Qual è il vostro perché?

Oggi voglio parlare del “perché”.

In verità, è un argomento che ho già affrontato in passato, anche a livello personale, con una puntata piuttosto intima, proprio dal titolo “Perché corri?” (Link: https://www.spreaker.com/user/lorenzomaggiani/perche-corri-running).

E più in generale, qua e là nel corso dei discorsi fatti su “Da 0 a 42” è uscito fuori questo discorso. Ma non l’ho mai approfondito. Era da parecchio tempo che volevo parlarne e credo sia giunto finalmente il momento per farlo!

Stavolta, a differenza della mia puntata sul perché corro, vorrei ribaltarne la visione. Cioè, sottolineare quelli che per voi sono i vostri perché.

Vorrei parlare dell’importanza del perché. Di questo termine così tanto nominato in qualsiasi discorso, di ogni genere, ma molto molto importante per noi runner.

Forse, proprio perché nominato anche dal sottoscritto in passato, avrete sentito parlare del libro “Partire dal perché” di Simon Sinek. E’ un ottimo libro, che vi consiglio, anche se non lavorate nel campo del marketing e del business: https://amzn.to/3Cl2uQk

Ecco, Sinek per me, anche con altri libri, è un punto di riferimento per molte cose. E lo è anche in questo caso.

Sinek esprime questo concetto, che vi super sintetizzo: esiste per lui un modello, un framework direbbero quelli bravi, chiamato “Il cerchio d’oro”. E’ formato da più anelli concentrici: il più interno di tutti è il “Perché”, il cerchio centrale è il “Come” e quello esterno è il “Cosa”.

E lui racconta di come tutte le cose di successo studiate da lui, business, comunicatori, ecc, siano partiti dal cerchio più interno: dal perché. E non partono, invece, dal “cosa”, come invece potrebbe venire naturale fare e come forse siamo abituati a fare.

Pensate a quando conoscete qualcuno. Vi presentate e dite, che so “Piacere, sono Lorenzo e mi occupo di web marketing”. Oppure, “Ho un podcast sulla corsa” ecc.

Si racconta sempre del “cosa” si fa. O perlomeno si parte da lì.

Simon Sinek, però, dice che per avere un impatto comunicativo forte, per ottenere risultati, è necessario ribaltare questo schema mentale e partire dal perché.

E dire “perché” fate quello che state facendo.

Riportiamo, finalmente, questo concetto sui nostri binari, quelli della corsa.

Spesso diciamo “Voglio correre una maratona”, “voglio fare una mezza”, “voglio finire l’UTMB” o qualsiasi altra cosa. Ma si sta partendo dal “cosa”.

Non diciamo mai perché vogliamo farlo. Almeno all’inizio.

E ci tengo a sottolineare questo aspetto del “perché”, proprio per la sua potenza, che può portarvi molto più lontano di quanto crediate. Può farvi raggiungere risultati migliori. Può motivarvi nell’arrivare al traguardo felici e soddisfatti del vostro percorso.

Il perché dev’essere al centro del vostro pensiero. Quindi non concentratevi tanto su quello che fate, ma sul perché lo state facendo.

Ripartiamo dal concetto del “Cerchio d’oro”. Ricordate dei 3 anelli concentrici?
Bene. Se prendete 1000 partecipanti ad una maratona, in griglia di partenza, e gli chiedete “Cosa state facendo?”. Oltre a prendervi per scemi, sapranno comunque benissimo come rispondere: stanno per correre una maratona.
Qualcuno di loro saprà anche rispondere al “Come”. Cioè, come gestire gli sforzi, con che ritmo gara, con che alimentazione, ecc.

In pochi invece sapranno perché lo stanno facendo.

E quindi, quando correte, gara o non gara, anche solo per il piacere di uscire mezz’oretta, chiedetevi “Perché” lo state facendo. Quali sono i valori che vi spingono a farlo.

“Perché vuoi correre la maratona di New York?”, “Perché ti alzi ogni mattina alle 6, con qualsiasi condizione metereologica, per correre?”, “Perché vuoi migliorare il tuo tempo sulla 10 km?”, “Perché guardi con trepidazione l’orologio quando sei in ufficio, in attesa del tuo prossimo allenamento?”. E così via.

E allora ponetevi e poniamoci tutti questa domanda fondamentale sulla vita l’universo e tutto quanto. Questa volta la risposta non è “42”, ma ognuno avrà la sua.

La domanda cui rispondere è “Perché lo stiamo facendo?”. E questo prescinde sia dal cosa e dal come lo facciamo. Certo, successivamente servirà anche il come farlo, ma sono aspetti più tecnici. Invece, è il perché a motivarci e a differenziarci dalla massa.

Dovete averlo ben chiaro in testa. E’ chiaro il perché state correndo?

Definite il vostro credo, i vostri valori.

Saranno questi a guidarvi lungo il cammino, che per molte gare è pure lungo mesi. Nessuno corre “perché deve fare 21 km”, ma avrà uno o più buoni motivi per farlo. Perché si diverte, perché vuole sfidarsi, perché vuole dimostrare qualcosa a sé stesso, perché vuole stare bene, ecc…

E se ne avete l’opportunità, vivete l’esperienza con tutti quelli che condividono i vostri perché. Con quelli che vivono la corsa come voi.

Se il vostro perché è di passare una bella giornata, chiacchierando mentre correte, trovate altri che la pensano come voi e fatelo in compagnia.

Se il vostro perché è di battere il cugino alla gara del salame, trovate un cugino più lento di voi. Battutacce a parte, forse avrete iniziato a capire il concetto. Anche perché lo sto ripetendo in più salse.

Può essere anche bello circondarsi di persone che pensano ed amano il running esattamente con la vostra stessa visione: compagni di squadra, amici, altri conosciuti pure grazie ad internet. Ed in questo caso si potrà moltiplicare la forza del perché. La si potrà amplificare. E potrà rendervi ancor più gradevole il viaggio.

Il perché può motivarvi per capire quale può essere il vostro mantra che vi guida verso l’obiettivo finale.

Ovviamente, ci sta che ce ne sia anche più di uno. Ma poco importa in questo ragionamento.

Trovare ciò che vi spinge ad andare avanti, sarà per voi benzina in grado di darvi forza in qualsiasi momento, anche in quelli di difficoltà. Quando magari non avete voglia di allenarvi o durante un attimo di crisi durante la gara.

Sapere perché lo state facendo vi guiderà nel compiere scelte più sagge e più coerenti con voi stessi e con il vostro modo di vivere lo sport e la corsa in questo caso.

Il vostro perché è proprio ciò che vi alzare presto la mattina, con la voglia di correre, nonostante che fuori ci siano 4 gradi e la pioggia.

Trovare il perché vi farà dare di più, quando necessario. E vi farà gestire la vita, e non solo la corsa, nel migliore dei modi.

Comprendere la vostra causa farà sì che sarete più focalizzati su di essa, più precisi.

Insomma, trovate il vostro perché e vivrete la corsa molto meglio.

Ne avevo fatto pure un accenno in una delle due puntate sul “Pensiero giapponese”, parlando dell’Ikigai. (Link “Il pensiero giapponese nella corsa – Seconda parte”: https://www.spreaker.com/user/lorenzomaggiani/il-pensiero-giapponese-nella-corsa-seconda-parte)

Trovare il proprio ikigai vuol dire liberare la mente, per concentrarsi su cosa ci rende vivi e soddisfatti. E che pertanto merita di trovare un posto di primo piano nella nostra esistenza.

Dove a volte basta una semplice scintilla per cambiare tutto il nostro modo di vedere le cose e alzarci dal letto al mattino motivati.

Personalmente, ho già stilato la mia mega listona di tutti i perché, che, come dicevo ad inizio puntata, trovate nell’episodio dedicato. Ma certamente ad oggi saranno pure leggermente cambiati rispetto a quando ho registrato. Tutti si cambia e anche i perché cambiano. Seppur, va detto, è probabile che i “perché” più grossi, i valori, tendano ad essere gli stessi per tutta la vita.

In ogni caso, la cosa giusta, è focalizzarli di volta in volta, per allenarsi, correre ed in generale vivere al meglio questo magnifico sport.

Cambieranno anche i “cosa” ed i “come”, perché cambiano i mezzi, i tempi a disposizione, gli allenatori, gli allenamenti, gli obiettivi. Ma il perché dev’essere costantemente ben chiaro.

E forse, se siete qua ad ascoltarmi, è proprio perché condividete i miei “perché”. E scusate il gioco di parole. Quella è la mia causa, la cosa in cui credo, la mia visione.

E se la pensate come me, è proprio perché siamo allineati su quello. Abbiamo gli stessi valori, condividiamo lo stesso modo di vivere il running. Le cose che motivano me sono presumibilmente le solite che spingono te. O comunque sia, senti vicino il mio messaggio, che ti porta qua ad ascoltare i miei deliri.

Del resto, in giro ci sono altre decine di podcast o video che parlano di corsa, molto più bravi ed esperti di me, tra l’altro. Ma ognuno di essi, me compreso, si differenzia dagli altri per il proprio perché. Ed è così anche quando correte o preparate una gara.

Ovviamente, non è oggi che vi dirò quali possano essere i vostri perché. Non sono uno psicologo, ma soprattutto ognuno vivrà la corsa a modo suo. E’ anche il bello di questa disciplina. Che è molto personale ed ognuno interpreta come meglio crede, facendola sua al 100%. Di conseguenza, i miei perché saranno differenti dai vostri.

Ed allora, concludo facendovi una domanda che ormai avrete sentito ripetere millemila volte in questo episodio: “Qual è il tuo perché?”.

Ascolta la puntata!

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