Cosa sono le gare virtuali? Gare di qualsiasi distanza (5, 10, mezze, maratone, ultra) che ci troviamo a fare se vogliamo gareggiare in questo 2020, per via della gare cancellate, spostate, rinviate per le ben note vicende Covid-19. Alcune gratis, alcune a pagamento. Di queste a pagamento alcune con scopi benefici o comunque una buona parte di quanto in si pagava di iscrizione andare poi in beneficenza.
A volte ci sono format diversi. Non solo la distanza secca, ma ad esempio, come il Passatore, che si potevano sostenere i runner, “versando” il proprio contributo. O a squadre. O un determinato numero di km da fare in una settimana (tipo la Centurion, 100 miglia in 7 giorni). O, sempre come l’ultima Centurion, con il dislivello da fare.
Dove trovarle Ci sono tante iniziative al momento, tra privati, gare ufficiali saltate, ecc. Seguendo i vari siti di informazione sul running ne trovate. Ogni tanto le segnalo anche sul canale Telegram (https://t.me/da0a42). Vi linko un sito che cerca di raccoglierne il più possibile: https://www.maratoneinitalia.it/GareVirtuali.htm
Pro
Al momento è quello che passa al convento.
Ci danno motivazioni, un obiettivo e ci fanno impostare una tabella allenamenti, impegnandoci nella preparazione come se la gara ci fosse per davvero.
Se decidi di fare una maratona, una ultra o cose così ti fai un grosso allenamento, che altrimenti non faresti.
Corri sotto casa, più o meno quando vuoi. Che può permettere buoni risultati, soprattutto su distanze contenute. Puoi ottimizzare lo sforzo, perché puoi partire nell’orario in cui ti senti meglio e nel quale sai avere le performance migliori, nelle condizioni climatiche migliori, nel tracciato che conosci a menadito. Una cosa alla Kipchoge, Ineos 159. Ovviamente con le debite proporzioni.
Si tratta di un’esperienza nuova, nel bene e nel male.
Alcune gare sono comunque organizzate bene.
Contro
Non vivi l’esperienza completa, con le altre persone. Manca la condivisione contemporanea della gara.
Non viaggi per vedere posti nuovi.
Ogni gara è uguale all’altra. La Maratona di Roma è identica a quella di Firenze, che è identica a quella di Boston. Devi solo completare la distanza.
Non c’è coinvolgimento emotivo. O almeno, non come in una gara vera. Manca l’adrenalina della gara, dove sei gomito a gomito con gli altri.
Niente expo, ritiro del pettorale e così via.
Devi fare tutto in autonomia a livello di acqua e rifornimenti. Sulle gare più lunghe può essere impegnativo.
Hai meno ricordi “tangibili”. E non parlo solo del pettorale, dei gadget e del pacco gara.
Non hai un confronto diretto con le persone, se non leggendo i tempi alla fine.
Pare che qualche imbroglione ci sia. Gente che blocca l’orologio, che va in bici e così via. E, considerando che in queste gare non si vince praticamente nulla, la cosa è di una tristezza inenarrabile.
Cosa ne penso Sono meglio di niente, ma non è ovviamente la stessa cosa. Come credo tutti, preferisco di gran lunga l’esperienza live. Dove vai sul luogo e vivi tutto: luogo, persone, paesaggio, ecc Manca il contesto e, onestamente questo leva tanto. Pur essendo un palliativo, ci permettono di provare qualcosa di nuovo, di darci degli obiettivi più tangibili. Per la loro natura, possono permetterci di ottenere dei risultati interessanti, specie per la distanze più brevi. Io poi, lo sapete, continuo a ripetere che questo sia un momento d’oro per scoprire l’amore verso questo sport a prescindere dalle tabelle di allenamento, ma solo per il gusto di uscire per correre. Insomma, parteciperò a delle virtual run, ma si può benissimo continuare a correre con piacere anche senza.
Oggi voglio provare a rispondere ad una delle domande esistenziali dei runner: “quando sostituire le scarpe da corsa?”.
Però prima di dare le indicazioni specifiche sul come fare, vorrei spiegare il perché sia importante. Al di là dell’aspetto estetico, la sostituzione delle scarpe da corsa è importante per problemi che potrebbero derivarne legati alla salute del piede, delle articolazioni e della colonna vertebrale.
Infatti, dopo un po’ di tempo l’intersuola e la suola delle scarpe da running iniziano a cedere, compromettendo l’integrità della scarpa. Una scarpa troppo usurata potrebbe causare lesioni all’arco plantare e ad altre parti del corpo, perché più a lungo si corre con scarpe deteriorate e maggiore è il rischio di infortuni. Se una scarpa è deformata, il nostro piede tende a cedere nella zona rovinata in modo ancor più accentuato, peggiorando lo stile di corsa, facendoci muovere in modo innaturale e pericoloso.
Ovviamente, anche le performance stesse calano via via che la scarpa si usura. Non è comunque il motivo principale per le quali cambiarle. La salute, invece, sì che è la priorità.
La prima cosa da controllare su una scarpa sono i km fatti. Non esiste una regola fissa sulla durata in km di una scarpa: varia all’incirca dai 500 agli 800 chilometri, ma non solo. Anche come corriamo e dove ci alleniamo influisce. Farò una puntata di approfondimento sul tema nelle prossime settimane. Comunque, segnatevi i km che fate con le vostre scarpe. Potete usare Strava, Garmin connect o altre app che memorizzano in automatico i km fatti. E’ necessario saperlo, perché all’apparenza, se trattate bene, le nostre scarpe potrebbero sembrare ancora quasi perfette, ma la realtà è che sono finite e stiamo rischiando un infortunio. Tenete presente che di solito le scarpe più protettive durano di più, come le A3, mentre quelle meno protettive possono campare anche meno di 400km. Segnando i km avremo anche solo il primo campanello di allarme per controllare lo stato di salute delle scarpe, una volta arrivate sopra una certa soglia. Se le nostre scarpe sono arrivate attorno agli 800km è bene darci una bella occhiata, perché potrebbero essere da buttare.
Altro aspetto da controllare: lo stato della suola. E’ forse il segno più evidente. Quando la suola inizia ad essere liscia, specialmente nei punti dove atterriamo e spingiamo per correre, probabilmente è il caso di cambiarla. L’usura della suola non sarà mai omogenea, per via dello stile di corsa che ci porta a consumare maggiormente determinati punti. Ho notato persone correre con scarpe veramente liscie, quasi arrivate all’intersuola. E’ un comportamento molto pericoloso per la propria salute.
Sempre riguardo la suola, occorre verificare la zona del tallone. Un consumo di questa parte potrebbe essere dovuto anche alla caviglia, che in alcuni casi esce dall’alloggiamento naturale e provoca attrito durante la corsa. Una soluzione potrebbe essere quella di stringere con più forza i lacci della scarpa, per fornire un maggiore sostegno sulla parte superiore del piede, evitando che il tallone e la caviglia si muovano eccessivamente.
E’ bene controllare anche i lati della scarpa. Se questi sono molto usurati, ma la suola è ancora in buona salute, potrebbe significare si è scelto un numero sbagliato, una misura sbagliata.
Poi, occorre dare uno sguardo all’intersuola. Ovvero, la parte centrale, che sta tra la suola e la struttura della scarpa. Osservatela lateralmente, da entrambe la parti. In alcune scarpe tendono a crearsi delle grinze, delle pieghette nell’intersuola stessa, che perde così di integrità e di elasticità, andando a piegarsi. Se queste pieghe sono molto marcate, molto visibili, significa che la scarpa è finita e che ha perso le sue proprietà di ammortizzazione. Questo potrebbe accadere anche con scarpe con chilometraggio non elevato, ma magari vecchie. Nel senso che sono state comprate tempo addietro e poi usate poco di frequente.
Altro modo per verificare l’usura delle scarpe, è quello di poggiarle entrambe su una superficie piana, va bene per terra o su un tavolo, e vedere se sono deformate. Questo, in particolare, potrebbe accadere su una scarpa delle due, qualora non fossimo perfetti nel nostro stile di corsa e magari spingiamo di più su una gamba e su una zona del piede stesso, rispetto all’altro. Per esempio, ci potremmo accorgere di una zona sollevata su un lato. Quello potrebbe essere un segno che la scarpa è da cambiare.
Infine, a prescindere dai vari segnali visivi della scarpa, il più importante a cui prestare attenzione è senza dubbio il presentarsi di dolore o di fastidi. Infatti, soprattutto se il dolore compare in punti differenti e insoliti, potrebbe essere arrivato il momento di cambiare le scarpe da corsa. Come ripeto sempre, è necessario essere in grado di ascoltare e percepire le sensazioni che ci dà il nostro corpo. E questo caso non fa certo eccezione.
Ricapitolando: ricordiamoci che usare una scarpa finita può farci del male. Segnamo i km percorsi con quel paio di scarpe. Guardiamo l’aspetto esteriore delle scarpe stesse: la suola, l’intersuola e proviamo a guardarle appoggiata su una superficie piana. Infine, importantissimo: ascoltiamo eventuali acciacchi che potremmo avere dal suo utilizzo.
Questa è la puntata della vergogna, ma anche dell’onore. Della sofferenza, ma anche della soddisfazione. Una puntata nella quale metto a nudo una mia esperienza anche imbarazzante, dove spero che possiate anche divertirvi. La mia esperienza alla Firenze Marathon 2019.
Chi mi ha scoperto ascoltando una puntata di Runlovers di circa un mesetto fa, sa di cosa sto parlando. Per gli altri, anticipo solo che il modo di dire inglese “shit happens” non potrebbe essere più azzeccato.
Questo podcast è per me un diario. E nei diari c’è sempre qualche episodio che merita attenzione. Questa è una pagina se vogliamo agrodolce, ma comunque importante.
Vi dicevo di Runlovers, perché in una bella puntata del loro podcast, Fuorisoglia, Sandro e Martino hanno letto una mia mail in cui anticipavo il momento clou di questa mia esperienza. Si è trattato di fatto di uno spoiler di ciò che oggi avrei raccontato, entrando più nel dettaglio. Se volete recuperare anche quella puntata, ve la linko: https://www.runlovers.it/2020/i-vostri-fuori-soglia/. Oltre alla mia, ci sono tante altre esperienze, che oltretutto sono decisamente più serie e formative rispetto al mio contributo, che è servito più che altro per far fare delle risate agli astanti.
Premetto che non avevo mai fatto una maratona e fino a quel momento avevo corso spesso, anche e soprattutto in allenamento, delle mezze o delle uscite da 25km o giù di lì. Ma la maratona per me restava un miraggio, seppur ce l’avessi in testa da qualche mese. Ho deciso di battezzare Firenze come luogo per la mia prima maratona, perché avevo il vantaggio dell’appoggio strategico della mia ragazza, che aveva casa lì, a pochi minuti da Piazza del Duomo. In modo da non dover sobbarcarmi fatiche e spese di viaggio per questa occasione. Mi sono detto “Se non lo faccio adesso, che ho pure la partenza a pochi metri da casa, non lo faccio più!” E così ho superato la mia sindrome dell’impostore e mi sono iscritto!
Ho affrontato una lunga preparazione alla Maratona di Firenze, allenandomi senza gare per 3 mesi. Durante questa preparazione ho superato in più di un’occasione i 30km, senza neanche soffrire più di tanto: 32, 34, 35km. E dire che per me, runner da non troppo tempo, era un territorio abbastanza inesplorato. Insomma, la preparazione è stata ottima. E affrontavo la distanza regina della maratona per la prima volta anche con un cauto ottimismo. Mi ero posto due obiettivi: arrivare divertendomi, il più importante. E, se possibile, farlo entro le 4 ore. E, onestamente, ero abbastanza sicuro di farcela.
Al sabato, giorno precedente la gara, sono andato alla Stazione Leopolda a recuperare pettorale, pacco gara e maglietta. Quest’ultima devo dire davvero bella. Tutt’ora la sto utilizzando nei miei allenamenti. E anche in gara, il giorno dopo, ho visto indossarla a tanti atleti. Il pacco gara conteneva un po’ di oggettini carini, su tutti un utile scaldacollo elastico e qualche gel. Considerando che mi ero iscritto con un po’ di anticipo, non pagando il prezzo pieno, ma usufruendo di una tariffa agevolata, sicuramente un bel pacco gara in relazione al costo di iscrizione.
A Firenze, data le esperienze passate delle due maratone precedenti, corse in condizioni climatiche difficili, tutti temevano un’altra giornata fredda e piovosa. Invece, la domenica si è rivelata una bella giornata, abbastanza fresca, ma se consideriamo che era il 24 novembre, neanche tanto.
9000 pazzi festanti hanno riempito le vie vicino a Piazza del Duomo, luogo della partenza. Nonostante le tante persone, ho trovato quasi subito il mio passo, abbastanza regolare, sempre qualcosa sotto i 5 minuti e 40 al km. Che mi avrebbe permesso, secondo i miei piani originali, di arrivare relativamente tranquillo al traguardo sotto le 4 ore.
I primi 15km li ho corsi come un orologio svizzero. Riguardando la mail con i passaggi devo ammettere che i miei tempi erano perfetti per quello che volevo fare. Ma, proprio al 15° km è avvenuto il primo segnale di avvertimento. Ho iniziato a sentire qualche movimento intestinale non gradito. Ho rallentato leggermente, ipotizzando e sperando che fosse una cosa momentanea. Purtroppo non è stato così. Sono sbattuto, come dicevo anche nella mail mandata a Sandro e Martino di Runlovers, su quello che ho ribattezzato come “il muro del Sebach”. Per chi non lo sapesse, i Sebach sono i ben noti bagni chimici, tra i luoghi più inospitali del pianeta, specie se utilizzati da numerosi runner sudati. Ho dovuto fare due stop per espletare i miei bisogni, sui quali non c’è bisogno di aggiungere molto. Avete capito. E mi ricordo come fosse oggi: km 22,5, vicino agli spugnaggi e km 30. In quest’ultimo sono stato chiuso per molti minuti. Uscendo, dopo aver ridotto il bagno non so in quali condizioni, mi sono scusato con un filo di voce con lo sventurato runner che lo avrebbe utilizzato dopo di me: “Mi dispiace tanto”. Queste due soste, oltre ad avermi fatto perdere complessivamente più di 20 minuti (e vi assicuro che 20 minuti chiusi in un bagno chimico non sono il massimo!), hanno fatto sì che mi disidratassi, portandomi ad avere anche i crampi ben prima di quanto potessi immaginare.
Ma non ho desistito, non ho mollato. E, seppur con un ovvio rallentamento, l’ho portata a casa. Invece delle 4 ore previste, ce ne ho messe 4 e 45.
Alla fine, nonostante tutto, sono arrivato poco più che a metà classifica: 4900° e qualcosa su 9000. Considerando le mie condizioni, neanche poi così male!
Durante la corsa ho pensato di ritirarmi, ma ho voluto tener duro, perché mi sentivo di dover onorare i miei 3 mesi di preparazione, almeno portando a termine il mio sforzo. Come in tanti, ho pensato a più riprese “Ma chi me l’ha fatto fare!”. E ho continuato a pensarlo anche mentre tornavo a casa. Tuttavia, dopo aver metabolizzato l’accaduto è tornata prepotente la voglia di correre… Insomma, anche dopo questo episodio, avrei voluto affrontare nuovamente i 42km, magari nuovamente a Firenze, ma questo maledetto Covid-19 sta rovinando i piani miei e di tutti quanti noi. Ma appena avrò l’occasione, affronterò nuovamente la distanza regina, sperando stavolta di non ricevere spiacevoli sorprese!
L’organizzazione, seppur ci siano stati degli strascichi polemici per un cambio di percorso dovuto ad una fuga di gas, secondo me è stata ottima. Tantissimi ristori e molto forniti, a prescindere dai presunti colpevoli sali minerali. Un percorso meno facile del previsto, con strade in alcuni tratti strette e ricche di curve, che possono farti perdere ritmo, ed un cavalcavia spezzagambe attorno al 35° km. Tuttavia, tutti i passaggi all’interno della città sono davvero spettacolari. E’ una gara nella quale ti verrebbe ogni tanto da fermarti per ammirare la bellezza dei posti, specialmente nei primi e negli ultimi km. Seppur quelli li abbia corsi un po’ in apnea. Non mi scorderò mai il passaggio su Ponte Vecchio, tra due ali di folla. Secondo me è una maratona che merita davvero e mi sento di consigliarla a chiunque!
Inoltre, mi sembra doveroso ringraziare tutti i volontari, gentilissimi, che mi hanno incitato anche nei momenti più difficili e la mia ragazza, che è rimasta un’ora davanti alla linea del traguardo, ad aspettare invano che arrivassi, finché un uomo puzzolente non le si è presentato davanti con al collo una sudatissima medaglia. Medaglia molto bella, tra l’altro! E, per me, comunque ricca di significati: la mia prima maratona ed un’esperienza in ogni caso indimenticabile.
Oggi vorrei fare una bella listona con una dozzina di consigli sul come affrontare le vostre corse, adesso che il termometro sta salendo. Alcuni potrebbero sembrarvi banali, soprattutto se siete dei runner esperti, che hanno già affrontato più di una estate correndo, ma a volte è meglio non dare nulla per scontato.
Abituatevi gradualmente Date al vostro corpo il tempo di abituarsi alle nuove temperature ed evitare allenamenti ad alta intensità nelle giornate troppo calde. Invece, è bene aumentare n modo graduale l’intensità degli allenamenti.
Correte presto o sul tardi Puntata “Perché mi piace andare a correre al mattino”: https://gopod.me/da0a42-015 Le prime ore del mattino sono le più fresche della giornata. Se ne avete la possibilità, correte al mattino, magari prima di andare al lavoro. In alternativa, scegliete un orario serale, possibilmente dopo le 20, quando c’è ancora luce, ma il sole non scalda più l’aria. Cercate in ogni caso di evitare le ore centrali del giorno.
Cercate l’ombra Se proprio dovete correre durante il giorno, cercate percorsi perlomeno ombreggiati. Parchi o boschi in primis, dove almeno il sole batte meno.
Cercate di evitare l’asfalto Un po’ collegato al punto precedente. Con il caldo le strade restituiscono calore. Se possibile, cercate tracciati alternativi. Il massimo, in questa situazione, è correre in zone dalla vegetazione fitta o lungo i corsi d’acqua.
Proteggetevi Se avete intenzione di correre per molte ore, indossate qualcosa di traspirante in testa. Esistono dei cappelli traspiranti pensati appositamente per questo scopo. La testa si scalda parecchio e deve scambiare calore con l’esterno per raffreddarsi. Inoltre, proteggetevi spalmando sulla pelle della crema solare, contro i raggi UVA.
Bevete Banale dirlo? Beh, c’è chi sottovaluta la cosa. Occorre bere prima, durante e dopo l’attività. Infatti, si suda, inutile negarlo, anche dopo pochi passi ed è necessario partire già ben idratati. Per i runner mattinieri, bastano anche un paio di bicchieri d’acqua prima della partenza. Se invece andate di sera dovete bere almeno un litro e mezzo di acqua durante la giornata. E forse anche qualcosa di più. Se il vostro allenamento è piuttosto lungo, portatevi almeno una borraccia da mezzo litro. Esistono numerosi modi per portarsela dietro anche comodamente. Io uso un marsupio della Salomon, con in abbinata una borraccia soft flask da mezzo litro Cintura-Marsupio Salomon Pulse Belt: https://amzn.to/3hG4VmO Borraccia Salomon Soft Flask 500: https://amzn.to/2V4beae
Valutate però anche percorsi che abbiano delle fontanelle, per bagnarvi, bere e anche per riempire nuovamente la borraccia stessa. Una volta terminato l’allenamento, bevete ancora e ancora. Dovete recuperare e reintegrare il più possibile.
Non sottovalutate i sali minerali In generale, l’alimentazione di uno sportivo dovrebbe contenere già cibi ricchi di vitamine e minerali un po’ tutto l’anno. Ma con il caldo la cosa si accentua: il corpo perde molti più minerali con il sudore e dal momento che non è in grado di produrre da solo i minerali, vanno reintegrati con il cibo: banane, alimenti integrali, ma a volte anche le bustine di integratori di sali minerali possono fare al caso nostro.
Fatevi una doccia anche prima di partire Lo ammetto: non sono un amante di questa strategia. Tuttavia, farsi una doccia fresca prima di uscire permette di rallentare il surriscaldamento del corpo. Io, più che la doccia, preferisco bagnarmi la testa, il collo e i polsi prima di uscire.
Usate un abbigliamento adeguato: ovvero, copritevi poco Occorre agevolare la dispersione del calore. Pertanto bisogna vestirsi il meno possibile. Io, ad esempio, anche in allenamenti piuttosto lunghi rinuncio alle calze a compressione, per far sì che la gamba respiri di più. Usate abbigliamento tecnico, traspirante, che accumuli meno sudore possibile e che lo faccia evaporare. Bisogna cercare di agevolare il trasferimento del sudore dalla pelle verso l’esterno. Usare dei calzini adatti, traspiranti, preverrà anche l’insorgere di vesciche.
Abbassate le vostre aspettative Con il caldo disperdiamo più calore e sudiamo di più. Motivo per il quale le nostre prestazioni saranno peggiori rispetto a quando correvamo con il fresco. Non andate nel panico se a parità di frequenza cardiaca andate un po’ più lenti. E’ una cosa assolutamente normale. Anzi, se vedete che la frequenza sta salendo troppo, rallentate.
Ascoltate il vostro corpo Lo so cosa state pensando: ebbene sì, sono riuscito a dirlo anche in questa puntata! Ascoltate quello che il vostro corpo sta cercando di comunicarvi. Se vi sentite stanchi o spossati valutate di non allenarvi o di svolgere un allenamento meno intenso. E se state correndo e avete mal di testa, sete intensa, crampi o capogiri, fermatevi subito, cercate un posto all’ombra e bevete. Non c’è assolutamente motivo di continuare a correre in queste condizioni.
Concedetevi più recupero In parte correlato al punto precedente. Quando fa caldo, il corpo ha anche bisogno di più tempo per recuperare tra un allenamento e l’altro. Se non vi sentite in piena forma, meglio prendere un giorno di riposo o al limite scegliere per altre soluzioni di allenamento diverse, come il nuoto, sia esso svolto in piscina o al mare.
A volte potete anche non correre Lo so, fa male sentirselo dire. Ma in alcune giornate e situazioni forse può essere il caso di rinunciare alla corsa. Del resto, non ci sono gare in programma e non è il caso di star male per una corsa persa. Tuttavia, esistono delle soluzioni alternative per chi non vuole rinunciare allo sport: innanzitutto, c’è il tapis roulant. C’è chi lo ha a casa, magari se l’è comprato nel periodo della pandemia. E in casa, con l’aria condizionata sicuramente si sta meglio che sull’asfalto. Oppure, c’è la palestra. In alternativa, potreste provare la bici, che magari riuscite a raggiungere luoghi più freschi. Oppure una bella nuotata, se possibile al mare, ma anche in piscina, per chi non abita in una località balneare.
Oggi voglio parlare di scarpe da running. Un argomento sempre molto caldo per gli amanti della corsa. Visto che siamo tornati a correre, siamo anche tornati a consumare scarpe. E poi sono un amante delle scarpe. Si dice che siano le donne quelle in fissa con le scarpe… Ma io faccio decisamente eccezione e ho tantissime paia di scarpe, anche non da running. E ho approfittato della scusa della corsa per allargare via via la mia collezione.
All’inizio basta anche un solo paio di scarpe, ma il mio consiglio, se avete intenzione di fare un po’ più sul serio con la corsa, è di prenderne almeno un altro.
Quali sono i vantaggi del ruotare le scarpe? Perché una scarpa deve essere funzionale. A noi, in base alle nostre caratteristiche, ma anche per svolgere tipologie di attività diverse. Una scarpa deve funzionare per ciò che si desidera fare.
Possiamo fare il classico paragone con le gomme della macchina, dove si cambia la mescola degli pneumatici a seconda della stagione. Ma anche della Formula 1 o della MotoGP. Per quanto non sia un esperto di questi sport, si mettono gomme diverse, più dure o più morbide a seconda della prestazione ricercata. Ecco, anche per la corsa il discorso è simile. Anche se l’impatto sulle nostre prestazioni, in proporzione, è sicuramente minore che per la Formula 1. Tuttavia, avete capito il concetto: per attività dove è richiesta velocità ci sono scarpe più adatte di altre. Viceversa, per allenamenti più lenti sono altre le scarpe migliori.
Inoltre, ruotare le scarpe è utile anche per far riposare la scarpa stessa, allungandogli la vita. Infatti, un uso quotidiano della scarpa può portare i materiali ad un deterioramento più rapido rispetto al concedere una giornata di riposo tra un utilizzo e l’altro.
Poi serve anche per prevenire infortuni. Perché il corpo tende ad abituarsi ad una scarpa e relativa postura. Cambiando di colpo modello, una volta che la prima scarpa si è logorata, potremmo avere dei fastidi.
Però, quando si cambia modello di scarpe, soprattutto se non si ha una tecnica di corsa impeccabile, bisogna stare attenti. Si tratta di provare e, anche testando il modello in negozio, non è detto che poi si sia scelto il modello migliore. Va messo in conto che si potrebbe sbagliare scarpa e che questo potrebbe creare qualche fastidio a tendini e ginocchia in primis. Il mio consiglio quando si cambia radicalmente tipologia di scarpa da running, è di fare le cose gradualmente, usando la scarpa per pochi km e non tutti i giorni. Aumentando poi col passare del tempo. Anche per questo motivo, è importante avere più modelli a disposizione.
Io stesso, come tutti, sono partito con un solo paio di scarpe, poi sono passato a due e adesso ne ho tre, che alterno a seconda del tipo di uscita. Non ho scarpe da trail o da pista.
Importante premessa: non vado a consigliarvi quale sia il modello giusto per voi, perché ognuno è fatto in modo diverso. Ne ho già parlato in una ormai vecchia puntata, una delle prime, dove parlavo di come scegliere le scarpe da corsa. Link: https://gopod.me/da0a42-013 E non voglio neanche fare pubblicità a marchi e modelli particolari, anche perché non prendo una lira per farlo, ma racconto semplicemente la mia esperienza. Inoltre, so anche che ci sono alcuni di voi che mi hanno anche scritto in privato che praticano il natural running e che corrono, ad esempio, con le Vibram Five Fingers. In questo caso, non ne parlo, perché, pur essendo tentato dall’avvicinarmi ad uno stile di corsa più naturale, non ho esperienza in merito, se non per sentito dire. A tal proposito, ho anche parlato recentemente di un libro “Born to run”, che è una sorta di elogio alla corsa naturale. Link: https://gopod.me/da0a42-052
Piuttosto, oggi vi parlo di come gestisco io la rotazione delle scarpe ed in particolare di come anch’io nel mio piccolo mi sia “evoluto” a riguardo.
Come dicevo, sono partito con un solo paio di scarpe, le Brooks Aduro 6, che erano per me un giusto compromesso tra protezione e prestazioni. Si tratta di scarpe piuttosto protettive, delle A3, ma non a livelli massimi. Del resto, in quel momento non avevo intenzione di fare una maratona. Essendo un modello comunque abbastanza duttile, ho usato quelle scarpe sia per tutte le mie primissime uscite a ritmo lento, che per i primi lavori di qualità. Dopo qualche mese ho inserito un altro paio di scarpe specifico per gli allenamenti veloci. In questo caso, sono passato a delle A2. Quindi, scarpe con meno drop e meno protezione, ma più secche e reattive. Queste sono scarpe che personalmente uso tutt’ora negli allenamenti come ripetute o fartlek particolari. Le ho usate anche in gara, ma al massimo per una 10km. Devo dire che effettivamente, soprattutto nelle primissime uscite, la differenza, anche per un tapascione come me, si sentiva.
Quando poi ho deciso di provare la distanza regina della maratona, sono andato in negozio per farmi consigliare un modello adatto. E sono tornato a casa con un altro paio di Brooks: le Ghost 12. Non sono un fanboy di Brooks. Però devo ammettere che sia con entrambe le scarpe ho trovato un bel comfort, cosa fondamentale per chi corre per lunghe distanze.
Ho usato le Ghost per tutte le mie uscite lunghe di avvicinamento alla maratona e per correrci anche la maratona stessa.
Ad oggi come ruoto le tre scarpe a mia disposizione? Uso le scarpe più veloci esclusivamente per gli allenamenti di qualità: ripetute e simili. Solitamente questi allenamenti non superano mai i 10km. Oppure, le uso per gare brevi. Esistono anche scarpe che sono proprio specifiche per la gara, ma non ne possiedo. E non è che non ne ho perché ora non ci sono gare ufficiali in vista. E’ che sono un tapascione e spendere 200€ per un paio di scarpe, che magari non saprei neanche sfruttare al 100%, non mi sembra una grande idea.
Uso le scarpe “intermedie” per le uscite di corsa lenta o di ritmo medio. All’inizio usavo le Aduro 6 anche per i lunghi. Diciamo che il range di chilometraggio di queste scarpe va da un’uscita breve di 6-7km, fino alla mezza maratona. Tant’è che l’ultima mia mezza, corsa a febbraio, l’ho fatta proprio con queste scarpe. Quindi, sì, anche loro le ho usate in gara.
Infine, uso le scarpe più protettive per i lunghi ed i lunghissimi. Sicuramente le ho ai piedi quando ho in programma di superare i 20km. Tuttavia, mi è capitato di usarle anche per qualche lungo meno impegnativo, attorno ai 15km. Come detto, anche questa tipologia di scarpa, per un pippone come il sottoscritto, può essere adatta anche alla gara. Ovviamente per una competizione lunga, come la maratona, dove il comfort è fondamentale, ancor più della prestazione.
Sintetizzando, adeguo la scarpa al chilometraggio ed alla velocità che penso di sostenere in quella determinata uscita, sia essa un allenamento che una gara. Non avendo scarpe specifiche per le gare, uso quelle che ho, in base alle loro caratteristiche, adattandole alla competizione che vado ad affrontare.