Il pensiero giapponese nella corsa

Link Amazon al libro “Il pensiero giapponese: viaggio nello stile di vita del Sol Levante”: https://amzn.to/2RtclBo

Come probabilmente ben sapete, non leggo solo libri sulla corsa. Anche perché non di solo running vive un runner, soprattutto se amatore come il sottoscritto.

Di recente ho letto questo libro “Il pensiero giapponese: viaggio nello stile di vita del Sol Levante”, di Le Yen Mai, che mi ha prestato la mia ragazza, dopo che un amico glielo aveva regalato per Natale.

Se mi seguite da un po’ forse ormai saprete quanto io sia affascinato dall’oriente ed in particolare dal Giappone. Stessa cosa penso possa dirsi per la mia ragazza. Ed ecco il perché di questo regalo e del perché io poi abbia voluto leggere questo saggio.

Benché in questo libro non si parli affatto di corsa, da buon malato di mente, ho trovato una marea di analogie con la corsa e con il preparare una gara ed il migliorarsi.

“Il pensiero giapponese”, infatti, espone un sacco di principi che animano gli abitanti della terra del Sol Levante. E di tanti questi principi ho trovato un forte parallelismo con il running.

Ne ho selezionati alcuni, non tutti, scegliendo quelli più calzanti per noi runner. Nonostante questo, non sono esattamente pochi i principi.

Ragione per cui, per evitare di fare un episodio lungo e noioso, ho deciso di dividere l’analisi dei vari punti in più puntate. In questo modo vi farò 2 episodi lunghi e noiosi, invece di uno solo. Geniale, no?!
E dunque, questa è solo la prima parte.

Wabi sabi: l’elogio dell’imperfezione

Secondo il wabi sabi nella grande maggioranza dei casi le cose si controllano e si regolano da sole, mentre altre seguono il loro arco di vita in maniera naturale.

Occorre perdonare le ingenuità che facciamo e gli errori che sfuggono al nostro controllo.

Andare avanti in modo positivo, imparando a guardare la bellezza del mondo ed apprezzarla in quanto spontanea ed imperfetta.

Smettere di spendere energie per prevenire l’imprevisto. Lasciarsi andare, rinunciando al voler programmare ogni singolo momento della nostra esistenza.

Scoprire la bellezza autentica, quella che non è segnata sulla mappa.

Che non significa rassegnarsi e lasciarsi andare come una barca alla deriva, ma accettare che qualcosa possa avvenire al di fuori del nostro controllo. Proseguire nonostante ciò che ci succede intorno, proprio come fa la natura.

Il passato è una fase di apprendimento. E ci insegna a distinguere ciò che vale la pena lasciare indietro da ciò che richiede un intervento. E soprattutto capire ciò che ci è impossibile modificare da ciò che richiede il nostro contributo.

Siamo parte di un tutto e ci invita a godere del presente.

Non possiamo perdere la capacità di vedere e di meravigliarci delle piccole cose.

Non possiamo considerare normale ciò che invece è straordinario.
Non possiamo impoverire la nostra vita con cose futili.

Allenarci alla sensibilità. Che noi italiani traduciamo come un segno di debolezza, per certi versi. Invece, questo termine significa letteralmente “capacità di ricevere impressioni esterne attraverso i cinque sensi”.

L’imperfezione va accettata, apprezzata e valorizzata.

Accettare e cambiare i nostri bisogni ogniqualvolta ci sembri opportuno. Modificando la natura delle nostre sfide.

Una serena alternanza tra ambizione ed appagamento.

Un punto di incontro tra eccitazione per una sfida e le risorse necessarie per raggiungerla

Un punto di incontro che richiede umiltà e modestia. La prima permette di crescere, di impegnarci a prescindere da ciò che siamo. La seconda ci consente di governare le aspirazioni e di tenerle lontane dalla sfera dell’impossibile.

Il timore di non riuscire è un sentimento necessario e va interpretato nel modo giusto. Perché è uno stimolo a impegnarci ancora e ci fa focalizzare su quello che dobbiamo fare

Il fallimento a volte non si può evitare. Ma più che di fallimento è giusto parlare di obiettivi non raggiunti. Da questi si può ripartire per provare nuovamente, magari con strade diverse

Se non riusciamo, lavoriamo per migliorarci. Con pazienza, senza rassegnarci.
Consapevoli che ogni risultato è frutto di un percorso ed un processo ed è in qualche misura forzatamente imperfetto.

Perdoniamoci le anomalie e gli incidenti di percorso. Anzi, diamo lustro a queste cose e trattiamole come normali.

Io stesso ci sono passato. Con infortuni o con la mia maratona non andata esattamente come previsto.

Eppure ogni volta sono ripartito, mi sono rialzato. Ho imparato dai miei errori e appreso nuovi insegnamenti in ogni occasione. Non ultimo, da un momento negativo, come sorta di rivincita, dopo la maratona di Firenze ho avviato proprio questo podcast, che adesso mi sta dando così tante soddisfazioni.

Kaizen: abbracciare il cambiamento, per migliorare

Il mondo in cui viviamo ci fa pensare che i risultati debbano arrivare immediatamente, altrimenti basta così. E invece occorre pazienza. A volte il cambiamento fa paura e ci appare insormontabile. La nostra nuova versione di noi stessi ci sembra troppo lontana da noi. Niente di più sbagliato.

Il kaizen insegna che il cambiamento è un aspetto che può arrivare gradualmente.

È una strategia di miglioramento costante e continuo, da portare avanti giorno dopo giorno nella propria quotidianità, affrontando la vita un passo alla volta.

Spesso ci si stressa, ponendo obiettivi grandi, ambiziosi, ma lontani. Invece il kaizen consiste nell’accogliere nella propria vita piccoli mutamenti, da renderli quasi impercettibili.

Ogni cambiamento non deve essere uno sforzo, ma deve essere un passo che risulti naturale e necessario.

La vita è un continuo percorso a tappe: la ricerca di sé non si esaurisce mai. Non è una meta, ma un viaggio infinito.

Questo non significa costringerci a traguardi impossibili, ma a cercare un miglioramento costante, frutto di piccoli step.

Con cambiamenti in armonia con la nostra stessa natura, che si incastrano perfettamente nella nostra routine, come il pezzo mancante di un puzzle.

La domanda da porsi è: quanto posso cambiare le mie abitudini quest’oggi, senza stravolgerle?

Rispondere onestamente a questa domanda ci permetterà di capire le nostre potenzialità e i nostri limiti attuali.

Migliorarci è come scalare una montagna o preparare una maratona. Si può provare a farlo in poco tempo, con tutti i rischi del caso. Oppure, passo dopo passo, giorno dopo giorno, allenamenti dopo allenamento. Questo secondo approccio è il kaizen.

Un km in più. Un esercizio di stretching in più. Un esercizio di tecnica di corsa in più. Un cioccolatino in meno. Mezzo cucchiaino di zucchero nel caffè in meno.

Ogni miglioramento fiorirà con il tempo, se avremo costanza e pazienza. I piccoli risultati ottenuti saranno duraturi, perché assimilati con il minimo sforzo.

Non guardare agli altri, ma pensare ai propri obiettivi. Focalizzarsi su sé stessi, sulle proprie capacità e sui propri limiti, senza farsi condizionare dagli altri.

Il miglioramento non deve per forza essere qualcosa di enorme. Può essere anche qualcosa di piccolo, ma significativo. Mangiare meglio, fare cross training, dedicare qualche minuto in più allo stretching.

Spesso gli aspetti della vita che sembrano più insignificanti sono quelli dal maggior impatto.

L’idea è anche quella di porsi dei micro obiettivi, in modo che sia più facile raggiungerli.

Così da portarci a casa una minuscola vittoria, che però accrescerà la nostra motivazione e la fiducia in noi stessi.

Per questo può essere utile segnare costantemente i propri risultati. Visualizzando il percorso svolto, così da avere sempre sotto il naso una prova tangibile del cambiamento e dei risultati ottenuti.

Dati da osservare anche e soprattutto quando ci sembra di non aver concluso nulla, per renderci conto che non è così.

Il kaizen non è un metodo miracoloso che porta risultati sicuri e rapidi. Ma è un viaggio che prevede alti e bassi, ma che non smette mai di portarci avanti, passo dopo passo.

Kintsugi: riparare con l’oro

Procedimento di riparazione tramite l’uso dell’oro.

Se una porcellana si rompe non viene incollata e basta, ma questa operazione si fa tramite l’utilizzo dell’oro.

Possiamo dire che è una metafora: guariamo le nostre ferite dell’anima, dando addirittura risalto alle cicatrici che ci portiamo addosso riempiendole d’oro.

È quasi un modo per evidenziare i difetti, anziché nasconderli come verrebbe naturale fare

Valorizzazione l’imperfezione. Ottenendo un risultato finale unico ed irripetibile.

È il punto di partenza per un processo di accettazione e assimilazione dei propri trascorsi, anche negativi.

La fragilità è utile per la nostra crescita e non deve spaventarci.

Queste esperienze dolorose servono per rafforzarci. Non ci devono indebolire, ma vanno assimilate. Così che possano valorizzarci, rendendoci unici e preziosi, così come l’oro ripristina un vaso andato in frantumi.

In parte è simile al wabi sabi, basandosi sulla transitorietà delle cose, sull’accettazione dell’imperfetto e sulla consapevolezza dei cambiamenti.

Occorre visualizzare queste situazioni difficili come delle sfide, per superarle e dare loro un’accezione positiva, rendendone più semplice la gestione: devono rappresentare un’opportunità di crescita e miglioramento, nuove vie di trasformazione.

Riacquistare fiducia in se stessi, un passo alla volta. Con calma, facendo affidamento sulle proprie abilità. Investire sulla propria persona, sul proprio valore. Avendo come proposito quello di diventare la migliore versione possibile di noi stessi.

Guardando le cose con uno sguardo nuovo, rispettando le fragilità, le cicatrici, le difficoltà ed i segni del tempo.

Nintai: tollerare in silenzio le difficoltà

Insistere nei propri propositi con determinazione e perseveranza, a piccoli passi, senza lasciarsi scalfire dalla paura del risultato.

Costruire la propria vittoria giorno dopo giorno, un mattoncino alla volta.

Bisogna avere pazienza, esercitarsi alla perseveranza e non arrendersi. È una condizione necessaria ed imprescindibile per vincere.

Il fatto di non essere dei talenti naturali non è una buona giustificazione per non fare le cose. Quello del talento è un concetto sbagliato, spesso sostenuto da chi invece fa della pigrizia uno stile di vita. Come giustificazione per assolversi di fronte alla propria insoddisfazione.

Pensando di non poter raggiungere determinati obiettivi perché non dotati fisicamente, si rischia di rimanere intrappolati in una sorta di mediocrità, che fa solo sprecare tempo. Ammirando solo da lontano il traguardo a cui non si arriverà mai.

Chi ha successo lavora tutti i giorni per ottenerlo.

La paura di fallire ce l’abbiamo tutti ed è normale: dobbiamo farci i conti.

Chiunque inizi qualcosa può correre il rischio di fallire. Soprattutto le prime volte. Ci si può fare malissimo. Ma ci si rialzerà. Occorrerà riprovare 2, 10, 20, 50 volte. Come insegna il nintai, sopportando in aggiunta il dolore delle cadute precedenti.

Nessuna magia, nessun supereroe, nessun super potere. Semplicemente, prima e più ci alleniamo e maggiori saranno le possibilità di riuscire.

Delle volte è l’orgoglio a fermarci, che invece va messo da parte. Se non abbiamo mai fatto una cosa, non sarà facile la prima volta. Anzi, saremo scarsi, faremo schifo. Ma è così che funziona.

Come i bambini che imparano a camminare, a parlare, a mangiare. Sbagliano in continuazione. Eppure lo trovano divertente e non fanno fatica a sopportarlo. In questo sono molto più adulti di noi.

Fallire è semplicemente l’inizio per la via della grandezza.

Smettiamola di lamentarci e cominciamo a mostrarci, anche fallendo e imparare a convivere con questa eventualità.

Nintai indica la capacità di attendere in silenzio i frutti del proprio lavoro, senza cedere alle difficoltà, agli errori e all’ansia del tempo.

Nintai significa aderire alla linea di condotta che ci siamo prefissati, al nostro credo o al percorso che ci siamo scelti.

Questo approccio ci insegna che per raggiungere un grande obiettivo dovremmo anche tenerci occupati con progetti più piccoli, apparentemente di poca importanza, ma che nel quadro generale, creeranno sfumature, riempiranno buchi. L’occasione arriva solo per colui che è ben preparato.

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Cosa fare e cosa non fare in una gara post Covid-19

L’idea della puntata di quest’oggi è dell’amico Giuseppe Del Gaudio, che ringrazio per l’imbeccata. Dopo la mia gara al Chianti Ultra Trail mi ha suggerito di affrontare questo tema, per vedere un po’ com’è cambiato il mondo delle gare post pandemia, magari dando piccoli spunti o suggerimenti per creare così un mini-vademecum per chi a breve finalmente metterà di nuovo un pettorale vero, dopo oltre un anno di attesa.

Come sempre porto un parte la mia esperienza personale, abbinandola a quelle che reputo regole di buon senso e consigli vari.
Chiaramente ci sta che altre gare abbiano approcci o regole differenti da quelle che ho visto io in prima persona.

Ma partiamo proprio da questo. Ovvero, quello che ho vissuto io. E soprattutto dalle differenze che ho notato, rispetto ad una competizione pre-pandemia.

  • Onde evitare assembramenti, il ritiro pettorale è stato scaglionato in fasce orarie. Si poteva prenotare precedentemente il ritiro tramite il sito e presentarsi così nel momento scelto per prendere pacco gara, pettorale, chip, ecc.
  • Inoltre, solo lo staff della corsa e gli atleti potevano accedere alla zona di partenza e arrivo. Particolare di cui tener conto a livello organizzativo, per eventuali accompagnatori.
  • Anche perché al Chianti Ultra Trail non era previsto il servizio deposito borse e tantomeno quello docce. Per cui, io ho lasciato tutto alla mia ragazza prima di partire, per poi recuperarlo al termine della competizione.
  • Era richiesta anche una certificazione in cui si diceva di non essere positivi al Covid (ovviamente, direi) ed una contenente le informazioni per il tracciamento personale e dei propri eventuali accompagnatori, che serviva all’organizzazione in caso di contagi successivi alla gara.
  • In tutte le zone comuni di organizzazione, partenza ed arrivo c’erano le ormai consuete colonnine con il gel igienizzante.
  • Non c’è stato alcun briefing pre-gara in presenza. In questo caso, l’organizzazione ha spedito via mail tutte le informazioni principali, oltre a veicolarle sui social.
  • La partenza era anch’essa scaglionata prima a livello macro per le diverse distanze da percorrere e poi a sua volta per ordine di pettorale. In verità quest’ultima cosa è stata rispettata un po’ così così dalle persone. Ma qua sta all’organizzazione vigilare meglio sulla faccenda.
  • La mascherina era obbligatoria sempre quando non si correva, in ogni situazione. Ed era da tenere indosso per i primi 500 metri dopo la partenza e da rimettere subito dopo il traguardo. Che poi la funzionalità della mascherina possa essere compromessa dopo oltre 2 ore di sudata è un altro discorso.
    Anche qua, come raccontavo anche nell’episodio in cui parlavo della gara, in verità quasi tutti si erano già tolti la mascherina dopo i primi 200 metri. Io sono stato uno dei più ligi al dovere, ma in quei momenti lì mi sono sentito un po’ come lo scemo del villaggio.
  • Ai ristori c’era solo roba confezionata: barrette, frutta secca e fresca, bottiglie d’acqua di plastica da mezzo litro.
    In alternativa, c’era un punto acqua (leggasi più semplicemente, fontana) dove era necessario per bere presentarsi con il proprio bicchiere personale per poterne usufruire.
  • Stesso discorso per il ristoro post-gara. Bottiglie d’acqua di plastica e sacchetti con dentro un tramezzino.
  • Durante la gara non si poteva teoricamente stare in scia o vicini per troppo tempo. Si sarebbe dovuto eseguire subito il sorpasso. Tuttavia, questo era piuttosto difficile da fare, soprattutto in salita e specie nei punti col sentiero più stretto.
  • All’arrivo non c’era nessuno addetto a metterti al collo la medaglia, ma dovevi fare questa operazione fai-da-te, recuperandola da un tavolino a parte.
  • Dopodiché, dopo aver preso la medaglia ed il mini-ristoro, era necessario uscire quasi subito dall’area di arrivo, in modo da non creare assembramenti. Assembramenti che in questo modo si sono formati esattamente un metro fuori da questa “zona rossa”, ma va beh.

Cosa fare:

  • Sembrerà banale, ma intanto la prima cosa da fare è seguire le istruzioni dell’organizzazione. In primis per il materiale necessario e per la documentazione da portare (certificati, ecc).
    E poi per i comportamenti da tenere al momento del ritiro pettorale, della partenza, della gara stessa e dell’arrivo.
    Quasi tutte le gare prevederanno delle postille aggiuntive nel loro regolamento in ottica Covid. Leggetele attentamente e attenetevi alle varie istruzioni per non restare sorpresi o senza documenti nel momento del bisogno.
    Troverete queste info sul sito ufficiale e poi probabilmente vi verranno anche inviate via mail successivamente.
  • Allo stesso modo controllate se c’è del materiale obbligatorio da portare con voi. Più probabile che questo accada su trail, ma data la situazione anche su strada potrebbe esserci qualche obbligo.
  • Organizzatevi per essere i più autonomi possibile. A maggior ragione io che ho fatto un trail, ma direi che anche su strada è la stessa cosa. Specie per le gare più lunghe: portatevi almeno mezzo litro d’acqua in una borraccia e gel e barrette da casa.
    Ovviamente, questo suggerimento, ma anche altri, sono legati alla distanza da percorrere. Per una 5km forse non sarà necessario portarsi praticamente nulla. Ma qua proviamo a dare dei suggerimenti validi un po’ per ogni gara. Starà poi a voi sapere come regolarvi in base alla difficoltà e alla durata.
  • Idem per il post-gara. E’ vero che qualcosa l’organizzazione metterà a disposizione. Ma dovrete prendere queste cose rapidamente e poi lasciare subito la zona. E dopo essere usciti non potrete rientrare per prendere qualcos altro. Meglio portarsi il reintegro da casa, così da non rischiare di rimanere affamati o assetati. Basta lasciare in macchina una bottiglia d’acqua ed una barretta energetica.
  • E’ vero che le colonnine di gel c’erano e anche tante. Ma portatevi ugualmente una boccettina di gel e magari anche delle salviette. Pesano poco e possono sempre tornare utili.
  • Per tutti questi motivi, vestitevi in modo intelligente. Con pantaloni con le tasche, zaini, cinture, marsupi, ecc… A seconda della tipologia di gara e distanza. Tenete presente che dovrete portare con voi qualcosa in più rispetto alle vostre abitudini. Già in allenamento provate l’abbigliamento da gara, così da essere pronti con tutto quanto testato per il grande giorno.
  • Se avete un accompagnatore, sfruttatelo (tra virgolette) come servizio deposito bagagli. Non essendoci possibilità di lasciare le cose all’organizzazione, un aiuto logistico sicuramente potrà farvi comodo.
  • Se invece siete da soli, tenete presente che probabilmente potreste patire un po’ il freddo in partenza e post-gara, dovendo abbandonare tutto in auto. In questo caso, cercate di tenervi caldi prima di partire, muovendovi un po’ e rientrate rapidamente alla vostra auto dopo la corsa per asciugarvi e magari cambiarvi con qualcosa di asciutto.

Cosa non fare:

  • Giuseppe, scherzando, mi diceva di non dire “ragazzi, non sputate!”. Beh, io lo voglio menzionare lo stesso, perché purtroppo l’ho visto fare con i miei occhi al Chianti Ultra Trail e non è esattamente il massimo, per usare un eufemismo.
    Lo so che voi che mi ascoltate siete degli illuminati e sicuramente non lo fate. Ma in ogni caso ci tengo a sottolinearlo. Non era una pratica già di per sé eccezionale ancor prima della pandemia, figuriamoci ora!
  • Vale la stessa cosa anche per il moccio! Non è mai un bel gesto vedere questi lanci a terra o l’utilizzo della maglietta o delle dita. Portatevi dei fazzoletti, che pesano poco e fanno alla grande questo mestiere.
  • Non abbiate fretta. Tutte le operazioni, dall’iscrizione fino al post gara, richiedono un minimo di concentrazione affinché non si facciano piccoli errori. Meglio metterci 5 secondi in più ogni volta e leggere bene i cartelli con le istruzioni che fare delle cavolate.
  • Non andate all’evento all’ultimo minuto. Dati i vari controlli previsti (temperatura corporea, igniezzazioni varie, ecc), presentatevi con un po’ più di margine rispetto all’orario di partenza. Qualcuno forse era abituato ad arrivare 10 minuti prima del via, scaldarsi e partire. Ora non è per forza così. Datevi almeno altri 5/10 minuti di margine, che non si sa mai.
  • Non entrate nell’area di gara prima di essere sicuri e allo stesso modo non abbandonatela post-corsa, prima di aver fatto tutte le operazioni necessarie. C’è una sorta di iter da seguire e non faranno entrare i vostri accompagnatori in queste zone. Pertanto è bene muoversi all’interno di questa zona solo nei momenti in cui è giusto farlo. Se entrate per partire senza aver portato con voi qualcosa di utile o viceversa senza averlo lasciato in macchina o ad un accompagnatore, poi sarà complicato rimediare.
    Idem con patate per il post. Se uscite senza aver preso il panino del ristoro finale, ve lo siete giocato per sempre. Niente di grave, ma prestateci attenzione.

Altri consigli pratici:

  • In fase di partenza e arrivo, a prescindere dalla modalità scelta dall’organizzazione, attenetevi alle regole: al Chianti Ultra Trail i controlli non sono stati rigidissimi, ma teoricamente alcuni comportamenti tenuti dalle persone avrebbero dovuto portare ad una squalifica.
  • Considerate che la vostra sarà una cronometro. Non partendo tutti insieme, il tempo che conterà sul serio sarà quello del vostro chip. In verità è sempre stato così, anche prima del Covid. Ma adesso la cosa è anche più accentuata. Sul percorso potreste incontrare persone partite 5-10 minuti prima o dopo di voi. Regolatevi di conseguenza anche per stabilire il vostro ritmo gara: non basatevi per forza su chi vi sta davanti o chi vi sta sorpassando. Dovete essere indipendenti e autoregolarvi con il vostro passo.
  • Il mio era un trail, ma anche su strada, data la situazione, presumo che anche i pacer per un po’ non ci saranno. Anche perché partendo a blocchi verrebbe difficile gestire un ritmo giusto per tutti. Motivo in più per cui sarà necessario essere in grado di mantenere in modo autonomo il proprio ritmo gara.
  • Infine, godetevela! Quando partirete probabilmente non vi renderete nemmeno conto di vivere in un’epoca pandemica. Sarà una sorta di ritorno alla normalità, con tanti runner felici e sudati sul vostro cammino. Pensate a divertirvi ed apprezzate questa vera e propria boccata d’ossigeno a vostra disposizione.
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La mia Francigena con Gaetano

Tempo fa l’amico Gaetano Fresa era stato ospite di questo podcast per presentare il suo progetto Francigena. Ovvero, camminare e correre dal confine tosco-emiliano fino a Roma, in svariate tappe consecutive, in supporto di Dynamo Camp e per la piantumazione di alberi, oltre che per un po’ di raccolta rifiuti.

Ebbene, anch’io ho voluto dare il mio supporto a Gaetano, non solo parlandone, ospitandolo su “Da 0 a 42”, ma anche partecipando attivamente ad una delle sue tappe di running. Anzi, di trail running. Per la precisione, il 31 maggio, nella sia quarta frazione, da Aulla a Sarzana.

Per seguire e sostenere Gaetano e Dynamo Camp, ecco i vari riferimenti.

Sito: https://www.dreamandrun.com

Progetto Francigena: https://www.dreamandrun.com/uncategorized/la-via-francigena-il-progetto.html

Dynamo Camp: https://www.dreamandrun.com/uncategorized/dynamo-camp-cose-come-donare.html

Instagram: https://www.instagram.com/dream_and_run_gae/

Facebook: https://www.facebook.com/Dream-And-Run-101811241583141

Il mio profilo Instagram: https://www.instagram.com/da0a42/

Episodio “Lungo la Francigena con Gaetano Fresa”: https://gopod.me/da0a42-143

Vi racconto com’è andata!

Poco più di 18km con circa 650 metri di dislivello positivo. Sicuramente una tappa non semplice, soprattutto per lui che deve gestire le forze per ancora più di un mese.

Vi racconto com’è andata, invitandovi ancora una volta a seguirlo e a sostenerlo, anche economicamente, sia lui direttamente, che Dynamo Campo, la Onlus che sta supportando. Trovate il link al suo sito e ai suoi profili social nelle note dell’episodio.

Appuntamento poco dopo le 8 davanti all’Abbazia San Caprasio di Aulla, luogo di inizio tappa e dove lo stesso Gaetano ha alloggiato la notte precedente. Sono andato in auto fin lì, recuperandolo al volo, per poi parcheggiare con lui la macchina alla stazione di Aulla. Mossa saggia, ci accorgeremo col senno di poi.

Ritorno all’Abbazia, stavolta camminando, per scaldarsi un po’ e anche per mangiare una banana pre-running acquistata da un indiano a caso.

Ridendo e scherzando, quasi mezz’oretta di passeggiata giusto per tornare al punto di partenza. Ma con Gaetano devo dire che c’è stata fin da subito una bella intesa, come se fossimo amici da tempo che semplicemente non si vedevano da un po’.

E da qui, via! Per la nostra tappa. Partiti poco dopo le 9 del mattino, complice un meteo favorevolissimo. Caldo sì, ma assolutamente in modo contenuto. Con un sole non troppo forte e anzi, con il cielo anche un po’ velato, che ci ha evitato le calure che a fine maggio potevano palesarsi.

Il percorso, che avevo già un po’ studiato nei giorni precedenti, prevedeva una prima parte impegnativa, dove era concentrato tutto il dislivello positivo, con una salita importante, un po’ di discesa e subito un’altra salitona. Invece, la seconda metà era molto più facile, prima con una discesa e poi con gli ultimi 4-5 km pianeggianti. E così è stato.

Fin dall’inizio abbiamo camminato, seppur a un discreto ritmo, raggiungendo prima il borghetto di Bibola e poi quello di Vecchietto. Sul nostro cammino qualche pellegrino c’era, tra cui due tedeschi fantastici che Gaetano aveva conosciuto già un paio di giorni prima ad un ostello. Ci siamo fermati a fare due chiacchiere con loro, superando anche le differenze linguistiche ed anagrafiche, uniti dall’amore per i sentieri e per la natura. Chiacchiere anche utili per recuperare un po’ di energie preziose, in vista della lunga giornata.

Il pezzo più tosto è stato quello che ci ha portati quasi allo scollinamento di Monte Grosso, la più alta asperità di giornata e cronologicamente la seconda delle due salite che citavo. Pendenze anche attorno al 20%, ma più che altro terreni tecnici e rocciosi, dove era necessario stare attenti a dove si mettevano i piedi per non incappare in scivoloni.

Una volta scollinato, circa all’ottavo km, si è iniziata una bella discesa verso Ponzano Superiore, un borgo un po’ più grande dei precedenti, ma pur sempre molto caratteristico.

Da lì in poi il peggio era passato. Abbiamo affrontato una lunga discesa di circa 5km che ci ha portati quasi al livello del mare. Alcuni punti un po’ più impegnativi e tecnici, altri molto più facili e molto corribili.

Dopodiché, il percorso sbucava sulla ciclopedonale sarzanese. Un tracciato piuttosto conosciuto dalle mie parti e molto utilizzato dai runner locali. Un percorso che costeggia il Canale Lunense, molto bello e facile da correre. Da qui tutto facile facile in pianura per gli ultimi 4km circa, fino all’arrivo nel centro di Sarzana, avvenuto pochissimo prima delle 12.

Alla fine, ci abbiamo messo 2 ore e 45, ma considerando le varie pause dovute a foto, incontri, scelta sui bivi da prendere, per poi decidere ugualmente per strade sbagliate e così tornare indietro, anche un tempo decente. A maggior ragione per Gaetano che dovrà gestire energie e quant’altro in vista del lungo percorso che ancora lo attende.

Tant’è che nel segmento di Strava (che sappiamo essere più importante della Bibbia) da Vecchietto a Ponzano Superiore, abbiamo fatto registrare il quinto tempo assoluto (https://www.strava.com/segments/28641044?filter=overall).

Un bellissimo percorso, non banale, ma davvero con alcuni scorci molto belli. Sia tra i boschi che nelle viste. E’ il primo momento di Francigena italiana, per chi ovviamente se la spara tutta, dove si inizia a vedere il mare.

Infatti, il paesaggio alternava momenti di macchia mediterranea ad altri molto più aperti ed assolati. Stesso discorso per i terreni: si passava dalla terra più canonica allo sterrato, passando anche dalla roccia.

Mi sento comunque di consigliarlo a tutti gli amanti del trail, perché era davvero molto bello e anche pulito, pur essendo comunque un tracciato ben battuto e conosciuto dai vari pellegrini.

Abbiamo sbagliato strada qua e la più di una volta, ma è un grande classico di chi fa trail. Per fortuna Gaetano era dotato di una meravigliosa app che suonava avvisandoti quando di stavi allontanando troppo dal percorso corretto. Così, alla peggio siamo tornati indietro di quei 100 metri e abbiamo ripreso la giusta direzione. E’ questo l’unico piccolo appunto che mi sento di fare: in alcuni incroci o passaggi non era così scontato prendere il sentiero corretto e forse la via Francigena, anche perché è abbastanza conosciuta, poteva essere segnalata meglio.

Ovviamente, non sono mancati gli incontri, come quelli con i sopracitati tedeschi ed altri camminatori o biker. Come non sono mancate le foto ed i video, soprattutto di Gaetano che ha documentato davvero tutto. Trovate tantissime sue stories direttamente tra quelle in evidenza nel suo profilo Instagram. Di questa tappa, ma anche delle altre che ha vissuto e che tutt’ora sta vivendo in questi giorni.

Ho messo anch’io comunque in evidenza le storie nel mio profilo Instagram (https://www.instagram.com/da0a42/) e che ne approfitto per ricordarvi di seguire.

Dopo l’arrivo ci siamo concessi qualche minuto di relax a Sarzana, per poi tornare in treno ad Aulla, cambiarci e sistemarci, recuperare l’auto, dove Gaetano aveva lasciato il suo zaino da camminatore. Come accennavo in apertura episodio, è stata una buona mossa mettere l’auto subito fuori la stazione, perché l’avessimo lasciata dall’Abbazia poi ci sarebbero toccati quei 25 minuti di camminata all’ora di pranzo, da stanchi. Meglio invece averli usati come riscaldamento, quando ancora eravamo freschi. Anche mentalmente li abbiamo affrontati meglio.

Dopodiché siamo tornati nuovamente a Sarzana per concederci un meritato pranzo al ristorante con birretta annessa. Ristorante dove ci hanno portato da mangiare senza averci però dato le posate: la tipica ospitalità ligure in tutta la sua magnificenza!

A seguire gelatino e via! Il tutto per completare il reintegro dei campioni, consigliato da tutti i nutrizionisti sportivi.

Io purtroppo poco dopo ho dovuto salutare Gaetano per tornare alla mia routine, ma è stato davvero un piacere condividere con lui questa giornata.

Una giornata dove ho imparato tanto, iniziando ad entrare nello spirito che anima i pellegrini e che li accomuna, superando barriere di ogni tipo, tornando ad una sorta di fratellanza, dove si riassapora uno spirito di solidarietà che sempre più stiamo perdendo.

E se me ne sono accorto io in un solo giorno, non so cosa potrà dire Gaetano al termine di tutto il suo percorso!

Una splendida esperienza, dove ho imparato molto. Soprattutto ho capito che la corsa, per quanto sport meraviglioso, tuttavia passi in secondo piano quando si vivono esperienze complete come queste, di condivisione e passione. Ed in questa ho provato a dare anch’io il mio contributo per questo progetto ambizioso e anzi sono onorato di averne fatto parte.

Ne approfitto per ringraziare Gaetano per questa corsa. Ma dire corsa sarebbe riduttivo: è stata un’esperienza completa, dove ho finalmente potuto conoscere uno di voi, facendolo anche per giunta correndo su trail e per uno scopo benefico. Alla fine, nonostante le salite, abbiamo chiacchierato ininterrottamente per tutto il tempo, come se ci si conoscesse da una vita: è anche questo il bello della corsa e dello spirito di aggregazione della community dei runner e nello specifico di voi che mi seguite!

E poi non posso esimermi dal fargli l’in bocca al lupo per questa sua avventura in direzione Roma.

Sì che quando uscirà questo episodio sarà quasi arrivato, ma non importa!

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Come preparare la maratona in estate (con Ignazio Antonacci)

Una preparazione per una maratona può essere lunga, specie se si parte da 0.
Può richiedere parecchi mesi. Motivo per cui, se si opta per una maratona autunnale, all’inizio ci si dovrà allenare in estate, con tutto quello che ne consegue: sole e caldo in primis.

Eccoci qua per provare a dare dei consigli sul come affrontare la corsa in questi mesi così ostici per certi versi.

Per informazioni sul progetto neofiti “Da 0 a 42km” o per approfondire la conoscenza con il coach, ecco tutti i suoi riferimenti.

Prof. Ignazio Antonacci

E-Mail: ignazioantonacci@runningzen.it

Sito: https://www.runningzen.net

Canale Youtube: https://www.youtube.com/channel/UC5uXMKvjx8TbH6Yxz12jULg

Video “Circuit Training Tecnica di Corsa e Potenziamento Gambe”: https://youtu.be/G_xA-DkJQVE

Video “Potenziamento muscolare e tecnica di corsa”: https://youtu.be/vG2P-O0vuo0

Video “Training Esercizi Muscoli Addominali”: https://youtu.be/jRB5GmZOAMs

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Continua a leggere “Come preparare la maratona in estate (con Ignazio Antonacci)”

Chiacchierata con Massimo Minelli

I fan più accaniti probabilmente si ricorderanno già dell’ospite di quest’oggi, Massimo Minelli. Infatti, ero stato io a mia volta ospite nel suo podcast, Bridge9Studio.
Un podcast principalmente a tema musicale, dove io ho fatto l’intruso. Ma questo anche perché abbiamo alcune passioni in comune: il podcast, la musica e la corsa. Ed allora, eccoci qui, per andare anche un po’ off-topic, come spesso accade in queste chiacchierate.

Podcast “Conversazioni sotto il ponte”: https://www.bridge9studio.it/category/podcast/

Sito: https://www.bridge9studio.it/

YouTube: https://www.youtube.com/c/Bridge9Studio

Instagram: https://www.instagram.com/bridge9studio/

Facebook: https://www.facebook.com/bridge9studio

Telegram: https://t.me/bridge9studio

La puntata di “Conversazioni sotto il ponte” dove ero stato ospite: https://youtu.be/8ylJXrrOZ0chttps://www.bridge9studio.it/podcast/da0a42-corsa-musica-podcast-lorenzo-maggiani/

Durante la puntata abbiamo parlato di varie cose.

Podcast:
– Talent Bay di Valerio Russo: https://www.thetalentbay.com/
– Strategia Digitale di Giulio Gaudiano: https://www.youmediaweb.com/strategiadigitale/
– Studio di Andrea Venturelli: https://www.andreaventurelli.com/podcast-studio/
– Storie di Brand di Max Corona: https://open.spotify.com/show/1HeVZSRqmiKzpBYp7k8utS

Libri:
– Steven Wilson. Deform to form a star, di Marco del Longo, Domizia Parri ed Evaristo Salvi: https://amzn.to/3ffnxK4
– Pensa e arricchisci te stesso, di Napoleon Hill: https://amzn.to/3w0wHkd

Album:
– In Utero dei Nirvana
– Ho ucciso paranoia dei Marlene Kuntz
– Hand. Cannot. Erase. di Steven Wilson

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