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Come gestire gli imprevisti nella corsa

Lo spunto per l’argomento odierno viene dal carissimo Francesco Siviero, con il quale qualche tempo fa ho pure condiviso una breve corsetta in quel di Bologna e che ringrazio sia per la compagnia, che per il supporto costante.

Sarò super onesto: mi aveva fatto questa domanda tipo un anno fa. Anzi, un anno e mezzo fa. E mi ero appuntato la cosa, perché la reputavo interessante. Ma poi alla fine della fiera mi veniva sempre in mente di trattare altre cose.

Però alla fin fine ho finalmente deciso di parlare della faccenda.

Ma veniamo allora a questo argomento: basta tergiversare.

Francesco mi aveva mandato un lungo messaggio con una sua riflessione.

Ve lo sintetizzo: quel giorno voleva correre un bel lungone da 30 km. Come da abitudine, ha controllato prima di partire il meteo: le previsioni non danno pioggia.

Primi 10 km, tutto ok. Tra l’altro stava correndo proprio nella zona dove ci siamo beccati noi due per correre assieme. È una splendida zona per correre, ma comunque il terreno è sterrato. Ed in caso di pioggia intensa, il terreno si riempirebbe di pozzanghere e fango. E puntualmente inizia a cadere qualche goccia.

Esce saggiamente dal sentiero, ma si trova tipo 13 km da casa. Ed incomincia a piovere di brutto.

Insomma, il finale lo avete già in buona parte capito: corre per tornare verso casa, inzuppandosi alla grande. Almeno aveva con sé una giacca a vento del Decathlon, meglio di nulla.

In qualche modo, coraggiosamente, porta a termine lo stesso i 30 km previsti, per poi rientrare a casa zuppo ed infreddolito. Penso che anche a voi sia capitato qualche volta.

Insomma, tutto ciò per introdurre il vero tema di oggi: che sito di previsioni meteo guardare?

No, scherzo. L’argomento è l’imprevisto. Come gestirlo, come provare a prevederlo, per quanto possibile.

Partiamo dal concetto che un imprevisto è, come dice il vocabolario, qualcosa di “non previsto, che giunge quindi inaspettato o di sorpresa”. Di conseguenza, prevederlo è pressoché impossibile.

Però almeno ci si può attrezzare, sia con materiale che con altri piccoli stratagemmi.

Infatti, l’idea è quella: essere previdenti e poi provare a gestire con raziocinio e lucidità un eventuale problema. Che può essere la pioggia, come in questo caso, ma anche una scivolata, un crampo, una storta, un infortunio muscolare, una gara cancellata, il perdersi e così via.

Di come prepararsi per una corsa lunga, dove alla fin fine è più probabile che ci sia qualche problemino, ne ho parlato abbastanza di recente.

Episodio “Come pianificare le corse lunghe”: https://www.spreaker.com/user/lorenzomaggiani/come-pianificare-le-corse-lunghe-running

Si può vedere buona parte di questa puntata come una sorta di integrazione a quanto dirò quest’oggi. La parte che andrà a coprire gli aspetti prettamente organizzativi. Che ovviamente aiutano in caso di necessità. Infatti, come dice Aldo Rock “Non esistono condizioni meteo avverse, esistono solo uomini arrendevoli”. E aggiungerei “disorganizzati”, se posso permettermi.

Perché, per l’appunto, partire prevenendo i problemi, ci aiuterà nell’essere più pronti a gestirli. Questo episodio appena menzionato credo che qua e là nel corso dei prossimi minuti lo nominerò ancora qualche altra volta. Ma oggi preferisco buttarla più sul filosofico e psicologico, dato che appunto ne ho già parlato ed ora non avrebbe di certo senso rifarvi tutta la pappardella sul come organizzarvi preventivamente per una corsa. 

Intanto, andiamo per ordine.

L’imprevisto che ci può accadere in allenamento o in gara, causa, va da sé, un problema da risolvere. Per quanto la corsa non lasci troppo spazio all’improvvisazione, specialmente su strada, qualche magagna può capitare. La differenza la faranno però le reazioni emotive che ne scaturiranno, così come la nostra capacità di essere lucidi e reagire, per quanto possibile, agli eventi negativi.

Chiaramente, è facile dirlo qua davanti ad un microfono, molto meno quando si sta correndo ed è magari la gara più importante della stagione. Ma ad ogni modo, la cosa giusta da fare sarebbe imparare ad aspettarselo ed accettarlo. Così da poter muoversi di conseguenza nel migliore dei modi.

In ogni caso, molti di questi problemi hanno soluzione, specie se ci si è organizzati bene a monte. Certo, non è così nel caso si inciampi e ci rompa una caviglia. Ma in tante altre situazioni gli imprevisti non sono così gravi da compromettere del tutto una nostra gara o allenamento.

E quindi, cerchiamo intanto di pararci il culo da ciò che possiamo limitare. Intanto, amministriamo quello che è possibile avere sotto il nostro controllo. Gestiamo il gestibile.

Anche solo così facendo, limiteremmo molto la possibilità di venir sorpresi da un contrattempo e, anche nel caso arrivasse ugualmente, saremo poi in grado di difenderci con prontezza.

Ed è qua che torna di moda la puntata che menzionavo prima sull’organizzazione.

Perché alcuni di questi sono “imprevisti prevedibili”, per così dire. Tutte cose che ci possono essere già accadute, che possono esser successe agli amici o che comunque ci potremmo anche aspettare. Condizioni meteo, pioggia e freddo, per dire. Oppure, errori nella scelta di scarpe e abbigliamento, andare in crisi e sbattere contro il famoso muro. Ma anche il fatto di sbagliar strada, inciampare e procurarsi qualche escoriazione e così via.

Sono tutti problemini piccoli. Che sì, possono farci perdere un po’ di tempo, ma che di certo da soli non dovrebbero essere in grado di impedirci di correre.

Questa è roba che ci può capitare sia in allenamento che in gara. E se accadesse durante una corsa lunga potrebbe anche aiutarci poi ad affrontarlo poi quando si avrà addosso un pettorale. Sarà tutta arte che entra.

Insomma… Aver dietro uno zaino con un antipioggia, un antivento, portarsi un gellino in più, aver con sé il telefono, anche se messo in modalità aereo. Cose così. Lo ripeto per l’ultima volta, prima di diventare noioso e stucchevole: ho già fatto un mega elencone di tutte queste precauzioni nella puntata che nominavo prima. Ed è inutile che ora riparta con la lista.

Allenarsi in compagnia sicuramente è un’altra via per limitare i problemi e farsi coraggio a vicenda. Ma anche su strada, specie se si è in allenamento e da soli, non è di certo un problema portarsi un piccolo vest o marsupio con gli elementi essenziali per affrontare un imprevisto.

In questo modo, semmai capiterà, si sarà subito pronti a reagire, attrezzati nel modo adeguato. Così facendo, non ci prenderanno più alla sprovvista.

Poi è chiaro che non si può essere predisposti per il 100% dei possibili problemi. Ma intanto in questa maniera avremo eliminato una grossa fetta. Decisamente quella più importante. Anche perché se l’intoppo è al di fuori di queste problematiche, è presumibile che si tratti di qualcosa di grosso e decisamente più impattante.

Questi fin’ora erano gli imprevisti prevedibili e gestibili. Con esperienza, pianificazione e calma, dando loro il giusto peso, sono tutti superabili con facilità.

Però, appunto, ci sono anche altri possibili problemi. Come si può reagire in queste situazioni?

E quando vi accadono, adesso vi pongo qualche veloce domanda, siete in grado di riconoscere le emozioni che ne scaturiscono? Sapete quali sono le cause delle vostre difficoltà?
Se le conoscete, siete già sulla buona strada. Altrimenti, sarebbe bene ragionarci su, perché prima di poter risolvere un problema bisogna riconoscerlo e conoscerlo.

Ognuno ha il proprio carattere, la propria emotività e reazione ai fatti. Ma in linea di massima le emozioni potrebbero essere incredulità, rabbia, sconforto, frustrazione e simili.

E si tende a reagire sempre nel medesimo modo. Provate a farci caso. C’è chi è più riflessivo, chi agisce più di impulso, chi si lascia prendere dallo sconforto, chi si incazza, ecc.

Si tratta di una sorta di automatismo che ha la nostra mente. E ci accade ovviamente senza che si riesca a gestirlo. In automatico, per l’appunto. Se no che automatismo sarebbe?

Di conseguenza, viene difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore (cit.). Ma soprattutto, tende a mancare la lucidità, sia per l’agitazione che ci provoca l’imprevisto stesso, cui va sommata la nostra reazione automatica.

E quindi, proviamo ad elencare alcuni consigli volanti per provare anche a gestire queste eventualità.

  1. Accettazione
    Lo accennavo anche a inizio episodio, per quanto sia più facile a dirsi che a farsi. Ma il primo passo è proprio rendersi conto della situazione ed accettare l’imprevisto. Fa parte anche lui del percorso.
    Che ne so, ci è venuto un crampo? Siamo inciampati e di conseguenza caduti? Non è che possiamo tornare indietro nel tempo ed evitarlo.
    Accettandolo comunque ci si inizierà già a sentire meglio e si potrà poi pensare a come affrontarlo. Tanto ormai è successo. Accettiamolo e andiamo avanti.
  2. Riconoscere le emozioni e non farsi trasportare troppo
    Sempre nell’ottica della lucidità e del discorso fatto poco fa sulle nostre reazioni automatiche. Arrabbiarsi o deprimersi un po’ è naturale. Lo faccio anch’io. Però l’ideale sarebbe rendersi conto di ciò che si sta provando, al limite anche sfogarsi un attimo, per poi recuperare al massimo la propria centratura, cercando di non farsi sopraffare dalle emozioni negative.
  3. Nessun senso di colpa
    Shit happens. Lo avevo pure già detto in qualche episodio precedente, non ricordo quale.
    Gli imprevisti accadono. A volte è colpa nostra, che abbiamo fatto una cazzata, tipo inciampare come dei pirla su una radice o un sasso (e parlo ovviamente perché è capitato anche a me). Ma in altre occasioni manco abbiamo delle responsabilità. Mica possiamo decidere le condizioni del tempo, per esempio.
    Ma a prescindere, quel che è fatto è fatto. Nessun senso di colpa. Se si è verificato un problema ormai non si può tornare indietro. Ciò che invece potete fare è usare l’esperienza e l’organizzazione per provare a limitarli.
  4. Esperienze pregresse
    Un consiglio anche correlato al precedente, se vogliamo. Ogni tanto gli ostacoli ci sono. La cosa giusta da fare è ricordarsene, farne tesoro, così da non ripeterli in seguito. Imparare dai propri errori e ricordarsi come si è riusciti a reagire ad un determinato intoppo.
    Sfruttate ogni avvenimento inatteso per imparare qualcosa da portarvi a casa, in modo che vi possa aiutare in eventualità future.
  5. Fanculo il perfezionismo
    Questo è un punto che da amante del controllo mi tocca da vicino. Ok, la programmazione e precauzione, l’ho già ripetuto mille volte, ci aiuta. Ma a volte si esagera pure. E si pretende che tutto sia impeccabile. Invece la corsa, così come la vita, non è così lineare.
    Tuttavia, non sempre questi imprevisti sconvolgono totalmente i nostri i piani. Perlopiù, spesso li cambiano solamente, rendendo l’obiettivo allo stesso modo raggiungibile. Perciò andate al sodo e comprendete se ciò che è realmente importante è ancora ottenibile.
    Qua vi faccio due esempi banali, che mi sono accaduti di recente.
    Alla UTLO volevo stare sotto le 4 ore e 30. Quando sono caduto e ho perso tempo, per un po’ ho creduto di non riuscire a raggiungere questo piccolo traguardo proprio per un inconveniente. La scivolata, per l’appunto. Ma invece, dopo qualche minuto di fastidio, ho capito che ce l’avrei potuta fare lo stesso. E così è stato.
    Oppure, altro esempio, ogni tanto su trail mi capita di sbagliare strada. E l’allenamento non esce fuori esattamente della durata prevista. A volte viene un po’ più lungo, a volte più corto. Ma non sono di certo problemi grossi, che intaccano una preparazione per una gara.
    In queste due situazioni non tutto è andato esattamente come da programma. Ma alla fine della fiera, l’obiettivo è stato raggiunto ugualmente.
  6. Mantenere la calma
    Il nervosismo peggiora solo le cose. Non risolve nulla. Lo so benissimo che un momento di incazzatura ci sta. Ne sono super consapevole ed io per primo ci casco a volte. Anche più che “a volte”.
    Però dovremmo provare ad imporci che a monte, a priori, anche in caso di imprevisto si riesca a rimanere calmi. Così da poter muoversi poi nel modo corretto. L’ho già detto e lo ripeto, che spesso non è così scontato. Ma purtroppo è questa la soluzione migliore. Vedrete che comunque con il passare del tempo e con l’esperienza anche questo approccio diventerà via via più semplice. Imparerete ad essere più zen.
  7. Obiettività
    Altro aspetto non sempre semplice da ottenere in queste situazioni. Ma pure qua, come per la calma, riuscire a guardare il più possibile la problematica con occhio critico, ci aiuterà nel reagire.
  8. Flessibilità
    Essere ben organizzati ci aiuta nella prevenzione. Ma a volte non è sufficiente.
    La flessibilità ci aiuta nel reagire agli imprevisti. Al rimbalzare con rapidità.
    Io stesso sono abbastanza quadrato quando faccio gli allenamenti. Però spesso non c’è un solo modo di fare le cose. Esistono alternative. Soluzioni bis, che poi spesso risultano pure migliori del piano originale. O perlomeno, più divertenti, sfidanti e soddisfacenti.
  9. Ridimensionare le cose
    Parliamoci chiaro: a meno che veramente non ci si sia rotti una gamba inciampando in un tombino, i problemi della vita sono altri. Specialmente per noi amatori.
    Poniamo tutto sul giusto piano.
    Rientriamo nell’ordine delle idee che questo per noi è un hobby, una passione. Anche la gara tanto agognata. Ci sono passato anch’io e lo so benissimo quanto girino le balle quando una gara va male.
    E se ci può girare il cazzo in allenamento, figuriamoci in gara, quando tutto è amplificato. Lo ben so.
    Ma se ci rendiamo conto che alla fine della fiera è solo un’altra esperienza ed un’altra situazione da gestire, all’interno di tutta la vita, anche questi problemi tenderanno a diventare più piccoli. A ridimensionarsi. E così facendo, gli daremo la giusta importanza. Che tra l’altro ci aiuterà a gestirli con più raziocinio e distacco, cosa che così ci permetterà una migliore reazione. È tutto collegato, in fin dei conti, se ci fate caso.

Questa era un po’ la mia visione sul tema. Da uno che non è né uno psicologo, né un mental coach, né un coach e basta. Solo un amatore, che come tutti, ha avuto i suoi problemi, infortuni, cazzate fatte, alti a bassi.
E so benissimo che è difficile cambiare certi approcci ed automatismi. Determinate reazioni e modi di fare, a volte ben radicati in noi. E non sarà di certo questa puntata a cambiarvi radicalmente le cose, ci mancherebbe. Anzi, magari vi invito ad approfondire la cosa con chi davvero ne sa più di me: il vostro allenatore o comunque uno specialista del settore. Io stesso sono a vostra disposizione per provare a costruire un confronto costruttivo sul tema, accettando anche correzioni ed integrazioni a quanto detto.

Ascolta la puntata!

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