L’argomento di oggi è venuto fuori durante una cena tra trail runner.
Essendo una serata tra gente che corre, il running e ciò che ci gira intorno sono stati spesso temi di discussione.
E così, parlando di ripetute è saltato fuori come ci comportiamo quando le facciamo, dove ognuno ha le proprie manie ed ossessioni.
E scherzando sulle mie puntate sui vari tipi di runner, si è pensato che questa potesse essere una bella base reale da cui partire.
Detto, fatto!
Una volta tornato a casa ho segnato sul mio classico file l’idea, che poi ho sviluppato qua in questo episodio.
E quindi… quali sono i diversi runner che fanno le ripetute? Me ne sono venuti in mente 15.
Al solito, questo è un giochino, dove esasperare e stereotipare le situazioni. Ma io so benissimo come tanti di noi, me compreso, si possano ritrovare in alcune di queste figure.
Iniziamo!
Lo scoppiato
Ovvio classicone. Lo scoppiato non tiene conto del numero di ripetute, della loro lunghezza, dello scopo allenante per cui le sta facendo. Lui se le spara tutte alla morte.
Senza mai riuscire a terminare nel modo giusto il workout, dato che irrimediabilmente scoppierà prima della fine.
L’ingegnere
Calcola con estrema precisione quantità, lunghezza ed intensità del suo allenamento. Carica sul Garmin tutto il workout, scrivendo ogni possibile nota.
Tiene conto del tempo che ci metterà dal punto di partenza al luogo in cui inizierà la fase attiva, per essere esattamente lì in quel luogo al momento giusto.
Seleziona il giorno prima il suo completo migliore, perché questo è l’allenamento più importante di tutti.
Pensa al corretto modello di scarpe da utilizzare.
Se ne ha la possibilità, sceglie anche l’orario migliore.
Così che alla fine, il suo allenamento di ripetute possa essere impeccabile.
Lo scienziato
Simile al precedente. Ma più legato ai numeri e alle statistiche.
Lo scienziato adora pianificare al decimo di secondo il proprio passo al km, per poi mantenerlo in modo ossessivo durante l’esecuzione dell’esercizio.
Una volta tornato a casa si bea dell’analisi dei suoi dati e di tutti i numerini, non solo legati alla velocità, ma anche a tutto il resto: cadenza, lunghezza della falcata, oscillazione verticale e chi più ne ha più ne metta.
L’abitudinario
Nubi di ieri sul nostro domani odierno, avrebbero detto Elio e le Storie Tese.
Ecco, l’abitudinario non si fa troppi problemi quando si piazza in tabella le ripetute. Ha un suo allenamento di qualità standard e ripete sempre quello, a prescindere da che gara stia andando a preparare.
Il tardivo
Il tardivo non è bravo nel regolare lo sforzo nel tempo, mentre fa una ripetuta.
Quando manca poco alla fine si rende conto di essere andato più lento del previsto e prova a dare tutto negli ultimi 5 secondi per provare a rimediare.
Il prevenuto
È un po’ il fratello del tardivo.
La differenza però è sostanziale. La parte di qualità la corre benissimo. Però quando l’orologio inizia a fare bip quando mancano gli ultimi 5 secondi o 50 metri, rallenta e quasi si ferma del tutto, alzando notevolmente il passo medio di quella fase.
Il meglio abbondare
Per lui quello che viene piazzato in tabella è troppo poco impegnativo, allenante e sfidante.
Ed allora, se il menù prevede un 5 x 1000, lui di ripetute ne fa 7. Se c’erano da fare 10 fasi attive da 500 metri, ne prova a fare 15. Così, finché non si sente veramente distrutto, ma almeno soddisfatto del suo iper sforzo fuori dal normale.
La mano amica
Non è un amante della tecnologia. Non usa Training Peaks, Garmin e simili.
Tutto ciò che gli serve sono mano e penna.
Si scrive sulla mano i dettagli dell’allenamento. Chilometraggi, ritmi da tenere, ecc. Così che la sua mano sia sempre a disposizione per avere le idee chiare.
Sempre sperando che il sudore non cancelli le preziose informazioni.
Lo smemorato
Un po’ agli antipodi col precedente.
Lo smemorato, come suggerisce il nome stesso, parte per il suo workout e dopo la fase di riscaldamento si scorda cosa deve fare.
“Ma quante ripetute erano?!”, “Quanto era lungo il recupero?!”.
Prova ad improvvisare, sperando che la memoria lo aiuti, ma quasi sempre andrà a svolgere un allenamento completamente diverso da quello previsto.
L’amante delle salite
Spesso è un ultra runner. Di quelli che corrono solo su trail ed odiano il bitume.
La pianura per lui è troppo facile. Ma dirò di più: proprio non esiste e di conseguenza non c’è motivo di allenarsi sul piattone. Perciò, le uniche ripetute che allena sono quelle in salita.
Il suo motto è “Se non c’è salita, non c’è divertimento”.
Il pistaiolo
Altro opposto di questa lista.
Il pistaiolo è solitamente proveniente dal mezzofondo.
E le sessioni di qualità per lui hanno senso di esistere solo se fatte su pista, se no non vengono bene, che il gesto tecnico non viene valorizzato.
Il fartlekaro
Le ripetute sono ok, sì, ma preferisce i fartlek, meglio ancora se sensazione. Soprattutto in estate, che tenere lo stesso ritmo per tanti km è tosto. Decisamente più divertente andare a sensazione!
Il tutto e subito
Esce di casa e senza colpo ferire inizia a correre fortissimo, così da risparmiare tempo. L’allenamento di qualità è solo di qualità. Riscaldamento e defaticamento per lui sono opzionali. E così non li fa mai.
Il divisore
Evidentemente ci tiene molto a mostrare il passo medio su Strava delle sue ripetute.
Per cui, divide le ripetute in 3 diverse attività. Fa il riscaldamento, poi stoppa l’orologio. Lo fa ripartire per la parte di qualità, per poi ripetere la stessa operazione per il defaticamento.
Il negazionista
“Tanto le ripetute non servono a nulla” è il suo pensiero.
E quindi, non le fa mai. Per lui i miglioramenti si possono ottenere anche semplicemente correndo ogni volta un po’ più veloce o più lontano rispetto all’allenamento precedente.
E ci siamo!
Io sono assolutamente l’ingegnere. Perché a casa cerco sempre di mettermi addosso il materiale migliore per questa specifica seduta. E mentre sto correndo mi metto lì a calcolare esattamente quanti minuti ci metterò da dove mi trovo per arrivare nella zona dove abitualmente faccio le ripetute, così da poterle fare bene, piatte e senza traffico.
