Perché focalizzarsi sui fondamentali della corsa

Si dice che tutti si sia in grado di correre. Viene naturale farlo.
O almeno in teoria.

La verità è che per tanti di noi tapascioni non è così. Specie per chi viene da tanti anni di sedentarietà.

Il nostro corpo ha perso l’abitudine allo sport ed alla corsa nello specifico. E non è detto che si sappia correre davvero.

E tra questi mi ci metto dentro anch’io. Che magari non sono rimasto proprio fermo-fermo a lungo. Bene o male, sport ne ho sempre fatto nella mia vita, proprio perché sono un appassionato di tante attività sportive. Ma la corsa nello specifico l’avevo un po’ abbandonata o scarsamente considerata.

Invece, iniziare a correre senza padroneggiare i fondamentali a lungo andare potrebbe portare a scompensi e fastidi. O peggio, ad infortuni.

Inoltre, correre bene, con dei buoni fondamentali, vuol dire avere un movimento più “economico” in termini di dispendio energetico. Che ne fa conseguire un miglioramento delle performance, sia per quanto riguarda la velocità, che la resistenza.

Oggi non voglio focalizzarmi su quali siano e come si allenino i fondamentali della corsa. Cosa che magari vedremo più avanti.

Voglio intanto approcciare l’argomento, spiegando perché essi siano così importanti. Del resto, se si chiamano “fondamentali” un motivo ci sarà.

Sintetizziamo dicendo che i fondamentali potrebbero essere:

  • Tecnica di corsa (piedi, gambe, busto, braccia, ecc)
  • Respirazione
  • Fondo

Quest’ultimo è un elemento decisamente importante per chi vuole correre medie e lunghe distanze.

Fare il fondo è utile tutto l’anno, ma come detto anche in alcune puntate precedenti è proprio in questo periodo che si può fare più a cuor leggero, con le gare probabilmente distanti ancora qualche mese o chissà quando.

Ma perché le basi sono così importanti?
Vi faccio un esempio: l’inglese (o una qualsiasi lingua straniera) noi non la padroneggiamo perfettamente e quindi quando mandiamo una mail in inglese la rileggiamo mille volte, arrivando a spedirla con un testo impeccabile. Invece, quando parliamo in italiano no. Spediamo subito, fidandoci di quello che abbiamo scritto. Con il rischio di lasciare al suo interno errori di battitura o proprio grammaticali, assolutamente evitabili.


Con la corsa è la solita cosa, perché diamo per scontato di “saper correre”.

Invece troppo spesso si sottovalutano le parti fondamentali, dandole per assodate.
Al contrario, dobbiamo lavorare invece su quelle: su quegli aspetti che spesso si sottovalutano, che poi alla fine sono quelli più importanti in termini di rendimento e di risultati. Come se non sapessimo affatto correre. Cosa, peraltro, vera per sicuramente me e penso anche per altri.
Per usare il principio di Pareto: con il 20% delle cose basilari, svolgiamo l’80% delle nostre attività.

Ecco, impariamo al meglio il 20% della corsa, con la tecnica di base, con la costruzione di un buon fondo e così via. E poi aggiungeremo in un secondo momento il resto.

Insomma, immaginate di essere all’estero (magari, eh! Dato il momento…). In una nazione dalla lingua a voi sconosciuta. Avete bisogno di indicazioni per raggiungere l’hotel ed il vostro smartphone non vi prende o non ha internet abilitato per l’estero.

Quando fermerete un passante farete di tutto per farvi comprendere, anche ricorrendo alla gestualità, tipica di noi italiani, e per capire ed assimilare le indicazioni ricevute.

Lì sì che vi impegnate sulle cose importanti. Baderete al sodo e non certo alle sottigliezze. Baderete ai fondamentali.

Ecco, impegnatevi allo stesso modo per migliorare gli aspetti davvero essenziali del running. Troppo spesso ci si intestardisce con ripetute, fartlek, progressivi, esercizi strani. Ignorando però le cose più semplici, ma importanti.

Con questo non sto dicendo che gli allenamenti di qualità o il potenziamento a casa non serva. Dico solo che bisogna a volte rivedere le nostre priorità quando stiliamo una tabella di allenamento.

E’ figo, e ci sentiamo fighi, quando facciamo un allenamento piramidale, un lungo alla Tergat, oppure un 6×800 con 3×1000, radice quadrata e resto di due.
Ma siamo sicuri che queste uscite siano quelle più importanti per noi tapascioni? Onestamente, non credo.

Impariamo i fondamentali, lavoriamo sulle cose essenziali, non trascuriamoli nel nome di qualche allenamento dal nome esotico che abbiamo sentito fare ad un professionista. Poi, quando davvero saremo pronti, ci fionderemo anche sui potenziamenti e sugli allenamenti più particolari.

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Correre con il freddo fa bene?

Lo spunto per l’episodio di oggi mi è arrivato dall’amico Giuseppe Del Gaudio, di Runner’s Tales.

Infatti, qualche settimana fa Giuseppe aveva messo su Instagram un box per ricevere domande. Ed una era stata “Allenarsi con temperature fredde fa bene al corpo?”.

Giuseppe mi ha così passato la palla ed eccoci qui. E sviscerare questo argomento!

Partiamo dalla risposta secca, dando la ciccia subito: sì. Correre ed in generale fare attività fisica con il freddo fa bene.

E così se volete potete chiudere la puntata già ora!

Ma se siete curiosi di saperne il perché, adesso andiamo più nel dettaglio.

Prima, però, una doverosa premessa: in questa puntata non vi parlerò di come vestirvi con il freddo, come allenarvi in inverno o cose simili. Darò in conclusione solo alcuni consigli veloci a riguardo, ma legati a ciò che vedremo nei prossimi minuti. Ovvero, il perché correre con il freddo sia positivo.

  1. Aumenta la vitamina D
    Ci sono alcuni studi scientifico-medici (tra i quali uno americano molto recente – link alla ricerca della Virginia Commonwealth University: https://www.escardio.org/The-ESC/Press-Office/Press-releases/vitamin-d-levels-in-the-blood-linked-to-cardiorespiratory-fitness) che hanno dimostrato come fare attività fisica a basse temperature sia uno stimolo per la produzione di vitamina D.
    Per chi non lo sapesse, la vitamina D è un elemento importante per migliorare le proprie performance atletiche. Inoltre, contribuisce attivamente alla salute delle nostre ossa.
  2. Fa bene ai polmoni
    Sempre lo stesso studio ha evidenziato come livelli più alti di vitamina D corrispondano a migliori capacità di esercizio fisico. In aggiunta, chi aveva più vitamina D nel sangue era stato in grado nel tempo di migliorare la propria capacità polmonare, che per noi vuol dire contribuire ad accrescere il nostro Vo2Max.
    Pensate che le persone dalla più alta percentuale di vitamina D nel sangue avevano una capacità cardiorespiratoria 4,3 volte superiore rispetto a chi ne aveva meno.
  3. Fa dimagrire
    Che soprattutto dopo il periodo delle feste non è così male.
    Infatti, il nostro corpo deve mantenere una temperatura costante, in qualsiasi condizione atmosferica si trovi. La cosiddetta termoregolazione. E se viene esposto a lungo al freddo, userà le calorie per farlo. In questo modo, con il freddo si brucieranno più calorie rispetto a quelle che si consumerebbero al caldo.
    Ma non solo. Secondo uno studio inglese, il freddo contribuisce a stimolare la termogenesi. Cioè, il processo metabolico con il quale l’organismo produce calore. E qua si torna a quanto detto prima: producendo più calore si dimagrisce di più.
  4. Migliora la salute del cuore, delle ossa e dei muscoli
    Come detto nel punto 1, la vitamina D è responsabile della salute delle nostre ossa. Ma non solo. La ricerca scientifica degli ultimi anni ha dimostrato che questa sostanza porti effetti positivi anche al cuore e ai muscoli.
  5. Allunga la vita
    Solo questo punto dovrebbe bastare per convincervi.
    Migliorando la salute del cuore e dei polmoni, si migliorerà tutto il sistema cardiorespiratorio. Ed è stato dimostrato come le persone con una maggiore idoneità cardiorespiratoria siano generalmente più sane e vivano più a lungo.
    Nella corsa, questa sarebbe la capacità del cuore e dei polmoni di fornire ossigeno ai muscoli durante l’esercizio. In parole più povere e più conosciute: il Vo2Max.

    Aggiungere che a me, personalmente, correre fa anche passare il raffreddore. Ma in questo caso non c’è supporto scientifico della cosa, ma solo la mia esperienza, per quanto possa contare.

Insomma, correre con il freddo fa bene, ed è dimostrato anche dalla ricerca.
Ma ci sono giusto alcuni consigli da aggiungere, per farlo al meglio.
Come anticipato nel disclaimer ad inizio episodio, non vi dirò “Mettete questo, fate questo esercizio” e  così via. Ma vi dirò giusto due dritte di buon senso per allenarsi nel modo corretto.

Fate un riscaldamento muscolare adeguato
Prima di iniziare con la corsa o con qualsiasi altra attività è sempre necessario scaldarsi. A maggior ragione con il freddo, dove gli infortuni muscolari potrebbero essere più frequenti.
Ognuno ha la propria routine. Non entriamo ora nel dettaglio sul come farla. L’importante è che diate il giusto tempo al vostro corpo per scaldarsi.

Abbigliamento corretto
Pensavate che non si sarebbe parlato di vestiti per nulla?
Correre con il freddo non significa girare ignudi per averlo a tutti i costi.
Quello che basta fare è correre senza sudare. Basta vestirsi nel modo giusto. Ricordatevi la solita regola dei 10 gradi, che ho già nominato numerose volte in passato.
Coprite bene il busto, con più strati tecnici, traspiranti e termici.
E proteggete anche le estremità: testa, mani, piedi: le parti più delicate del corpo umano.

Coprite le vie respiratorie
Qualcuno ha parlato di buff da mettere sopra bocca e naso a mo di mascherina?
Soprattutto nei primi minuti di allenamento, l’aria fredda inspirata potrebbe mettere a dura prova le vie respiratorie: gola, bocca e naso. Con mal di gola e raffreddori.
Ed allora meglio coprirla con una fascia scaldacollo, finché il nostro corpo non si è abituato del tutto.

Non correte a digestione non completa
Non iniziate un allenamento col freddo se la digestione non è ancora terminata. La digestione richiede sangue. Sangue che però servirebbe anche al resto del corpo per muoversi e per attivare un corretto meccanismo di termoregolazione.

Cercate e trovate la giusta motivazione
Quest’ultimo è un consiglio meno tecnico, ma non meno importante. Non è sempre facile trovare la voglia per correre in inverno, con il freddo. A volte il richiamo del letto, della copertina e del divano sono moooolto forti. Ma per proseguire con gli obiettivi a lungo termine è importante allenarsi anche quando fuori il clima non è così invitante.

Personalmente, preferisco correre con il freddo, rispetto a farlo in piena estate, sudando come una bestia. Ok, non è il periodo che preferisco in assoluto. Per me il top sono la primavera e settembre-ottobre, ma fidatevi che anche l’inverno ha il suo fascino.

E’ vero che mi si ghiacciano sempre le mani, nonostante i guanti, ma correre con il freddo è bello: c’è meno gente, c’è più silenzio e tranquillità, non si suda, si possono fare anche buone prestazioni, ci si scalda dopo poco e quando accade è una bellissima sensazione. Dopo che ci si è acclimatati, correre in inverno può essere davvero piacevole non ci sono scuse per non farlo!

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La respirazione nella corsa

Argomento suggeritomi da Giacomo. Ma non è comunque il primo che conosco chiedermi lumi in merito.

E’ un tema molto complicato e controverso.

Ci sono 1000 scuole di pensiero diverse in merito. Respirare solo con il naso, solo con la bocca, con tutti e due, inspirare con il naso ed espirare con la bocca, ecc ecc…

E allora oggi anch’io voglio dire la mia: così le scuole di pensiero diventano 1001.

Prima di tutto, giova ricordare di come il respiro per noi runner sia fondamentale. E lo sia ancor di più per quello che a me piace definire un po’ come lo stato zen che raggiungiamo correndo, quello di meditazione in movimento.

Respirare bene è importante affinché si sia felici e rilassati al termine di un allenamento.
Ma lo è altrettanto per poter e saper usare il giusto tipo di respirazione in base all’uscita che si vuole svolgere.

Ho notato su me stesso che se controllo il respiro riesco a godermi di più la corsa e, perché no, anche ad andare un po’ più veloce in certe situazioni, che male non fa.


In generale, dividerei la visione della cosa in due macro-categorie: principianti e runner più evoluti.

Partiamo dai principianti o da chi comunque non corre con metodo e costanza.

Qua se mi conoscete lo sapete: su questo podcast siamo molto pratici. E non ci facciamo troppe pippe mentali.

Quindi la mia risposta sarà semplice.

Correndo, il nostro corpo tenderebbe a respirare principalmente con la bocca e poi con il naso a supporto. Respirate come vi viene naturale, istintivamente. Senza forzare nulla.
Usate la bocca al 100% e se ci riuscite cercate di usare anche il naso. Perché naso e bocca insieme renderanno lo scambio di ossigeno più veloce e soffrirete meno.

Lo so che i coach potrebbero inorridire davanti ad un consiglio di questo tipo, ma dobbiamo fare i conti con la realtà dei fatti. Se siete all’inizio, cercherete di respirare con ogni orifizio possibile, orecchie comprese. E pure con altre parti del corpo che adesso non voglio nominare.

Perché il corpo andrà in affanno a prescindere dalla velocità alla quale si correrà. E avrà bisogno di tutto l’ossigeno possibile per permettere al corpo di muoversi adeguatamente.

Iniziare fin da subito con delle metodologie più “scientifiche” avrebbe teoricamente senso, perché le persone imparerebbero fin da subito a respirare bene. Ma, d’altro canto, metterebbero il runner sotto una grossa pressione, portandolo fin da subito ad avere il fiatone. Questo, a cascata, porterebbe al fatto di soffrire troppo mentre si corre, così da guastare il piacere della corsa. E così probabilmente la soluzione sarebbe una ed una sola: smettere di correre.

Ulteriore precisazione: questa è una piccola provocazione e con questo non sto dicendo che non sia giusto cercare di respirare nel modo corretto. Infatti, come appena detto, sarebbe giusto farlo fin dal primo istante nel modo migliore. Ma se farlo poi comporterà ad un abbandono definitivo della corsa, meglio aspettare a fare le cose più avanzate.

Insomma, se siete dei super tapascioni, correte respirando con naso e bocca insieme, con il ritmo che riuscite a tenere. Fatelo in modo istintivo, senza imporre al respiro ritmi che non sono vostri. Per un principiante ogni allenamento sarà ad alta intensità e ad ogni respiro sarà necessario incamerare più aria possibile.

Poi, dopo che avrete corso per un po’ di tempo potrete passare ad uno stadio più evoluto, dove effettivamente è possibile fare dei ragionamenti sul come respirare.

Ed è qui che veniamo al secondo gruppone: quello dei runner più esperti.

Una volta che avrete superato la fase iniziale, con lo scoglio che ferma i neo-runner dopo poche uscite, potrete pensare ad una respirazione più sensata.

Spesso diamo la respirazione per scontata, essendo un gesto involontario. Del resto, nessuno è mai morto perché si è dimenticato di respirare. Ma è giusto comunque cercare di migliorare sotto questo aspetto. Anche perché la corsa è decisamente influenzata dal nostro respiro e viceversa.

Ma insomma, durante la corsa meglio respirare con il naso o con la bocca?

Quando corriamo, come detto e consigliato per chi inizia, ci viene più istintivo respirare principalmente con la bocca ed in seconda battuta con naso e bocca insieme. Perché ci consente di introdurre una maggiore quantità di ossigeno.

In questo modo sia l’inspirazione che l’espirazione sono più rapide ed efficienti. Il passaggio è immediato, specialmente tramite bocca.

Tuttavia, questo non è l’unico metodo utilizzabile.

Vediamo cosa si può fare, caso per caso.

  1. Respirare solo con il naso

Usare il naso ci permette di filtrare e scaldare l’aria fredda prima che arrivi ai polmoni. Soprattutto in inverno può essere utile.

Inoltre, il naso è una sorta di limitatore naturale. Come i fermi sul cinquantino. Che avevo anch’io e che appena ho potuto ho fatto levare.
Correndo usando solo il naso per respirare farà sì che il vostro corpo non riuscirà naturalmente a superare una certa velocità senza andare in affanno. Questa pratica può essere ottima per chi vuole fare una corsa lenta rigenerante in modo naturale, senza guardare al proprio battito o al cronometro.

Correre respirando solo con il naso secondo me è figo, perché aiuta davvero a trovare la concentrazione ed il relax. Ovviamente, non potremo chiedere troppo al nostro corpo in termini di performance.

Attenzione: per respirazione di naso intendo sia inspirazione che espirazione. Non date retta a chi vi dice che è giusto inspirare con il naso ed espirare con la bocca.

  1. Respirazione con la bocca

Andando avanti con la velocità, sarà necessario incamerare più ossigeno. E per farlo dovremo usare la bocca. E anche il naso in certe occasioni, quelle più impegnative.
Questa tipologia di respirazione è necessaria solitamente dai ritmi medi a salire: ripetute, cambi di ritmo, salite, ecc…
In questo caso quello che cambierà tra un ritmo e l’altra sarà la velocità con la quale eseguiremo inspirazione ed espirazione. Ma lo vediamo meglio tra poco.
Vi anticipo solo che più sarà rapido il vostro passo e più sarà necessario aumentare il numero di respiri: logico, no?

Altri consigli

  1. Respirazione diaframmatica

Di solito tendiamo a non usare tutto lo spazio che hanno a disposizione i polmoni per l’ossigeno. Cioè, siamo portati ad avere una respirazione toracica. Cioè, in cui è solo la parte alta dei polmoni a riempirsi di aria.

Durante la corsa la respirazione quasi automaticamente diventa diaframmatica, cioè di pancia. Questo tipo di respirazione cerca di sfruttare tutta la capacità polmonare, permettendo al corpo di aumentare la quantità di ossigeno introdotta.

Dico “cerca” perché non sempre siamo in grado di usarla proprio al 100%.

In ogni caso si può “allenare”. Ed è anche semplice e rilassante farlo.

Provate a fare questo esercizio:

  • Sdraiatevi sul divano, sul letto o sul tappetino che usate per fare gli esercizi a casa e poggiate le mani sullo stomaco.
  • Inspirate ed espirate profondamente, in modo controllato, provando ad espellere tutta l’aria dai polmoni. Dovreste riuscire a vedere le vostre mani che vanno su e giù insieme al respiro.
    Se la pancia si muove poco o nulla significa che state facendo una respirazione alta, di torace. Invece, la pancia deve riempirsi d’aria il più possibile.
  • Provate ad espellere tutta l’aria dai polmoni quando espirate. Con un po’ di esercizio, apprenderete questo tipo di respirazione, che diventerà più automatica e naturale.

Inoltre, anche lo yoga tende a portarvi verso questo tipo di respirazione. Per cui, se ogni tanto lo praticate, avrete sicuramente dei benefici in questo senso.

  1. Sincronizzare la respirazione con i passi

Questa è una cosa più avanzata e più difficile. Ma è giusto dirla, per completezza di informazione e perché ad un certo punto della propria carriera (tra virgolette) di runner potrebbe esser giusto tentare.

Ovviamente, si tratta del classico caso di “Facile a dirsi, un po’ meno a farsi”. E’ un sincronismo non così banale, che può richiedere qualche uscita per essere assimilato bene.
Mi spiego meglio: la velocità con la quale inspiriamo ed espiriamo influenza anche la nostra velocità. Perciò, in un momento in cui sarà necessario correre fortissimo useremo un certo tipo di respirazione, in un ritmo medio ne useremo un altro e così via. Un po’ come i giri del motore delle auto. Non so perché ma viene sempre facile fare dei parallelismi tra le macchine e l’uomo.

Ma cosa significa sincronizzata con i passi?
Vuol dire che si dovrebbe inspirare per un determinato numero di passi (2 o 3 di solito) ed espirare anche in questo caso per un numero N di passi (1, 2 o 3).
Ad esempio, 3 passi inspirate e 3 passi espirate. Oppure, 2 passi inspirate, 2 passi espirate. E così via. Le varianti sono moltissime e come spesso accade non c’è una regola fissa, giusta o sbagliata. Sta a voi cercare di regolarvi.

Solitamente, più si va veloci e più il respiro sarà breve. Ad esempio, 2 passi inspirazione ed uno per un’espirazione molto veloce, dove l’uno di espirazione è una botta secca a buttar fuori tutta l’aria. Ma potrebbe essere anche 2 inspirazione e 2 espirazione.
Invece, per ritmi meno sostenuti si può andare anche sui 3 passi per inspirazione e 2 o 3 per l’espirazione.

Come detto, ognuno è fatto a modo suo e troverà una o due combinazioni con le quali si troverà meglio.

Per capirlo, l’unica è uscire e andare a testare quale respirazione fa per voi ed in che situazione.

All’inizio non sarà così facile da mettere in pratica questa cosa e presumibilmente imparare vi richiederà attenzione e concentrazione. Ma poi a lungo andare la cosa diventerà più automatica e naturale.

La maggior parte dei runner sembrerebbe trovarsi a suo agio con una respirazione 2/2 o 3/3, perché farlo con passi pari viene più facile da imparare. E così potreste fare all’inizio per approcciare questa aggiunta al vostro bagaglio di corridori. Ed è più o meno quello che faccio io, o almeno cerco di fare, il più delle volte.

C’è poi chi preferisce invece una somma dispari perché pare (e qua riporto solo quello che ho letto in giro) che mentre espiriamo ci sia una sorta di rilassamento dei muscoli addominali, che provoca un leggero squilibrio. Con una respirazione pari si andrebbe a riportarlo sempre sulla stessa gamba e piede, invece con una dispari si farebbe 50 e 50.
Però, davvero, queste sono pippe mentali da super runner, che a me onestamente appartengono poco. Già faccio fatica a seguire una respirazione come si deve, figuriamoci se riesco a controllare anche questa cosa.

Come già detto: testate, provate su voi stessi e cercate di capire quello che preferite voi.

Non prendete per oro colato questi dati, specie questi ultimi sui passi collegati al respiro. Uscite e provate cose diverse. Solo in questo modo capirete quali saranno le modalità giuste per voi, quelle che vi piacciono di più.

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La Tapasciata di Capodanno Virtual Run: le classifiche

Innanzitutto, grazie a tutti coloro che hanno partecipato e grazie a tutti quelli che hanno condiviso l’evento.

E’ stato davvero bello poter riempire i social delle vostre Tapasciate.
Se siete curiosi di rivedere un po’ delle vostre corse, ho tutte le stories dove mi avete taggato nel mio profilo Instagram, nelle storie in evidenza.

Siete stati davvero in tanti: non me lo aspettavo quando ho iniziato ad organizzare questa gara. Titubavo, proprio perché pensavo sarebbe stata una corsa solo tra noi intimi. Ed invece, è andata ben oltre le mie più rosee aspettative!

Premi tangibili, purtroppo non ce n’erano. Ed è ancora un maggior vanto aver avuto così tante adesioni.

In totale, sono state fatte 52 tapasciate, 27 da 5km e 25 da 10km.

Ci sono stati alcuni tempi davvero ragguardevoli.

Ho notato qua e la anche alcuni personal best: sono davvero contento di aver contribuito, seppur in minima parte a questi risultati. Il merito è vostro, che avete corso, ovviamente. Ma almeno mi prendo una piccola percentuale, per avervi spronato a dare il meglio, nonostante il periodo festivo.

C’è anche stato qualcuno che ha voluto partecipare solo per il piacere di condividere l’evento. E andava benissimo così: questo alla fine era lo spirito!

Guardando su Strava e tra le vostre condivisioni sui social ho notato come ci siano stati anche alcuni che hanno preferito il dislivello al tempo. In effetti non era prevista una classifica per questo genere di attività, che magari potremmo implementare in un prossimo evento.

Qualcuno ha anche voluto mandarmi direttamente il proprio contributo e commento.

O addirittura ha personalizzato, stampato ed indossato il pettorale. Così come ha fatto Luca. Vi metto la sua splendida foto.

Ma grazie anche a chi mi ha poi scritto in privato: video, messaggi scritto, messaggi vocali. Siete stati davvero in tantissimi!

Ma, insomma… Com’è andata alla fine? Chi ha vinto e con che tempi?

Come ben sapete, non si vinceva nulla, se non la gloria eterna. Cosa tuttavia non trascurabile di questi tempi. Ve la potete mettere nel vostro curriculum!

E quindi adesso vediamoli i vincitori morali di questa Tapasciata di Capodanno.

TROVATE LE CLASSIFICHE CLICCANDO QUI.

Come sono andato io, per la cronaca?

Ho corso la 5km al mattino del giovedì. Chiudendo in 23:15. 6° in classifica.
Quasi due minuti peggio del mio personale sulla 5km, ma non mi posso lamentare, visto il mio stato di forma attuale, che è piuttosto lontano dall’essere ottimale. Soprattutto post-festività, dove ho fatto abbastanza schifo a livello mangereccio-alcolico. Zavorrato anche dai doni super-graditi ricevuti dai Patrons, dei quali mi sono strafogato durante le feste.

La 10km invece l’ho fatta al sabato. E ho fatto registrare 49:49, finendo 8°. Anche in questo caso, un paio di minuti più lento del mio PB, ma ho scelto un percorso con qualche saliscendi e mi sono beccato nella seconda metà di gara un bel po’ di pioggia, vento contrario e pozzanghere annesse. Nonostante questo, mi sono divertito un sacco!

Alla fine oltretutto mi sono reso conto che avevo ancora benzina, segno che sono più abile sulle distanze più lunghe, ma sull’esplosività faccia un po’ schifo, non essendo nemmeno troppo bravo a dosare lo sforzo.

In ogni caso, a prescindere dal tempo fatto, per entrambe le uscite è stato un vero piacere.

Spero che sia stato così anche per voi: che questa Tapasciata sia stato un evento divertente e motivante, per creare ancor più unione tra voi folli che mi ascoltate e seguite.

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The Clean Outdoor Manifesto

“Siamo snowboarder, siamo sciatori, siamo runner, siamo climber, siamo ciclisti, siamo trekker. Siamo tutto ciò che è OUTDOOR.”

Inizia così “The Clean Outdoor Manifesto”.

Un vero e proprio manifesto culturale di chi ama lo sport. E di chi ama la natura.

Alcuni nomi tra i primi 12 promotori, se seguite Buckled, non vi saranno nuovi: Francesco “Paco” Gentilucci, Davide Grazielli, Eva Toschi.

Ovviamente non tutti e 12 sono dei runner. Alcuni praticano sport sulla neve, altri in bici, altri ancora in montagna.

Ma insomma, tutti appassionati di attività all’aria aperta. 

The Outdoor Manifesto nasce da questo gruppo di persone dotate di una sensibilità profonda nei riguardi della natura, per mettere o meglio rimettere l’outdoor al centro dell’attenzione. Provando a creare un vero e proprio cambiamento culturale, fatto di persone e di attività sane e pulite.

Il Manifesto parla di vedere noi stessi come elementi importanti della natura, ponendosi al suo servizio e non al di sopra.
Si parla di vivere lo sport e tutte le attività all’aperto, comprendendo il contesto naturale in cui ci si muove, tutelando la natura e la libertà degli animali, delle piante di tutto quanto l’ambiente.

Il Manifesto vuole diffondere un modo di vivere la natura in modo pulito (clean), consapevole. Vuole riavviciare le persone alle proprie origini, portando un cambiamento mentale e culturale, che possa essere in grado di influenzare il mercato e chi opera all’interno di questo mondo, affinché si sia più responsabili ed attenti nei confronti del mondo in cui viviamo.

Si parla di sostenibilità ambientale, di creare attività, di costruire una cultura che tuteli al più possibile il patrimonio naturalistico.

Vi chiederete: “Ok, ma a cosa serve questo Manifesto?”.

Beh, come detto è un modo per provare a sensibilizzare le persone, partendo dal basso. Da noi stessi. Una tecnica per dare un impulso di consapevolezza ecologica al mondo in relazioni all’outdoor.

La community accoglie chiunque abbia voglia di contribuire a questa presa di coscienza ambientale e che sia pronto ad intraprendere le azioni necessarie per difendere gli ambienti naturali.

Oltre ad essere una via per moralizzare (anche se è un termine che non mi piace). Preferisco dire invitare. Insomma, invita le persone a cercare di applicarne le regole condividendone il fine ultimo.

Cercando di portare la nostra vita ad abitudini più sostenibili, più improntate al rispetto della natura.

Ma nel pratico? Cosa fanno? E’ anche una via per informare le persone a riguardo. Infatti, all’interno del sito esiste la sezione “Journal”, con tanti articoli e testimonianze, dove davvero chiunque può scrivere per evidenziare problematiche del suo territorio, proporre visioni, spunti di riflessione, raccontare storie, esporre e condividere la propria esperienza.

E poi si propone di organizzare azioni e collaborazioni che possano operare in questo senso, favorendo e sensibilizzando le persone e gli enti coinvolti.

Se vi interessa dare anche solo una piccola mano, potete aderire ed entrare a far parte dell’elenco dei sottoscrittori. La cosa è assolutamente gratuita. E richiede solo la compilazione di un semplice modulo.

Ovviamente mi auguro che non si tratti solo di un’adesione tanto per entrare nell’elenco, ma che vi ispiri e che vi porti davvero ad un comportamento in linea con i principi del Manifesto.

Manifesto: https://www.theoutdoormanifesto.org/manifesto-ita/
Journal: https://www.theoutdoormanifesto.org/journal/
Sottoscrizione: https://www.theoutdoormanifesto.org/sottoscrivi/

Instagram: https://www.instagram.com/theoutdoormanifesto/
Facebook: https://www.facebook.com/theoutdoormanifesto

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