L’insicurezza del coach

Puntata rapida di pensieri sul coaching. Che ogni tanto mi balzano fuori e provo a raccontarvi.

La mia riflessione odierna nasce da un pensiero che mi ronza in testa da tempo. Sostanzialmente dal giorno 1 in cui ho iniziato a fare l’allenatore. Prima con le cavie ed ora con chi è voluto rimanere + qualche nuovo allievo.

Ovvero… che io per quanto possa aver stra-studiato corsi, libri, studi scientifici e quant’altro, non sono mai sicuro al 100% di ciò che sto somministrando ai miei ragazzi.

Credo sia onesto e giusto dirlo. Anche perché penso che tanti di loro, se non tutti, ascolteranno questo episodio.

Ma davvero, anche nel caso fossi il coach più esperto e competente della storia, cosa che ovviamente non sono, non avrei la sfera di cristallo. E non avrei il controllo sulle tantissime varianti e variabili che entrano in gioco nel delicato ruolo e rapporto tra coach e allievo.

Oltretutto a volte ho notato questo stereotipo del coach che apre Training Peaks, guarda 4 o 5 parametri e stila la tabella in 30 secondi. Una tabella ineccepibile.

E via, con tutti i workout fatti dal primo all’ultimo, con una progressione meravigliosa, perfettamente tarati dal coach ed eseguiti altrettanto impeccabilmente dall’atleta. Con la gara che conseguentemente non può che inesorabilmente andare alla grande.

Beh, col cazzo! Non è proprio così… Mi dispiace.

Anche se sui social, Instagram su tutti, ci sono dei miei colleghi, indubbiamente più bravi e preparati di me, che dispensano soluzioni agili.
Consigli perlopiù universali, che a quanto pare sono perfetti per tutti.

Raccontati, magari in un reel, con una sicurezza e sicumera che io onestamente non ho e non voglio ostentare.

Attenzione. Adesso non voglio generalizzare, ci mancherebbe altro. Ci sono tanti coach bravissimi in giro. Molto più bravi di me.
Ma non so come si possa avere una risposta così netta ed assoluta in queste situazioni.

Magari sarò scarso io, non lo metto in dubbio.

Ma davvero, io non è che quando mi metto lì davanti al computer a valutare gli allenamenti da far fare sia proprio così sicuro di non sbagliare.

Certo, non è che metto i workout completamente a caso, lanciando i dadi e scrivendo le descrizioni bendato… Cerco di comprendere i dati a mia disposizione. Di darci un senso. Una interpretazione. Una logica.

Tra l’altro, partendo comunque dal presupposto che queste informazioni ci siano e siano corrette.

Anche perché, per citare Arthur Bloch, calza a pennello la sua frase “Se i tuoi dati sono sbagliati ma la tua logica perfetta, le tue conclusioni saranno certamente false”.

E qua viene fuori la mia anima da uomo di marketing e analisi delle statistiche.

Quindi, già bisognerebbe avere una base numerico-statistica solida e attendibile. Che per gli amatori non è detto che sia così al 100%.

Ma anche dando per assodato che questa ci sia, facciamo finta che sia così, devo poi interpretarli correttamente.

E poi applicare quello che ho imparato tra cose testate su di me e altre imparate studiando o con l’esperienza.

Cercando di fare al meglio il mio lavoro, sostanzialmente.

Ma le persone non sono dei freddi numeri. Per fortuna, aggiungerei.

Ed è qua che casca l’asino. Perché anche avendo tutti i grafichini giusti e un’analisi corretta, c’è sempre l’aspetto umano delle persone.

Qui ci vuole lato mio competenza, intuito, furbizia, esperienza, abilità.

Cose che a oggi so di non maneggiare al 100%. Soprattutto per quanto concerne l’esperienza. Diretta e con gli altri runner.

E poi c’è una cosa che reputo essenziale: la personalizzazione.
Addirittura, anche ad una stessa persona che affronta due preparazioni per la stessa gara quasi certamente metterò più di qualche allenamento diverso.
Certo, le basi resteranno le stesse. Ci sono dei pilastri. Degli elementi cardine.
Ma per l’atleta possono cambiare gli impegni, lo stato di forma, la voglia e altri mille fattori che adesso non sto ad elencare. Ma che se ci pensate pure voi, potete ben immaginare, anche se non siete seguiti da un allenatore.

Inoltre, ci metterei la mia volontà di sperimentare, cambiare ed adattare caso per caso, scoperta dopo scoperta.

Perché magari si nota come una persona possa reagire bene a determinati stimoli. O, al contrario, mal digerire certe tipologie di workout.
Motivo per cui chiedo sempre ai miei allievi feedback sulle singole sessioni il più possibile.

E c’è necessità di un confronto. Che può anche essere per messaggio, non per forza per telefonata, ma che è utile per aggiustare settimana dopo settimana il piano.

Perché, ripeto, nemmeno io sono sicuro al 100% di ciò che metto in tabella.

Ed anzi, credo sia importante modificare ed essere malleabili nell’approccio proprio in base a come reagisce l’allievo.
Specialmente nella prima fase, dopo che si è partiti, è necessario capire meglio cosa piace e cosa no. Cosa funziona meglio e cosa peggio.

Anch’io come tutti ho le mie fisse. Le mie idee. Il mio modo di allenare, di gestire le persone, di vedere un certo tipo di preparazione e studiare i piani.
Ad esempio, mi piace molto far correre tanto in “zona 2” e, se possibile, far macinare km. Credo che i volumi complessivi, quando si possono sostenere senza rischiare infortuni, siano importanti.

Ma alla fin fine non è per forza così per tutti. Perché, per esempio, c’è chi invece non regge tante ore di allenamento o non ne ha la minima voglia. E ci sta, perché poi chi seguo sono tutti amatori. Qualcuno più forte, qualcuno meno. Ma pur sempre amatori.

Pertanto, la varietà umana è delle più disparate.

E credo sia doveroso non fissarsi solo su una filosofia, ma provare ad adeguare e soprattutto adeguarsi a chi si ha di fronte.

Dando uno sguardo a tutte le opzioni, vagliandole, cercando di mantenermi aggiornato e provando a limitare i preconcetti, ma anzi, avendo un approccio quasi sperimentale e comunque aperto alle novità.

Su questo mio pensiero finale o quasi, ci ho fatto su una puntata mesi e mesi fa, in tempi non sospetti. E lo ripeto quest’oggi: nessuno ha la verità assoluta.
Men che meno in situazioni così complesse e personali. Dove la singolarità e l’interpretazione la fanno da padroni.

Reputo che lato coach sia indispensabile essere flessibili, aggiornarsi e confrontarsi con gli atleti. Per capire direttamente da loro quale possa essere la strada giusta da percorrere, anche per divertirsi negli allenamenti, per quanto possibile.

Chiaramente, anche l’atleta stesso deve essere ben disposto a questo atteggiamento.
Flessibile, disposto alla sperimentazione e trasparente, anche quando le cose non vanno per il verso giusto.
Ma se va in cerca di un piano di coaching personalizzato, è plausibile che l’approccio sia quello anche da parte sua.

Mi piacerebbe poi poter avere in futuro dei confronti costruttivi pure con altri coach, dato che in giro ce ne sono tanti, anche molto più bravi, esperti e competenti di me.

Pure questo penso possa essere un ulteriore elemento di arricchimento. Ed è anche uno dei motivi che mi ha spinto, come accennavo qualche puntata fa, ad iscrivermi al secondo livello del corso da allenatore di trail running. Certo, c’è anche la mera motivazione del fornire un servizio teoricamente migliore, più qualificato. Ma pure la possibilità di incontrare, seppur virtualmente, altri allenatori penso possa rivelarsi interessante.

In conclusione, come da titolo, io per primo non sono sempre sicuro di ciò che faccio. Sono onesto.
Ma cerco di capire man mano. Prendendo i dati a mia disposizione e cercando di valutarli e poi metterli in un piano che, spero, abbia poi un criterio e che funzioni.

A volte anche sbagliando, perché è inevitabile, ma adattando le situazioni non solo caso per caso, ma anche a volte giorno dopo giorno, partendo dai numeri e interpretandoli con le mie capacità e competenze, per poi stilare quello che spero possa essere il piano migliore possibile.
Tuttavia, credo al tempo stesso che sia fondamentale esserne consapevoli. Un po’ come il famoso “So di non sapere”, attribuito a Socrate.
Rimanendo con i piedi per terra e mettendo anche in dubbio le proprie convinzioni.

Ascolta la puntata!

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora