande dei precedenti, ma pur sempre molto caratteristico.

Da lì in poi il peggio era passato. Abbiamo affrontato una lunga discesa di circa 5km che ci ha portati quasi al livello del mare. Alcuni punti un po’ più impegnativi e tecnici, altri molto più facili e molto corribili.

Dopodiché, il percorso sbucava sulla ciclopedonale sarzanese. Un tracciato piuttosto conosciuto dalle mie parti e molto utilizzato dai runner locali. Un percorso che costeggia il Canale Lunense, molto bello e facile da correre. Da qui tutto facile facile in pianura per gli ultimi 4km circa, fino all’arrivo nel centro di Sarzana, avvenuto pochissimo prima delle 12.

Alla fine, ci abbiamo messo 2 ore e 45, ma considerando le varie pause dovute a foto, incontri, scelta sui bivi da prendere, per poi decidere ugualmente per strade sbagliate e così tornare indietro, anche un tempo decente. A maggior ragione per Gaetano che dovrà gestire energie e quant’altro in vista del lungo percorso che ancora lo attende.

Tant’è che nel segmento di Strava (che sappiamo essere più importante della Bibbia) da Vecchietto a Ponzano Superiore, abbiamo fatto registrare il quinto tempo assoluto (https://www.strava.com/segments/28641044?filter=overall).

Un bellissimo percorso, non banale, ma davvero con alcuni scorci molto belli. Sia tra i boschi che nelle viste. E’ il primo momento di Francigena italiana, per chi ovviamente se la spara tutta, dove si inizia a vedere il mare.

Infatti, il paesaggio alternava momenti di macchia mediterranea ad altri molto più aperti ed assolati. Stesso discorso per i terreni: si passava dalla terra più canonica allo sterrato, passando anche dalla roccia.

Mi sento comunque di consigliarlo a tutti gli amanti del trail, perché era davvero molto bello e anche pulito, pur essendo comunque un tracciato ben battuto e conosciuto dai vari pellegrini.

Abbiamo sbagliato strada qua e la più di una volta, ma è un grande classico di chi fa trail. Per fortuna Gaetano era dotato di una meravigliosa app che suonava avvisandoti quando di stavi allontanando troppo dal percorso corretto. Così, alla peggio siamo tornati indietro di quei 100 metri e abbiamo ripreso la giusta direzione. E’ questo l’unico piccolo appunto che mi sento di fare: in alcuni incroci o passaggi non era così scontato prendere il sentiero corretto e forse la via Francigena, anche perché è abbastanza conosciuta, poteva essere segnalata meglio.

Ovviamente, non sono mancati gli incontri, come quelli con i sopracitati tedeschi ed altri camminatori o biker. Come non sono mancate le foto ed i video, soprattutto di Gaetano che ha documentato davvero tutto. Trovate tantissime sue stories direttamente tra quelle in evidenza nel suo profilo Instagram. Di questa tappa, ma anche delle altre che ha vissuto e che tutt’ora sta vivendo in questi giorni.

Ho messo anch’io comunque in evidenza le storie nel mio profilo Instagram (https://www.instagram.com/da0a42/) e che ne approfitto per ricordarvi di seguire.

Dopo l’arrivo ci siamo concessi qualche minuto di relax a Sarzana, per poi tornare in treno ad Aulla, cambiarci e sistemarci, recuperare l’auto, dove Gaetano aveva lasciato il suo zaino da camminatore. Come accennavo in apertura episodio, è stata una buona mossa mettere l’auto subito fuori la stazione, perché l’avessimo lasciata dall’Abbazia poi ci sarebbero toccati quei 25 minuti di camminata all’ora di pranzo, da stanchi. Meglio invece averli usati come riscaldamento, quando ancora eravamo freschi. Anche mentalmente li abbiamo affrontati meglio.

Dopodiché siamo tornati nuovamente a Sarzana per concederci un meritato pranzo al ristorante con birretta annessa. Ristorante dove ci hanno portato da mangiare senza averci però dato le posate: la tipica ospitalità ligure in tutta la sua magnificenza!

A seguire gelatino e via! Il tutto per completare il reintegro dei campioni, consigliato da tutti i nutrizionisti sportivi.

Io purtroppo poco dopo ho dovuto salutare Gaetano per tornare alla mia routine, ma è stato davvero un piacere condividere con lui questa giornata.

Una giornata dove ho imparato tanto, iniziando ad entrare nello spirito che anima i pellegrini e che li accomuna, superando barriere di ogni tipo, tornando ad una sorta di fratellanza, dove si riassapora uno spirito di solidarietà che sempre più stiamo perdendo.

E se me ne sono accorto io in un solo giorno, non so cosa potrà dire Gaetano al termine di tutto il suo percorso!

Una splendida esperienza, dove ho imparato molto. Soprattutto ho capito che la corsa, per quanto sport meraviglioso, tuttavia passi in secondo piano quando si vivono esperienze complete come queste, di condivisione e passione. Ed in questa ho provato a dare anch’io il mio contributo per questo progetto ambizioso e anzi sono onorato di averne fatto parte.

Ne approfitto per ringraziare Gaetano per questa corsa. Ma dire corsa sarebbe riduttivo: è stata un’esperienza completa, dove ho finalmente potuto conoscere uno di voi, facendolo anche per giunta correndo su trail e per uno scopo benefico. Alla fine, nonostante le salite, abbiamo chiacchierato ininterrottamente per tutto il tempo, come se ci si conoscesse da una vita: è anche questo il bello della corsa e dello spirito di aggregazione della community dei runner e nello specifico di voi che mi seguite!

E poi non posso esimermi dal fargli l’in bocca al lupo per questa sua avventura in direzione Roma.

Sì che quando uscirà questo episodio sarà quasi arrivato, ma non importa!

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Come preparare la maratona in estate (con Ignazio Antonacci)

Una preparazione per una maratona può essere lunga, specie se si parte da 0.
Può richiedere parecchi mesi. Motivo per cui, se si opta per una maratona autunnale, all’inizio ci si dovrà allenare in estate, con tutto quello che ne consegue: sole e caldo in primis.

Eccoci qua per provare a dare dei consigli sul come affrontare la corsa in questi mesi così ostici per certi versi.

Per informazioni sul progetto neofiti “Da 0 a 42km” o per approfondire la conoscenza con il coach, ecco tutti i suoi riferimenti.

Prof. Ignazio Antonacci

E-Mail: ignazioantonacci@runningzen.it

Sito: https://www.runningzen.net

Canale Youtube: https://www.youtube.com/channel/UC5uXMKvjx8TbH6Yxz12jULg

Video “Circuit Training Tecnica di Corsa e Potenziamento Gambe”: https://youtu.be/G_xA-DkJQVE

Video “Potenziamento muscolare e tecnica di corsa”: https://youtu.be/vG2P-O0vuo0

Video “Training Esercizi Muscoli Addominali”: https://youtu.be/jRB5GmZOAMs

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/Servizipreparazionerunningtriathlon

Profilo personale Facebook: https://www.facebook.com/iantonacci

Instagram: https://www.instagram.com/runningzen_ignazioantonacci/

Tutti i progetti: https://www.runningzen.net/progetti

Link Amazon al libro “Corri verso il benessere”: https://amzn.to/3tVn865

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Chiacchierata con Massimo Minelli

I fan più accaniti probabilmente si ricorderanno già dell’ospite di quest’oggi, Massimo Minelli. Infatti, ero stato io a mia volta ospite nel suo podcast, Bridge9Studio.
Un podcast principalmente a tema musicale, dove io ho fatto l’intruso. Ma questo anche perché abbiamo alcune passioni in comune: il podcast, la musica e la corsa. Ed allora, eccoci qui, per andare anche un po’ off-topic, come spesso accade in queste chiacchierate.

Podcast “Conversazioni sotto il ponte”: https://www.bridge9studio.it/category/podcast/

Sito: https://www.bridge9studio.it/

YouTube: https://www.youtube.com/c/Bridge9Studio

Instagram: https://www.instagram.com/bridge9studio/

Facebook: https://www.facebook.com/bridge9studio

Telegram: https://t.me/bridge9studio

La puntata di “Conversazioni sotto il ponte” dove ero stato ospite: https://youtu.be/8ylJXrrOZ0chttps://www.bridge9studio.it/podcast/da0a42-corsa-musica-podcast-lorenzo-maggiani/

Durante la puntata abbiamo parlato di varie cose.

Podcast:
– Talent Bay di Valerio Russo: https://www.thetalentbay.com/
– Strategia Digitale di Giulio Gaudiano: https://www.youmediaweb.com/strategiadigitale/
– Studio di Andrea Venturelli: https://www.andreaventurelli.com/podcast-studio/
– Storie di Brand di Max Corona: https://open.spotify.com/show/1HeVZSRqmiKzpBYp7k8utS

Libri:
– Steven Wilson. Deform to form a star, di Marco del Longo, Domizia Parri ed Evaristo Salvi: https://amzn.to/3ffnxK4
– Pensa e arricchisci te stesso, di Napoleon Hill: https://amzn.to/3w0wHkd

Album:
– In Utero dei Nirvana
– Ho ucciso paranoia dei Marlene Kuntz
– Hand. Cannot. Erase. di Steven Wilson

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4 cose sottovalutate da portare con noi quando corriamo

Ci sono 4 cosette, semplici semplici, che non tutti si portano dietro durante le proprie corse.
Eppure, potrebbero sempre, o comunque spesso, venire utili…

In verità anch’io, per determinate situazioni, faccio qualche eccezione, che vi racconterò nello specifico.

1) Acqua

Quante volte vi ho parlato di idratazione?! Troppe, direte voi. E anche oggi non si fa eccezione.

Bere è fondamentale. Tutto l’anno e soprattutto in estate e con il caldo in genere.

Di come portarla in parte ne ho già parlato qua e là in passato. Io ho sia la fascia elastica, per avere mezzo litro, che lo zaino da trail, che contiene due bottiglie da mezzo litro e potenzialmente anche la sacca idrica.

Per correre in città non serve tutta questa attrezzatura, ma mezzo litro può sempre fare comodo. Poi al massimo ci si ferma ad una fontana per ricaricare e si riparte.

Personalmente, devo ammettere che non porto proprio sempre sempre con me l’acqua. Ho deciso che se corro meno di 10km ne faccio a meno e bevo a casa prima e dopo l’allenamento. Sopra l’ora, dato che i miei lenti sono corsi circa a 6 minuti al km, mi porto il mezzo litro cui accennavo.

Nei lunghi faccio ricorso al mio zaino, con almeno un litro d’acqua.

Ovviamente, quanto bisogno d’acqua avete in un’uscita è un aspetto molto personale. Ma non bere su uscite lunghe può essere un errore, che peggiorerà anche le vostre performance.

2) Cellulare

Lo usiamo sempre. Lo abbiamo costantemente con noi, tutto il giorno, sempre a meno di un metro di distanza. Eppure, molti quando corrono lo lasciano a casa.

Io sono il primo che quando corre “va offline”. Se qualcuno prova a telefonarmi quando corro non rispondo mai. Ma in ogni caso, controllo chi è. E in base a questo decido se rispondere.

Poi, è capitato, ma solo su uscite corte, nelle quali volevo staccare completamente la spina, di lasciarlo a casa. E’ stata in questo caso una scelta ponderata. Un piccolo rischio, ma sapendo di volerlo fare per quando volevo distaccarmi completamente dal mondo, recuperando la mia centratura mentale, correndo.

Per citare in parte Louis CK, lo usiamo pure al cesso per scrivere dei commenti cattivi su Youtube. Ecco, perché non dovremmo averlo con noi quando corriamo?!

Non tanto per scattarci un bel selfie a fine allenamento, anche se per carità, si può fare pure quello, ma più che altro per una forma di protezione personale in più.

Può servirvi, come accennavo prima, sia per essere reperibili dai vostri cari, ma anche per voi, casomai dovesse arrivare anche solo un piccolo infortunio. Basta una caviglia slogata, senza andare a portar sfiga su cose più gravi. Ed il cellulare vi servirà per chiamare qualcuno.

A maggior ragione se fate del trail, dove gli inconvenienti potrebbero essere un po’ più probabili, mentre la possibilità di incontrare altre persone meno probabile.

3) Soldi

Non serve portarsi chissà quali cifre. Una moneta da 1€ o 2€ sono più che sufficienti. Meglio 2€, secondo me, se si hanno a disposizione, perché banalmente ci si può prendere qualcosa in più. Una volta i caffè costavano sempre 1€. Adesso, almeno dalle mie parti, non è sempre così, e possono costare anche di più.

Infatti, i soldi vi potrebbero tornare utili in caso di necessità fisiologica, pipì o anche qualcos’altro.

Andate in un bar, vi prendere un caffè, una bottiglia d’acqua o qualsiasi altra cosa e usufruite a cuor leggero del bagno.

Oppure, sempre in un bar o anche nei distributori automatici aperti 24 ore su 24, una monetina può salvarvi la vita in caso di calo di zuccheri, sete o fame. Anche qua, con pochi spiccioli potrete prendervi un cornetto o qualsiasi altra cosa che in caso di emergenza potrebbe farvi recuperare energie preziose.

E se non avete monetine? Potete anche portare con voi la tessera del bancomat o 5€. Esistono dei comodissimi contenitori di plastica, che comprate con due lire dal tabaccaio, che vi consentono di metterli in tasca, senza rischiare che il sudore li rovini.

4) Fazzoletti di carta (o di stoffa)

Oggetto multiuso per eccellenza.

In primis, per soffiarci il naso, evitando il cosiddetto “snot rocket”, non esattamente elegantissimo già di per sé e ancora meno gradito in tempi di Covid.

Ma anche per non pulirsi sulla maglietta e lasciare una bella chiazza.

In generale sono utili anche per qualsiasi altra eventualità, compresa la pulizia personale. Sì, avete capito a cosa mi riferisco. Ne parlavo prima in relazione al bar, ma se siete in natura, senza luoghi civilizzati a disposizione, un fazzoletto può salvarvi le chiappe, in tutti i sensi. E non sarete costretti a pulirvi con le foglie.

Stesso discorso per altre possibili sciagure, tipo “cani e padroni di cani”. I più abili, avranno notate come oggi sia citazionista. Canzone di Elio e le storie tese, dove lo stesso Elio racconta di averne pestata una, che diventa un tutt’uno con le righine delle suole delle sua scarpe sportive nuove.

Peraltro, apro una veloce parentesi, credo che la legge di Murphy in questi casi entri fortemente in gioco. Se avete le suole lisce non pesterete nulla, se avete la suola a carroarmato le possibilità si alzano notevolmente. Aggiungerei anche che se avete una suola liscia, probabilmente questa si trasfomerà magicamente, diventanto tacchettata esclusivamente in caso di impatto con una cacca, proprio un secondo prima del fatidico momento. Se volete avere una suola tacchettata sulle Carbon X, provate questa strategia e fatemi sapere se funziona.

Simpatica parentesi chiusa.

I fazzoletti sono buoni anche per pulirsi da qualsiasi cosa, per asciugarsi, per tamponarsi in caso di piccoli tagli o sbucciature, e così via.

Non pesano niente, costano poco e al massimo ve li riporterete a casa con voi a fine allenamento.

Inutile aggiungere che non vanno gettati a terra dopo l’utilizzo. Ma se state ascoltando questo glorioso podcast, lo so che siete degli illuminati e non c’è assolutamente bisogno di raccomandazioni sul vostro senso civico.

“Ok, Lorenzo. Ma tutta questa roba ingombra! Come faccio a portare tutto?”
L’ho già detto mille volte e l’ho anche citata poco fa, parlando dell’acqua. La fascia elastica è uno strumento eccezionale, dotata sia di spazio per la borraccia soft flask, che di tasche per soldi, smartphone, ecc.

Ma in alternativa anche i marsupi sportivi possono fare benissimo questo mestiere. Di queste cose ne avevo parlato qualche settimana fa, raccontandovi dei “7 accessori low cost utili per la corsa”, che casomai vi foste persa, ecco il link: https://gopod.me/da0a42-140.

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Come gestire i picchi di forma nel running

Visti i buoni riscontri che ho ricevuto circa la puntata sulla deriva cardiaca (per chi se la fosse persa, Episodio “Che cos’è la deriva cardiaca nel running”: https://gopod.me/da0a42-136), ho deciso di spararmi un’altra puntata da nerd della corsa.

Stavolta un po’ meno medico-scientifica, ma più legata alla gestione della nostra condizione fisica nell’arco di un anno o comunque su un lungo periodo di tempo.

La gestione dei picchi di forma è un concetto più ciclistico che podistico, se vogliamo. Se qualcuno di voi ha esperienze pregresse anche solo come cicloamatore lo saprà. Tuttavia, ben sia adatta anche alla corsa, specialmente quella di endurance.

Partiamo dalle basi. Nel senso che per avere dei picchi e poi dei cali di forma, occorre prima costruire o mantenere un minimo sindacale di condizione atletica.

Solitamente, questo vale soprattutto per i professionisti che hanno un periodo di off-season ed uno di stagione attiva, in inverno si inizia a lavorare sulla costruzione del fondo.

Ponendo alcuni mattoncini basilari sui quali poi costruire in modo più specifico alcuni periodi.

Si lavora su capacità aerobiche, resistenza e anche forza.

In questo modo si arriva ad un livello accettabile, per poi andare a focalizzarsi su determinati aspetti più specifici in vista di gare o impegni particolari.

Ad esempio, si opterà per lavorare ulteriormente sulla resistenza per una maratona, mentre si migliorerà l’esplosività per gare più brevi.

Immaginate di avere davanti a voi un calendario sotto forma di piano cartesiano, con sull’asse X i mesi dell’anno e sull’altra asse il livello di forma.

Si partirà a gennaio salendo di condizione in modo costante e progressivo, per attestarsi dopo un mese o due o tre su un livello minimo desiderato. Questo livello minimo andrà mantenuto tutta la stagione, con poi i picchi di cui adesso andremo a parlare.

Si tratta di costruire una sorta di zoccolo duro di forma aerobica, che potrete mantenere senza problemi per tanto tempo, teoricamente quasi all’infinito.

Attenzione: in questo esempio ho nominato gennaio per comodità, ma il concetto è lo stesso in qualsiasi periodo dell’anno vogliate iniziare a costruire. In primavera, a settembre, domani.

Però, in vista di una gara ha senso aumentare i propri sforzi, andando così a creare dei picchi. In questo modo si andrà a caricare di più in determinati periodi dell’anno e poi scaricare subito dopo.

Perché questa cosa? Perché il nostro corpo, a maggior ragione per noi amatori, non è in grado di mantenere tutto l’anno lo stesso livello di fitness. La cosa si accentua se si sale con l’intensità. Lo possiamo fare per un certo periodo, poi saremo costretti per forza a calare di condizione, scaricando appunto. Altrimenti, rischiamo di andare in overtraining o di farci del male.

Perciò, dopo un periodo di carico sarà doveroso scaricare.

Per fare questo, come dicevo, è necessario prima aver costruito una solida base aerobica e di forza. Così da non ritornare a zero, una volta che si scarica, ma ripartendo sempre da quelle fondamenta che abbiamo costruito a monte, mesi prima.

Infatti, senza questa base, dopo il picco si rischierebbe di scendere molto a livello prestativo e poi fare molta più fatica a ritornare in condizione in tempi brevi, per una seconda gara, ad esempio.

Forse avrete notato che ho sempre detto “soglia aerobica” parlando di questa base. E non anaerobica.

La soglia aerobica l’avevo già nominata nella sopracitata puntata sulla deriva cardiaca. Vi ricordo che è quell’intensità che dovremmo essere in grado di tenere a lungo, per varie ore, senza scoppiare. In modo più scientifico è la soglia alla quale il lattato inizia a crescere leggermente (circa sui 2 millimoli per litro). Insomma, è la nostra velocità di corsa facile facile.

E’ soprattutto questa che va allenata quando si lavora sulle nostre basi ad inizio preparazione.

Ok, dopo tutta questa pappardella introduttiva, cosa occorre fare?

Bisogna porsi una domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto. E la risposta potrebbe anche essere 42. O 42,195, nel nostro caso.

Ovvero: quali sono i vostri grandi obiettivi? E di conseguenza, quando sono a livello di giorno dell’anno?

Porsi un obiettivo chiaro, reale e ben definito è il primo passo per raggiungerlo, a prescindere da tutte le pippe mentali che ci stiamo facendo oggi in questa puntata. Ma avere uno o più obiettivi chiari vi aiuterà anche a calendarizzarli e così a gestirli meglio a livello di picchi di forma.

Lo so benissimo che viviamo in un periodo ancora incerto sotto questo aspetto. Ed io stesso di recente ho preparato una gara iscrivendomi a poche settimane dal via. Ma aver lavorato prima, ponendo le fondamenta giuste, mi ha aiutato ad arrivarci con una condizione dignitosa, anche in poche settimane.

Insomma, piazzate nel vostro calendario le competizioni e le giornate più importanti. E poi andate a ritroso con i giorni della preparazione, stilando la vostra tabella da 8, 12, 16 settimane. E’ lì che dovrete iniziare a crescere con la condizione, così da arrivare al picco di forma nel momento propizio.

Teoricamente, la chiave sarebbe pianificare

Abbiamo detto che in questo vostro calendario ipotetico dovreste cerchiare in rosso i giorni con gli eventi clou, le vostre gare più importanti della stagione.

Gare che ovviamente non dovranno essere ravvicinate tra loro.

Con questo non vi sto dicendo di non farne due anche a breve distanza di tempo (sempre Covid permettendo), ma di usare una magari in preparazione dell’altra, che sarà quella più importante. Quella di Serie A.

Ecco perché spesso noi amatori si corre una gara importante in primavera ed una in autunno.

Cercate di lasciare almeno 12 settimane tra un evento importante ed il successivo, così da avere il tempo di scaricare e ritornare al picco di forma successivamente.

Usate gli obiettivi intermedi

Come detto in relazione alle gare, ma anche in modo autogestito, datevi dei traguardi intermedi mentre state caricando per arrivare al picco di forma.

Questi sono importanti come indicatori per misurare lo stato di forma raggiunto. Se preparate una maratona, fatevi una mezza circa un mesetto prima, ad esempio.

Evitate i lunghi periodi di stop

Questo concetto si applica in due modi.

Uno, quando state preparando il picco di forma. Cercate di essere il più costanti possibili negli allenamenti, specialmente negli ultimi 2 mesi prima della gara.

Due, quando poi scaricate dopo il picco, è giusto staccare un po’ la spina. E’ umano e magari ve lo siete guadagnato. Ma sappiate che un lungo periodo di stop potrebbe far scendere la vostra condizione fisica “di base” che nominavamo pochi minuti fa sotto il livello pensato a tavolino.

Ma come si raggiunge il picco di forma?

Ora vi svelo una cosa: non esiste una formula magica!

Tuttavia, seguendo i consigli di prima e suddividendo il calendario in 3, ma facciamo pure 4 fasi, potrete ottenere buoni risultati.

Prima fase: costruzione.
Ne abbiamo ampiamente già parlato e non ci torno sopra di nuovo per non tediarvi ulteriormente.

Seconda fase: avvicinamento al picco.

Durante questo periodo è fondamentale studiare le caratteristiche specifiche del evento.

Occorrerà farlo, specialmente se non correte in percorsi completamente piatti, per capire esattamente ciò che verrà richiesto il giorno della gara.

Sarà banale, ma ad esempio, una gara su trail con determinati dislivelli richiederà allenamenti specifici su quello.

Terza fase: raggiungimento del picco e tapering.

Guardate al picco raggiunto come la “ciliegina sulla torta”, grazie ad una fase di scarico adeguata.
Questo picco arriverà dopo un periodo più o meno lungo di costruzione e deve essere raggiunto dai 7 a 10 giorni prima della gara.
“Ma come, una settimana prima?” direte voi. Ebbene sì. A volte si pensa che il vostro stato di forma possa cambiare nel corso della settimana che precede immediatamente l’evento. Invece ormai i giochi sono fatti. Se avete lavorato bene in precedenza non sarà certo l’ultima settimana a cambiare le carte in tavola. Anzi, potreste rischiare di fare dei “danni”.
Perché in una settimana la vostra forma fisica non cambierà, ma la vostra freschezza si. Usate questi ultimi giorni per recuperare energie ed aver voglia di far girare le gambe. Così da essere pronti a sfruttare al meglio la forma che avete duramente costruito.

Mi raccomando, non cadete nella trappola di pensare che ancora un allenamento di qualità o un lungo possano contribuire a cambiare il vostro stato di forma.
Fare una cosa del genere nel periodo di scarico non porterà a risultati positivi. E se la forma cambierà, eventualmente sarà in peggio e non in meglio.

Quarta fase: recupero.

Di come gestire il recupero si potrebbe fare una puntata a parte. Anzi, quasi quasi ora sta cosa me la segno e potrei parlarne in futuro.

Tuttavia, facciamoci due parole già ora.

Non trascurare il recupero dopo la gara ed il conseguente picco di forma è di fondamentale importanza per il raggiungimento del picco successivo.

In questa fase occorrerà far ritornare il livello di fitness alla soglia di sufficienza stra-nominata quest’oggi.

A seconda della gara e dell’intensità, saranno necessarie da 2 a 3, 4 settimane di moderata attività per tornare ad avere la freschezza necessaria per ricominciare a lavorare per gli obiettivi successivi.

Durante il periodo di scarico e recupero, è assolutamente necessario che diate massima priorità al riposo tanto quanto all’allenamento.

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