Perché è importante continuare a mantenersi in forma anche in quarantena

Ho già fatto alcune puntate su Coronavirus e cosa fare in questo periodo di quarantena.
Però credo sia giusto approfondire l’argomento, parlando del perché sia giusto non mollare del tutto e continuare ad allenarsi anche a casa.

Link puntata “Core stability e potenziamento”: https://gopod.me/da0a42-026
Link puntata “Migliorare la tecnica di corsa stando a casa”: https://gopod.me/da0a42-031

Perché mi rendo bene conto che non è semplice restare motivati in questi giorni di reclusione, anche perché quasi tutti gli obiettivi (gare) sono stati cancellati o spostati di qualche mese. E senza obiettivi è più facile lasciarsi andare. Non è facile avere costanza senza un obiettivo chiaro.

Per un benessere psico fisico. Forse più psicologico.
Per mantenere un minimo di forma.
Per scaricare lo stress accumulato. Staccare mentalmente dalle notizie negative.
Per migliorare la qualità della nostra corsa in futuro.
Perché sarà più facile tornare in forma una volta finita la quarantena. Ci vorrà meno tempo. E allenando il corpo si tornerà più completi di prima. Perché lo so che a quasi tutti noi fa schifo allenarsi o fare potenziamento in casa o in palestra. Questa può essere un’ottima scusa per farlo, dato che siamo un po’ obbligati. Così ci si concentra su allenamenti che altrimenti non avremmo fatto, prediligendo la corsa all’aperto. Anch’io sono tra questi. E infatti, prima dell’emergenza Coronavirus, quando si poteva uscire, in calendario avevo solo una sessione di potenziamento a settimana. E mi sforzavo anche nel farla.
Insomma, per stare meglio, sia mentalmente che fisicamente. Ora, ma anche in ottica futura.

Ci sono tanti che si stanno adoperando per aiutarci in questo momento, offrendo svago e lezioni gratuite, tutte da svolgere comodamente da casa. Mi vengono in mente Roberto Martini (live su YouTube tutti giorni alle 10 del mattino), RunLovers, con le loro live su Instagram, Fulvio Massini con delle storie, sempre su Instagram, e molti altri. Ce ne sono a bizzeffe, tra Instagram e YouTube in special modo. Ognuno avrà i suoi riferimenti ed è giusto che si seguano quelli. Se seguite un po’ di account del genere su Instagram, vi accorgerete che ogni ora c’è qualcuno che sta facendo una live. Ben vengano tutti coloro che hanno voglia e capacità per dare una mano in questo periodo! Ho visto pure che c’è la sfida “Telesport” su Strava, per chi fa esercizi a casa. Io, per quanto posso, cerco di produrre più puntate possibili con consigli vari, adatti a noi tapascioni, ma non sono certo la persona giusta per insegnare! Mi limito a segnalare chi ne sa più di me. In ogni caso, ce n’è davvero per ogni gusto e tipologia di allenamento.

Infatti, un mio consiglio a riguardo è quello di mixare gli allenamenti: core stability, allenamenti sulla tecnica di corsa, potenziamento gambe, allenamenti propriocettivi (per l’equilibrio) e così via.
In questo modo si lavorerà in modo completo sul proprio corpo e ci si annoierà pure di meno.

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Migliorare la tecnica di corsa stando a casa

Dato che siamo obbligati a stare in casa, può essere l’occasione buona per migliorare la propria tecnica di corsa.

Di seguito i link dei video citati.
Esco a correre: https://youtu.be/uu2gOcQNfOs
Personal Running Coach: https://youtu.be/YM2p0-Nz6Po
Playlist RunLovers: https://www.youtube.com/playlist?list=PLvk9ccxIF_mwPzKQkDIhHrq-bXyoGHgUy

Una buona tecnica di corsa ci farà fare meno fatica, perché sarà più economica in termini di spreco energetico. In sostanza, vuol dire poter fare più km e pure più velocemente.
Oltre ad evitare fastidi e piccoli infortuni.

Io stesso non ho una tecnica di corsa impeccabile.
Questo perché si ritiene che la corsa sia un gesto naturale (e in effetti lo è), ma lo si dà per acquisito, visto che fin da bambini si corre. Invece, come per gli altri sport, occorre saper gestire la tecnica.

Tutti i runner vogliono migliorare i propri tempi. E lo fanno spesso con sessioni di allenamento durissime, ripetute, ecc. Quando invece basterebbe imparare a correre meglio.

Visto che io stesso non ho una tecnica di corsa particolarmente efficace, non sono nella posizione per insegnare niente. Ma vi voglio segnalare le mie solite fonti di conoscenza. Ovviamente, se avete un buon coach non avrete bisogno di questi consigli.

I video sono di Simone Luciani, in un suo vecchissimo video, del coach Roberto Martini e di RunLovers. Quest’ultimo link è in realtà una playlist.
In questi video trovate degli esercizi/andature da seguire per migliorare la propria tecnica.
Guardate, prendete spunto ed allenatevi anche da casa.

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Salutiamoci quando corriamo!

Un appello, soprattutto rivolto ai runner delle mie parti. Salutiamoci!
Non serve fermarsi, ovviamente. Ma scambiamoci un cenno. Siamo tutti sulla stessa barca, sia per la fatica, che per la passione che ci mettiamo. Specialmente chi corre ad orari improbabili. Siamo in pochi a farlo. E allora salutiamoci!

Qua non accade quasi mai: perché?
Lo fanno tutti coloro che sono accomunati da una passione. Tipo i motociclisti. Perché non dovremmo farlo noi?

Quando capita è un piacere. È un momento di condivisione.

E anche in gara, mi è capitato di provare alcune volte a fare una battuta. Ci sono persone con le quali ho parlato per qualche metro ed è stato bello. Però ho trovato anche alcuni che non mi hanno cagato di striscio. Se parlavo con te, vuol dire che non ti stavi giocando la vittoria, rilassati! Non sarà certo un sorriso a farti perdere secondi preziosi, anzi.

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Come gestire questa pausa forzata dalla corsa e come ripartire

Ormai penso sia chiaro a tutti che non si deve andare a correre. E ho anche iniziato, per quanto poco possa interessarvi e possa contare, a smettere di seguire le persone che pubblicano i propri allenamenti outdoor su Strava.

Ma come gestire questa pausa forzata?
Non fatevi prendere dallo sconforto.
Fate cross training indoor, esercizi per migliorare la tecnica di corsa, potenziamento e core stability (puntata sull’ argomento: https://gopod.me/da0a42-026).
C’è chi può fare cyclette, bici sui rulli o tapis roulant, ma potete anche fare yoga, per esempio.
O inventatevi qualcosa di creativo. E condividerlo sui social, che una risata ci fa sicuramente bene.
Io sto pensando di fare un po’ di scale del mio palazzo di corsa. E vi assicuro che sono belle impegnative!

Possono girarvi le scatole? Sì, è comprensibile. Però non pensateci troppo, se no non vi passa più.
Non focalizzatevi sul fatto che non si possa andare a correre, ma anzi prendete questa occasione per crescere.
Pensate ad altro: nella vita non c’è solo la corsa. Occupate la vostra testa e nutritela. Approfittatene per leggere, magari libri sul running (puntate: https://gopod.me/da0a42-014 e https://gopod.me/da0a42-028).
Per cucinare.
O per guardare quei film o serie che avevate nella lista delle da guardare da un po’.
Ascoltate dei podcast (puntata: https://gopod.me/da0a42-008), studiate, guardate dei video corsi, a pagamento o su Youtube.
Cercate di vedere il bicchiere mezzo pieno, anche in una situazione del cavolo. E riscoprite il piacere di stare in casa, per chi può, con i propri cari.

Quando poi ripartirete, visto che la pausa sarà stata abbastanza lunga, fatelo gradualmente. Non iniziate a bomba, perché siete stati bloccati in casa per un mese (o quello che sarà): è il modo migliore per farsi del male.
Non riprendete la tabella allenamenti dove l’avete lasciata.
È normale avere perso un po’ di tono muscolare, ma i muscoli stessi hanno una memoria sorprendente e torneranno come prima, anche meglio. Ma occorre pazienza.
I primi 7/10 giorni dedicateli esclusivamente alla corsa lenta, per ricostruire un po’ di base. Con le prime uscite non troppo lunghe ad un ritmo lento, corse a sensazione.
Ascoltate il vostro corpo e se non ve la sentite, fate un’altra ulteriore settimana di costruzione, fatta senza lavori specifici. Qua sta a voi, in base a quanto siete forti e a quanta condizione fisica avete perso. E a quante schifezze avete mangiato in casa!
Con calma reinserite i vari allenamenti di qualità: ripetute, salite e compagnia.
Pensate prima a riacquistare forma e brillantezza, senza eseguire lavori a velocità troppo elevate. Ricominciate con calma, pazienza e usando la testa.
Se siete dei neofiti valutate anche la possibilità di alternare corsa e camminata.

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Libri sul running: Due ore, di Ed Caesar

Link Amazon per l’acquisto del libro: https://amzn.to/2TAA4hF

Non conoscevo Ed Caesar, l’autore di questo libro. E non credo neanche che avrei comprato questo libro di mia sponte, che mi è stato regalato per Natale da un amico. Però alla fine la lettura è stata piuttosto interessante.
Due note al volo su Ed Caesar, che credo sia sconosciuto ai più: è un giornalista, anche piuttosto giovane, che scrive su New Yorker, Wired, The Independent e molti altri. Non si occupa principalmente di sport, del quale comunque evidentemente scrive: oltre alla maratona è appassionato di tennis. Ma i suoi articoli sono soprattutto sulla storia, sulla guerra, oltre che di cronaca contemporanea. Ha vinto anche numerosi premi in passato.
Nelle pagine di questo libro si interroga sull’assalto dei maratoneti più forti al muro delle 2 ore. Fa strano, leggendolo, di come l’atletica sia “invecchiata” nel giro di così poco tempo.
Questo è un libro del 2016, eppure sembra passata una vita. I nomi dei top runner del 2016 sono ben diversi da quelli attuali, così come i tempi ed i record. E, ovviamente, l’autore non poteva certo sapere che da lì a poco, ci sarebbero stati due eventi creati ad hoc per abbattere questo famoso muro: il Breaking2 di Monza, marchiato Nike, e l’ormai arcifamoso Ineos 1:59 del 2019, dove Kipchoge è riuscito finalmente nell’impresa.
Anzi, proprio nelle ultime pagine del libro (non vi spoilero nulla, tanto non c’è da scoprire nessun assassino), l’autore immagina l’idea della creazione di un evento costruito per riuscire a stare sotto le due ore: un circuito totalmente pianeggiante con poco vento, i migliori runner con delle lepri, una situazione climatica nel quale correre. Si può dire che abbia pensato in anticipo a buona parte di quello che poi è stato davvero fatto!

Il libro non dà tabelle di allenamento o consigli tecnici, ma, diviso in capitoli piuttosto precisi, racconta piuttosto di alcune storie legate a questo ambiente e fa alcuni approfondimenti e riflessioni sulla corsa, in particolare quella kenyana.
Si parla in grandissima parte di Geoffrey Mutai, che possiamo individuare come il protagonista del libro.
Ed Caesar probabilmente lo aveva “battezzato” come colui in grado per primo di riuscire a stare sotto le due ore in maratona. E, aggiungendoci alcune storie, davvero interessanti su di lui e sulla sua vita, ha pensato di utilizzarlo come una sorta di fil rouge dell’opera. La storia ci dice che la sua previsione non è stata azzeccata!
Ci sono racconti delle sue gare, fatte di successi, record, ma anche di infortuni ed insuccessi. E c’è la sua vita, anche da uomo, oltre che da sportivo. L’autore ci parla dello “Spirito” che lo pervade durante le maratone, specialmente quelle meglio riuscite.
Viene narrata parte della sua crescita, che immagino sia la stessa di tanti big della corsa: un’infanzia difficile, un’adolescenza vissuta con il pericolo dell’alcool, fino al compiere la scelta di allenarsi duramente in un ritiro sugli altopiani, in situazioni ambientali estreme, nella speranza di uscire dal Kenya. Cose che spesso Mutai e gli altri top runner hanno continuato a fare, nonostante le vittorie ed i soldi guadagnati.

C’è un capitolo dedicato a Samuel Wanjiru, che forse in pochi conosceranno. Una promessa della maratona, che non ha saputo gestire la sua vita. Morto in una situazione tutt’ora non chiara, a soli 25 anni. E’, a quanto pare, un pericolo comune a tanti runner africani di successo: ricevere soldi dalle gare vinte e spenderli in mogli/fidanzate (più d’una!), alcool e fare piaceri ad amici, conoscenti ed anche sconosciuti, tutti affamati di denaro. Il tutto in una nazione estremamente povera, dove la differenza tra ricchi e poveri è davvero accentuata.
Ma non ci sono solo loro due: si parla di tanti maratoneti famosi e di alcune loro storie e gare. Ad esempio, Bill Rodgers, Geoffrey Kamworor, Emmanuel Mutai (che non è parente di Geoffrey), Haile Gebrselassie, che l’autore chiama per tutto il tempo solo “Haile”, forse per risparmiare inchiostro e per evitare a chi ne parlerà, come me, di impappinarsi troppo nel pronunciarne il cognome.

C’è anche spazio per raccontare il Kenya: patria di tanti di questi corridori, dilaniata da guerre, povertà, abuso di alcool e doping. Si parla anche di eventuali motivi più scientifici circa la superiorità degli atleti dell’Africa orientale, ma francamente questo ed il capitolo incentrato sul doping non mi sono rimasti nel cuore. Forse perché mi appassionano di più le storie, piuttosto che alcune considerazioni scientifiche e pseudo-scientifiche sull’anatomia dei kenyoti, piuttosto che illazioni, gossip ed altri eventi legati al doping. Non è nel mio stile, diciamo.
Invece, mi è piaciuta la parte dedicata alla storia della maratona e di come sia diventata diffusa solo nell’ultimo secolo. Una evoluzione sia tecnica, per i top runners, che di business e di marketing. Si comprende meglio come sia economicamente allettante per un atleta correre determinate gare, in particolare quelle delle Six Majors. Ma si parla anche di come la maratona si sia diffusa come evento di massa, anche negli atleti amatoriali. In particolare, ci sono aneddoti ed accenni a New York, Londra e Boston su tutte.
Inoltre, c’è anche spazio per il nostro eroico Dorando Pietri, addirittura raccontato in un’occasione da Sir Arthur Conan Doyle.

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