La lunghezza non conta

Ahh, avete pensato male leggendo il titolo click bait di oggi?
Maliziosi che non siete altro!

E magari con oggi lascerò ulteriore spazio anche ai mematori di Instagram.

E invece parlo di corsa. Ovviamente.

Anche se il celholunghismo effettivamente c’entrerà nei miei discorsi odierni.

L’argomento, così veniamo subito al sodo, è questa spasmodica volontà di allungare per forza le distanze, che spesso trovo in molti runner o peggio trail runner.

Immagino che verrà fuori una puntata breve, ma intensa, frizzantina.


Premetto, prima di venire insultato, che anch’io come sogno avrei di correre una 100 miglia, quindi non giudico affatto chi le corre. Semplicemente vado a ragionare, credo in modo onesto, su come la vedo io a riguardo.
Senza nulla togliere a chi corre lunghissime distanze. Anzi, tanto di cappello, perché si tratta di sforzi veramente impegnativi.

Tuttavia oggi vorrei fare un po’ l’avvocato del Diavolo per le gare più “normali” tra virgolette.

O meglio, ragionare ad alta voce con voi su come qualsiasi tipo di gare e lunghezza siano degni di nota e ugualmente tosti, se affrontati in un certo modo.

Anche perché in realtà, guardando i numeri dei partecipanti, solo una piccola fetta dei runner mondiali si dedica all’ultra.

Vengo dritto al punto, senza girarci troppo intorno.

Secondo me non è poi così tanto più semplice correre una maratona, una mezza, un trail corto, ma anche di lunghezza marathon, rispetto ad una 100 km, 160 km o anche di più.

Perlomeno, se l’approccio per queste gare è di tirare fuori il massimo da sé stessi e non solo correrle tanto per.

Certo, non metto in dubbio che su gare lunghe possano esserci mille insidie. E ci si scavi dentro nei probabili momenti di crisi. E non voglio assolutamente sminuire chi fa questo genere di gare. So anche che ci sono persone che proprio vanno alla ricerca di questa sensazione.

Però, perlomeno per noi amatori medi, l’idea di chi si iscrive ad un’ultra molto ultra è quasi sempre solo di chiuderla. Di non fare DNF. L’ambizione è essere dei finisher al di là del tempo. Ripeto: non è così per tutti. Ma lo è per tanti.

Cosa che invece non accade o comunque accade molto meno per le distanze più umane.

E questo lo dico anche da coach: se si vogliono fare dei risultati interessanti in una gara più breve, strada o trail che sia, il volume settimanale e gli allenamenti anche a contorno della sola corsa, non sono poi così tanti meno di chi prepara una 100 miglia.

Magari non saranno costretti ad un lunghissimo di tante tante ore. O non dovranno fare dei back-to-back poco prima del periodo di scarico. Ma l’impegno resta ugualmente. La fatica pure. E anche le ore trascorse correndo o facendo attività rimangono cospicue.

Ci aggiungerei pure che una gara più corta ci sfinirà ugualmente, se non di più in alcune occasioni, di un’ultra.

Perché non è facile nemmeno andare a manetta per un cross, per una 5 km, una 10 km e così via.

Si tratta di sforzi molto molto intensi. Per un periodo non lunghissimo, ma davvero corsi al massimo delle proprie possibilità.

Cosa che tra l’altro mi riesce poco. Faccio una piccola parentesi su questo. Adesso è da un po’ che non corro una 5 km. Ma ricordo bene come in precedenza non sia mai riuscito a correrne una fatta bene. Non tanto per la preparazione, quanto per il dosaggio dello sforzo. In tutte le 5 km che ho fatto sono sempre scoppiato attorno al 3°/4° km.

Eppure, cazzarola, “che ci vuole” potrebbe dire qualcuno.

“Controllare il proprio effort dovrebbe essere molto più difficile per una gara lunga”.
Non è proprio così. Perlomeno per me.

In una competizione dove so già che devo stare in piedi per tante ore consecutive, imposterò fin da subito un ritmo relativamente facile. Paradossalmente, è molto più semplice gestirsi per questo genere di eventi. Si deve andare piano. Punto.

Al contrario, in gare corte, dove il ritmo è elevato, in caso di errori di gestione si rischierebbe di detonare agilmente anche dopo pochi minuti.

Ripeto: sembra paradossale, ma è così. Poi ovviamente ci saranno dei robot che non sbagliano mai il ritmo su nessuna gara, ma se in queste situazioni si prova a dare il massimo, può capitare tranquillamente di esagerare e di scoppiare.

Ultimamente ho notato un po’ questa tendenza a correre ultra, che se no non sei nessuno. Specialmente nel mondo trail running.

Questo discorso vale anche per il dislivello. Che spesso più è e meglio è. Ma non sono per forza così d’accordo. Anche perché a me piace correre. E di conseguenza anche il corribile.

Insomma, tutto questo per dire che anche le distanze più brevi hanno una loro dignità, eccome!

Per fortuna non così spesso, ma ogni tanto mi capita di parlare con qualcuno che corre solo cose lunghissime e che tratta gli altri runner che fanno cose più brevi con un po’ di superiorità.
Cosa che in generale odio, ma a maggior ragione quando non c’è nemmeno un motivo, come in questo caso. Anche perché spesso chi si comporta così non è che vinca i mondiali.

Chiaramente correre una 100 miglia o giù di lì è durissima. Non lo metto in dubbio, anche se non l’ho mai provato in prima persona.

Ma mi piace sottolineare come sia complicato in egual modo anche prepararsi per una maratona, una 50 km, una mezza maratona o qualsiasi altra distanza, se lo si fa con “serietà” ed impegno.

Anche perché spesso è dura limare anche solo pochi secondi per noi da un personal best su strada o da un trail da – ipotizzo – 30 km corso l’anno prima.

Per riuscire nell’impresa, occorre davvero un impegno costante, che esula dalla lunghezza della gara in sé.

E fidatevi che correre un trail tirato da 40/50 km è comunque difficile. Ed il fisico si può mettere ben bene sotto torchio anche lì. Ve lo dico proprio per esperienza personale, dato che queste sono grossomodo le mie distanze.

Ma più in generale, ci si può finire alla grande anche preparando e correndo qualcosa di più breve.

E davvero… non è facile per nulla correre al top delle proprie capacità una gara da 2/3/4 ore. Ci sono tante cose da curare nella fase di preparazione, poi da mettere in pratica in gara.

Non è affatto banale prepararsi per una competizione di questo tipo, così come non lo è per qualsiasi altra tipologia di gara.

Tra le altre cose, ci sono anche dei motivi pratici per cui le gare corte potrebbero essere preferibili. Li nomino così in modo sparso e veloce, anche perché non voglio spostare il focus odierno sul quanto siano fighe le gare corte. Non è questo il punto.

Ad ogni modo, spesso si sente meno pressione. Oppure, se la gara non è andata come si sperava, ci si potrà riprovare poco tempo dopo, perché il tempo di recupero sarà minore.

Anche a livello logistico richiedono meno impegno, per voi e per i vostri accompagnatori. 

E pure le cifre di iscrizione sono più basse, così come raramente si dovrà passare per una lottery per essere ammessi.

Ma tornando alla ciccia, anche per chiudere un po’ questo concetto, in una puntata corta, ma in cui spero di essermi espresso con chiarezza.

Insomma, per essere dei runner non conta la lunghezza delle gare che si fanno.

E qualsiasi distanza e terreno è nobile allo stesso tempo, specialmente se affrontate con dedizione, impegno, serietà e voglia di battere sé stessi.

Ci sono complessità per qualsiasi competizione. Specificità diverse, che richiedono caratteristiche diverse da allenare. E situazioni differenti. In una gara lunga magari conterà tanto l’endurance, in una breve la forza.

Le difficoltà e le sfide saranno ovviamente differenti. Ogni gara è una storia a sé e si porta dietro diverse specificità e complessità.
Ma personalmente non credo ci sia in questo senso una serie A ed una serie B.

Gare più belle, più rinomate, più lunghe, più corte. C’è ad esempio a chi piacciono le maratone super affollate e chi quelle di paese. Chi vuole fare UTMB e LUT a tutti i costi e chi quel circuito lo schifa. E così via.

L’ho detto anche qualche puntata fa, ma ci tengo a ripeterlo. Trail non vuol dire ultra ma solo correre su sentiero.E, aggiungo oggi, che correre non vuol dire per forza maratona o chissà che cosa.
Significa godersi la distanza che ognuno vuole fare. Senza troppe menate!

Ascolta la puntata!

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