Vi avevo accennato in precedenza della mia partecipazione a Sciacchetrail, non in quanto atleta, ma come volontario.
Ma oggi, a giochi fatti, vi spiego meglio com’è andato il tutto.
Quest’anno ho tentato per l’ennesima volta la lottery. E, nonostante fossi uno di quelli con più ticket, non sono nemmeno rientrato tra i possibili ripescati.
Sciacchetrail sta diventando un po’ la mia Western States. Con la differenza che io perlomeno non devo andare negli Stati Uniti per correre su questi sentieri.
E quindi, come dice il detto “Se non puoi batterli unisciti a loro”, subito post estrazione mi sono reso disponibile con gli organizzatori per dargli una mano come volontario.
Ad esempio, come scopa, ad un ristoro o cose del genere.
Perché volevo comunque in qualche modo restituire alla comunità trail qualcosa. Visto che non corro la gara, esserci perlomeno per sostenerla.
La faccenda è rimasta in stand by per un po’. Fino a che, quasi dal nulla, mi hanno addirittura proposto di presentare gli atleti della 100 km.
Per chiarirci meglio, Sciacchetrail nella sua versione storica è una gara da 47 km con circa 2700 metri di dislivello positivo. E, pur non essendo una gara enorme, non ha bisogno di presentazioni nel panorama trail italiano.
Ma quest’anno hanno deciso anche di creare una sorta di edizione sperimentale, lunga 100 km, con pochi partenti.
E così, una settimanella prima della gara è stata ufficializzata la serata inaugurale della 100K, con me ed altre persone ad intrattenere fino all’orario della partenza, per tenere a battesimo questo evento.
E’ una cosa che non ho mai fatto in vita mia, quella di presentare, e raramente ho parlato ad un microfono al di fuori di casa mia. Però ho deciso di accettare e di buttarmi, consapevole che è tutta arte che entra. Come dico spesso, è giusto ogni tanto uscire dalla propria zona di comfort. Sono cose che ci accrescono.
E che poi per me era un onore esserci in questa veste. E’ anche una sorta di piccolo riconoscimento per quanto sto facendo da podcaster, seppur ovviamente 100% da volontario pro bono.
Per non farmi mancare nulla e per avere un’esperienza più completa, ho anche dato la mia disponibilità per essere ad un ristoro il giorno dopo.
E così, l’amico Sirio Negri, anche lui tra gli organizzatori della gara, ha pensato di coinvolgermi in quello di Biassa, dove era lui il responsabile. Anche perché era per me logisticamente il più comodo tra tutti, essendo abbastanza vicino a casa. Oltre che essere su uno dei miei sentieri standard di allenamento.
Quando in tabella ho i “climb block” e sono a Spezia, parto da casa e passo proprio sulla salita di Biassa per farmi quei 40 minuti continui di ascesa.
Tra parentesi, Sirio è pure stato il mio primo ospite che ho intervistato e che se vogliamo è pure stato il primissimo host di podcast sul trail in Italia, quando ancora i podcast non erano così diffusi. Con “Capre Bipedi”.
Sirio, se hai voglia, ma soprattutto tempo ed energie, ritorna a fare podcast, che ci manchi!
Ma tornando a noi, com’è andata poi nel pratico? Partiamo dal venerdì sera.
Infatti la partenza della 100K era prevista a Riomaggiore per la mezzanotte tra il venerdì e sabato.
Al pomeriggio di venerdì sono andato al Castello di Riomaggiore, dove alla sera si sarebbe poi tenuto l’evento.
Giornata primaverile per eccellenza. Con sole e bel caldo. Sono stato a lungo in t-shirt, per dirvi del clima.
Qua ho conosciuto personalmente Francesco e i suoi compagni della band. I Grandi e Fanti, che cantano solo in dialetto riomaggiorese.
Infatti, come era strutturata la serata? Dopo una introduzione istituzionale con i vari sindaci, la consegna di un premio e la presentazione di un libro, io e la suddetta band ci saremmo un po’ dovuti alternare nell’intrattenimento, sia del pubblico che dei runner presenti.
Per fortuna Francesco e i suoi sono stati molto molto bravi, brillanti e simpatici. Sanno tenere il palco alla grande.
E hanno veramente saputo gestire la situazione, che era molto fluida. Infatti, non avevamo proprio una scaletta ben definita e abbiamo un po’ improvvisato ogni tanto, anche in base alle indicazioni che ricevevamo.
Cioè, nel pomeriggio ci eravamo confrontati e avevamo tirato giù un’idea di massima, ma poi ovviamente molte cose sono cambiate nel corso della serata.
Personalmente, ho fatto qualche incursione tra un pezzo e l’altro provando a fare quello per cui mi avevano chiamato principalmente. Ovvero, presentare i partenti. Ma la cosa si è rivelata più difficile del previsto. Perché qualcuno non era in sala. Qualcun altro, anche chiamato, faceva finta di nulla.
E ci sta. Un po’ perché magari si è timidi. E poi perché si è a un’oretta dalla partenza di una 100 km. E magari non hai la voglia di metterti lì a fare il pagliaccio, anche solo per pochi secondi. Sei preoccupato o stai cercando la concentrazione. Ci sta.
Infatti, non ho infierito su chi non c’era o non se la sentiva. Li capisco benissimo. So cosa voglia dire l’ansia pre gara.
Nei giorni precedenti, mi ero preso la lista di tutti i partenti e per chiunque, dal top a quello con punteggio ITRA più infimo, mi ero comunque studiato tutti i loro profili UTMB, DUV e compagnia, per avere qualche informazione per presentarli.
Ho fatto un lavoro minuzioso, anche se poi ne avrò usato alla fine il 10%.
Comunque qualcuno qua e là si è prestato alla commedia. E con loro abbiamo fatto delle mini interviste. Sono cose che dipendono molto dal carattere, ovviamente.
Alcuni runner erano più che disponibili e per questo li ringrazio.
Però nonostante tutto eravamo in netto anticipo sui tempi. Con una serata lunga, iniziata probabilmente troppo presto, anche per i runner che erano lì da parecchio tempo in attesa del via.
Ma ad ogni buon conto, dovevamo tirare avanti la baracca. E così qua e là ho un po’ improvvisato. Ad esempio, con un discorso sui pacer e su come siano una novità quasi assoluta nel mondo ultra italiano. Oppure, ho coinvolto una delle scope per fargli spiegare quale fosse il loro compito. Anche perché credo avesse senso far entrare il pubblico dei “non runner” maggiormente nel mondo ultra.
Francesco mi ha chiesto di descrivere tutto il percorso della 100K e così via.
Lo ripeto di nuovo: Francesco e il resto della band sono stati super in questa gestione. Che io da solo, avendo zero esperienza in merito, non avrei saputo far filare così liscia.
Anche perché strada facendo nel corso della serata mi sono reso conto a volte di aver fatto qualche domanda ai runner forse troppo tecnica per il pubblico presente. Cioè, non ho adattato il mio “tone of voice” come si suol dire.
Mi sono comportato come se fossi qua dentro, dove tutti parliamo la stessa lingua. Cosa che magari i runner avranno anche apprezzato, ma forse il pubblico meno. Non comprendendo di che gare si parlasse o alcune sfumature da insider.
Accorgendomi del mio piccolo errore, ho aggiustato il tiro in corsa. Anche queste sono cose che si imparano solo con l’esperienza diretta.
Tra le interviste “ufficiali” di presentazione e qualche parola scambiata a parte, sono stato felice di chiacchierare e conoscere un po’ di atleti impegnati poi alla 100K. Chissà che poi qualcuno non passerà anche di qua in futuro.
Tra i partenti c’era anche Daniele Persico, passato da questo podcast anche abbastanza di recente per una intervista. A microfoni spenti ho chiacchierato un po’ con lui ed i suoi amici e mi ha fatto veramente piacere conoscerlo anche di persona.
Però insomma, tornando a noi… la serata è andata. Anche discretamente alla fine della fiera, nonostante si sia fatto tutto molto a braccio. Ogni tanto dovevo anche destreggiarmi con qualche semplice domanda in inglese, oltre a fare gli annunci, sempre italiano e inglese sul dove mettere le drop bag, sul GPS, sulle operazioni pre partenza e così via.
Arrivati a un quarto d’ora dalla mezzanotte, abbiamo fatto spostare tutti i runner a un paio di minuti di distanza dal castello, dove c’era la partenza.
Mi hanno dato in mano un megafono e ho continuato a dare avvisi del tipo “5 minuti alla partenza”. O “Per favore, accendete i vostri GPS” e così via.
Mi sono piazzato di fianco al cronometrista ufficiale ed ad un minuto dal via ho ceduto lo scettro del potere, cioè il megafono, alla Sindaca di Riomaggiore, per farle fare il conto alla rovescia.
Tutto molto casereccio, ma emozionante al tempo stesso.
Dopo la partenza di questi 50 coraggiosi, sono rimasto giusto qualche minuto a fare due chiacchiere per poi tornare a casa, che il giorno dopo sarei stato nuovamente sul pezzo.
E quindi, dopo comunque 6 ore e qualcosa di sonno, mi sono alzato e diretto a Biassa. Al ristoro del km 82 della 100K. Anche se moltissimi atleti ci hanno detto lì per lì essere attorno all’84/85 secondo i loro orologi.
Lì ho trovato Sirio e moglie già impegnati nell’allestimento del ristoro. Assieme a loro c’erano Viola, che ci ha aiutato al mattino, e uno scout, assoldato da Sirio per dare delle indicazioni ad un incrocio successivo.
Gli scout poi si alterneranno 4 ore a testa, ma sostanzialmente solo il primo è stato utilizzato a dovere. Gli altri due si sono limitati a prendere del freddo con noi, poveracci. Un grande ringraziamento pure a loro per la disponibilità.
Piccola ma doverosa parentesi. Giusto per la cronaca, Sirio nei giorni e nelle ore precedenti era stato molto impegnato nel ripulire i sentieri della zona e balisare il tutto. Lo ha fatto con una precisione maniacale. Facendosi un culo come una capanna. E non è stato di certo l’unico volontario a comportarsi così. Del resto, una 100 km, a maggior ragione alla prima edizione, non è uno scherzo.
Mi sono unito nelle operazioni di montaggio tavolo e abbiamo sistemato tutto: acqua, sali, cibo, striscioni vari, bollitore e così via.
E poi abbiamo iniziato a dare un’occhiata al live tracking per capire quanto avremmo dovuto attendere per i passaggi dei primi. La finestra prevista era attorno alle 8:40/45, ma invece la coppia di testa Corsini/Aiello è transitata più di un’ora dopo. Segno di una gara piuttosto dura.
Nell’attesa ho scaricato un’app apposita di Endu per segnare manualmente i passaggi delle persone. Per fortuna qua i partenti erano meno di 50 e da noi le persone passavano piuttosto scaglionate, altrimenti sarebbe davvero stato complicato. Anche perché già così ci siamo persi qualcosa. Figurarsi con più atleti sul percorso.
Avevo già fatto una mini esperienza di questo tipo ad un ristoro un paio di anni fa. Ma la cosa qua è stata molto molto differente. In quell’occasione, c’erano molte più persone, ma concentrate nel giro di pochi minuti. Qua invece, come potete facilmente intuire, dopo 80 e rotti km di gara, con poco meno di 50 partenti, le attese erano decisamente lunghe.
Anche chi ho sentito successivamente mi ha raccontato di aver corso quasi tutto il tempo in solitaria.
Inoltre, un conto è riempire una borraccia al volo a un runner dopo 15 km in una gara da 25. Un altro è fare un’assistenza completa a chi, dopo tantissime ore consecutive, si ferma, mangia, beve, riempie tutte le scorte, riprende fiato un attimo e riparte.
Ci deve essere un’attenzione superiore, anche perché alcuni sono passati da Biassa abbastanza finiti, come può essere logico aspettarsi.
Ed è doveroso che ci sia, perché lo sforzo profuso da un atleta in tante ore così è enorme. E ogni piccolo dettaglio, anche apparentemente insignificante, può aiutarli ad andare avanti al meglio.
In aggiunta, ci sono più cose a cui dover prestare attenzione. Ad esempio, sono anche stato inserito nel gruppo Whatsapp degli organizzatori, dove venivano date le comunicazioni più importanti.
E, fidatevi, i messaggi erano tantissimi e costanti. Del resto c’erano runner sparsi per tantissimi km differenti lungo il percorso.
Come accennavo, i primi da noi sono passati insieme. Ed è stato se vogliamo l’unico vero momento complesso da gestire. Anche perché non eravamo tantissimi. Dato che nel mentre Sirio si era spostato poco prima del ristoro ad un incrocio stradale pericoloso e ci avvisava dei passaggi tramite radiolina.
In pratica ero l’unico effettivamente un po’ esperto di ultra trail presente al ristoro. E cercavo un po’ di gestire ed organizzare il tutto.
Mentre rifocillavamo i primi due, Simone Corsini e Gregorio Aiello, un terzo concorrente, con pacer annesso, è transitato, ma senza fermarsi. E ce lo siamo perso senza aver avuto il tempo di capire chi fosse e di segnarci il pettorale.
Mi sono sentito un po’ come Alan Tonetti. Non so se vi ricordate quel celebre video di lui che deve seguire una partita di Champions League dell’Udinese per una tv locale e ogni volta che segnano lui non se ne accorge e invece di descrivere il gol, dice “Perso”. Ecco, anch’io ho detto “Perso”. Chi cazzo era il terzo?
Anche perché il live tracking non ci aiutava molto, dato che alcuni GPS non venivano segnati.
Abbiamo comunque capito successivamente di chi si trattasse, grazie proprio al gruppo Whatsapp di cui vi parlavo, e abbiamo aggiunto postumo il passaggio.
Tra le altre cose, pur essendo i primi e per me degli alieni, non li ho visti brillantissimi. Corsini lo ricordavo decisamente più brillante in altre occasioni. Tuttavia, alla fine ha comunque chiuso bene la gara e l’ha vinta, ma senza troppo margine sugli altri.
Dopo questo battesimo del fuoco la situazione in realtà è andata stabilizzandosi e si è fatta più agevole. Tant’è che al passaggio di Daniele Persico mi sono potuto concedere il lusso di accompagnarlo per un km di salita e tornare poi indietro con calma.
Mi ha fatto davvero piacere dargli una mano, seppur minima, nel sostenerlo. Mi sarebbe in realtà piaciuto potergli fare da pacer, ma per i ben noti motivi di bandelletta, non avevo 30 km con dislivello nelle gambe in questo momento. Inoltre, essendoci così tanta penuria di volontari era necessario per me essere presente al ristoro.
Comunque sia, l’ho sostenuto moralmente per 10/15 minuti, prima di tornare indietro ed essere nuovamente operativo.
Verso l’ora di pranzo Viola doveva andare via. E siamo rimasti sostanzialmente in due a presidiare la situazione. Non che ci fossero comunque problemi particolari. I passaggi erano molto radi e anche chi transitava iniziava a farlo con sempre meno foga.
Poco dopo il tempo purtroppo ha iniziato a guastarsi. Ed è venuto pure parecchio freddo. Peccato, sia per noi che per gli atleti. Un percorso in alcuni tratti già tecnico è diventato pure più scivoloso.
E pure Sirio è rientrato alla base al ristoro. Tanto ormai lui serviva a poco all’attraversamento di qualche metro prima. Dato che giusto i primi 4/5 arrivavano belli cacciati. Gli altri ormai a questo punto della gara camminavano, a maggior ragione sotto la pioggia, dove il terreno del sentiero in discesa prima di Biassa diventava anche scivoloso e piuttosto tecnico.
Nei momenti morti, oltre al guardare il live tracking di Sciacchetrail per intuire quando sarebbe stato il passaggio dell’atleta successivo, davo uno sguardo anche al live del Chianti Ultra Trail, dove avevo più di un mio allievo impegnato.
Approfittando di un buco piuttosto lungo tra due passaggi, ho fatto anche un breve pit stop a casa, dove mi sono cambiato e coperto maggiormente in vista della serata.
Serata che pian piano incombeva sempre più, in attesa degli ultimi. Guardavamo speranzosi nel live la posizione delle scope, sperando che fossero in anticipo rispetto alla tabella di marcia. Anche perché nel mentre proprio da noi erano sopraggiunte le nuove scope, pronte a dare il cambio a quelle che avevano corso la fase centrale di gara.
In effetti alla base vita del 70° km a Riccò del Golfo, sono passate con un’ora di anticipo. Peccato che l’ultima concorrente, Heidi Svartangen, da lì in poi si è letteralmente piantata, rallentando moltissimo. Iniziando a giocarsela con i cancelli. Alla fine riuscirà a passare per pochissimi minuti in tempo all’ultimo cancello, posto a Manarola e terminerà la sua gara. Ma non arriverà entro il crono massimo previsto e finirà fuori classifica. Comunque sia, massima stima per averla chiusa nonostante tutto.
Tra tutti i vari atleti transitati ho salutato ed incoraggiato chiunque, dando indicazioni e scambiando anche qualche parola con quelli con cui avevo stretto amicizia la sera prima. Desteggiandomi alla buona pure con l’inglese o il francese in alcune situazioni.
Inoltre, a fare da pacer c’era anche Filippo Caon, con il quale lì al ristoro ci siamo ripromessi una qualche collaborazione podcastica futura.
C’è stato solo un altro piccolo attimo di terrore quando nel gruppo Whatsapp era stato segnalato un runner francese completamente fuori traccia. Ma per fortuna era già verso fine gara, ben oltre il nostro ristoro ed è stato recuperato anche abbastanza rapidamente. Seppur sia stato costretto al ritiro. Credo comunque che abbia terminato ugualmente la gara, ma senza pettorale e senza quindi poter rientrare in classifica.
Attendendo gli ultimi due atleti almeno ha smesso di piovere. Ci siamo pure mangiati una pizza nel mentre. Ho pure offerto un paio di fette allo scout congelato.
Poi, finalmente, dopo aver chiacchierato a lungo con le scope che attendevano le altre scope, è transitata Heidi, l’ultimissima atleta, e ci siamo potuti rilassare del tutto. Erano comunque le 9 di sera passate.
Io e Sirio prima abbiamo brindato con una birretta all’operazione riuscita con successo e dopo abbiamo sbaraccato il tutto.
Tra una cosa e l’altra sono tornato a casa alle 10 passate, stanco come se avessi corso io. Letteralmente da buttare nell’umido. Ma comunque contento.
Però devo dire che è stata una bella esperienza. E mi piace proprio essere nel vivo di una gara, seppur con tempistiche molto dilatate come questa. Che da un lato toglie un po’ di adrenalina e costringe a tanti momenti vuoti, ma da un altro consente anche di assaporare meglio e con più calma le sensazioni e ciò che stanno provando gli atleti, dato che, tolti i primissimi, tutti quanti si fermano per un po’ prima di ripartire.
Nel corso di tutta la lunga giornata ho cercato di essere il più disponibile e gentile possibile per chiunque passasse dalle nostre parti.
Ho fornito più indicazioni possibili sulle salite e sui km a venire, sul dove girare, sul come affrontare il percorso che sarebbe arrivato e così via.
Ho dato ovviamente massima attenzione agli atleti, ma non mi sono mai scordato neppure dei pacer.
Ho agito esattamente come vorrei capitasse a me nel caso mi trovassi dall’altra parte della barricata, come di solito è.
E mi piace pensare e sperare che anche solo un sorriso o una battuta in più possano aver dato quel piccolo extra per chiudere la gara.
Qualcuno mentre passava ci ringraziava tanto.
Ma anche successivamente, abbiamo tutti quanti ricevuto tantissimi complimenti dai vari atleti e questo per me e per tutti i volontari credo valga moltissimo.
Sono contento che tutto alla fine sia andato per il meglio e che in tanti abbiano apprezzato i nostri sforzi.
E, come ho anche scritto nel post Instagram che ho messo subito dopo la gara, tra i volontari di Sciacchetrail non sono nemmeno quello che si è fatto il mazzo più di tutti.
Per chi corre, soprattutto ultra, credo sia un’esperienza da fare almeno una volta nella vita.
Sarebbe quasi da mettere obbligatorio, estremizzando.
Si capiscono tantissime cose in più. Sfumature, sfaccettature che manco pensi possano esistere quando corri. Tipo il segnare i passaggi. O un gruppo Whatsapp dove coordinarsi tra diversi ristori.
Ricordo ad esempio, quando ho visto passare uno piuttosto messo male, di averlo scritto nel gruppo per dire ai controlli successivi di prestarci attenzione. Sono piccolezze, ma credo sia con queste sinergie che si possa operare meglio noi volontari, offrendo agli atleti l’esperienza migliore possibile.
Vivendo una giornata del genere, pure noi, quando siamo in versione atleti, forse possiamo comprendere meglio tante complessità dell’organizzare e gestire una gara.
E capiamo cosa significhi essere volontari e magari si diventa ancor più gentili nei confronti di chi è fondamentale per far sì che la gara si possa correre con successo.
E credo sia andata bene. Sono davvero contento di aver vissuto un’esperienza di questo tipo. E sono orgoglioso io per primo del risultato finale e di aver messo il mio mattoncino, seppur piccino, per questa edizione inaugurale della 100 km di Sciacchetrail.
