Con oggi torna un po’ il diario personale. La forma originaria di questo podcast, che aveva alla sua nascita, oltre un anno fa.
Vi racconto i fatti miei, ma cercando di trarne alcuni spunti ed insegnamenti, che penso possano essere utili a tutti.
Iniziamo con la storia, fin dal principio.
Da qualche tempo sto combattendo con una tendinite al ginocchio sinistro.
Fin dai tempi del basket era stato un po’ il mio punto debole.
Il tutto a quanto pare è nato con il lockdown.
Prima del famoso blocco totale di marzo-aprile 2020 avevo sempre corso tranquillamente. Carichi di lavoro non mostruosi, ma comunque decenti per un amatore come me.
Ero arrivato anche 90 km in una settimana, in preparazione alla maratona, senza problemi.
Il mio corpo era abituato a sostenere certi sforzi.
Stando fermo due mesi, anche allenandomi a casa, il tendine si è indebolito.
Del resto, ricordo di molte, troppe giornate in cui il contapassi del Garmin faceva fatica ad arrivare a 1000.
Ripartendo, il mio tendine non è più stato in grado di reggere i miei chilometraggi. Anche molto lontani dai 90km settimanali di cui sopra. E mi si infiammava.
Non si trattava e tutt’ora non si tratta di una cosa grave. Non mi sono rotto niente, ma più che altro di fastidi e piccoli dolori, che comunque mi impedivano di correre a lungo senza che mi facesse poi male successivamente. A qualche ora dalla fine dell’allenamento, 3/4 ore dopo iniziavo a percepire il fastidio, che a volte si protraeva anche a lungo.
Ho passato luglio e agosto con questo fastidio, e ai primi di settembre sono andato dall’ortopedico.
La soluzione per lui era stata tecar ed un integratore.
Una terapia conservativa, che ha sfiammato lì per lì.
Ricominciando, però, appena ho riallungato nuovamente si è ripresentato il dolore.
Ho cercato di fare da solo, con esercizi di potenziamento. E qualcosa ho ottenuto. La situazione era migliorata. Ma più di tanto non riuscivo a fare.
In pratica, avevo capito di dover lavorare per aumentare la resistenza del tendine. Mi dico “bravo” da solo, perché in questo senso stavo lavorando bene. Ma il punto è che non sapevo di avere altri problemi, che ovviamente non avendo competenze, non ero in grado di auto-diagnosticarmi.
Così, con colpevole ritardo, ho deciso di prendere il toro per le corna e andare da un fisioterapista.
Ho chiesto in giro e me ne hanno consigliato uno, Filippo, che cercherò anche di portare come ospite in questo podcast, non essendo solo un fisioterapista, ma anche un ultra trailer coi fiocchi. Decisamente ben più performante del sottoscritto e con delle gare in vista che spesso possa fare davvero importanti.
Se mi stai ascoltando, Filippo, anche se te l’ho già accennato, sappilo che poi dovremo fare una chiacchierata insieme… Del resto, tu saresti molto più qualificato di me ad avere un podcast sulla corsa.
Andando da lui sono usciti fuori altri problemi che ho.
In verità quella che ho è una condropatia.
Oltre che una coscia sinistra più debole, con una muscolatura più corta e meno sviluppata.
E quindi, in cosa consiste la fisioterapia che sto facendo?
Ovviamente, sono una bestia nel descrivere queste cose. Ma cercherò di farmi capire.
Esercizi di potenziamento del tendine. Facendolo lavorare nella quantità giusta, sempre un po’ di più, affinché sia in grado di sostenere sforzi sempre maggiori, senza infiammarsi.
La cosa non facile è dosare queste attività nel modo corretto.
Oltre a questi, Filippo mi sta sottoponendo a dello stretching nell’ottica di riequilibrare lo scompenso che ho tra le due gambe, per far lavorare il tendine stesso e per riaggiustare il mio sbilanciamento tra l’anca, il tronco e la coscia sinistra, che è molto più bloccata della destra. Insomma, parecchia carne al fuoco da allungare e rimettere in assetto.
In aggiunta, circa una volta a settimana, mi sta sottoponendo a dei trattamenti di onde d’urto, per vascolarizzare la zona del tendine e della coscia, così da velocizzare i processi di recupero e sviluppo muscolare.
Per questo problema, stare fermi è quasi controproducente. Perché più si sta fermi e più il tendine si indebolisce.
Il lato buono della faccenda è che questa cosa si cura anche correndo. Ovviamente, non facendo dopo 3 giorni di terapie una maratona. Ma almeno non ci si ferma del tutto.
Pure qua, occorre misurare le uscite con il calibro, andando a lavorare di fino per far sì che gambe e tendini lavorino, ma senza farli incazzare.
Ma basta farsi solo i fatti miei. Che cosa ho imparato da tutto ciò?
Perché questa puntata, a parte del sano egoismo nel raccontarvi questo capitolo della mia vita da runner amatoriale?
Devo dire che, ragionandoci su in vista di questo episodio, ho tratto una marea di insegnamenti e piccole lezioni. Tutte utili a me. E spero lo possano essere anche a voi.
- Ascoltate sempre il vostro corpo. Non fate come me, che ho sottovalutato all’inizio il problemino, perché poi la situazione può peggiorare.
- Non temporeggiate. Anche perché cose come queste tendono a cronicizzare. Ma anche non avessero questa caratteristica, è giusto intervenire subito.
- Intervenite in modo proattivo. Se avete un problema ed esso sparisce da solo, è probabile che prima o poi si ripresenterà. Questo vale anche nel lavoro e nella vita di tutti i giorni in genere. Effettuare, come mi avevano suggerito, una terapia conservativa ha sì sfiammato il tendine. Ma non è intervenuto su problemi strutturali che avevo. E infatti il problema è tornato.
- Fatevi seguire da dei professionisti. No al fai da te. Meglio spendere qualcosa e risolvere i problemi in modo definitivo. A me piace informarmi e studicchiare su queste cose. E gli esercizi che mi ero messo a fare erano in parte simili a quelli che sto facendo. Ma senza una visita accurata non mi sarei mai accorto e soprattutto non avrei mai iniziato a lavorare sugli scompensi che ho.
- Fatevi seguire da qualcuno che ne ha anche voglia. Ovviamente, va molto a culo. Però anche chiedere agli amici. Il vecchio metodo del passaparola, a volte funziona.
Il fisiatra che mi ha fatto le terapie a settembre mi ha trattato un po’ come carne da macello, sottovalutando il sottoscritto ed il problema che avevo. - Gradualità. Cosa che vado dicendo sempre, ma che poi non in tutti i casi riesco a seguire. In particolare, in questi casi, è complicato gestire lo sforzo.
- Tenete traccia dei vostri allenamenti. Al primo incontro è stato Filippo, il fisioterapista, a guardare il mio Strava per verificare i miei carichi di lavoro post-tecar. E ha individuato dove ho esagerato. E in effetti quelle uscite hanno coinciso con quando ha iniziato a ripresentarsi il dolore.
- Se avete un coach o comunque un preparatore, affidatevi a lui. Io quando ho ripreso, ho fatto da solo. A detta di Filippo ero stato anche bravo nella prima fase, ma poi come appena detto, ho cannato alcuni allenamenti, troppo lunghi e/o con troppo dislivello. Sicuramente, con un professionista a seguirmi questo non sarebbe accaduto.
- Non sottovalutate il potere dello stretching. Io un po’ ne ho sempre fatto. Ma evidentemente non abbastanza. Mi sto rendendo conto di come moltissimi dei miei muscoli non siano mai stati allungati ed utilizzati a dovere.
- Abbiate pazienza e, di conseguenza, non abbiate fretta. Per sistemare anni ed anni di piccoli problemi, mai diagnosticati e quindi mai risolti, ci vuole tempo e costanza.
Esattamente come quando preparate una gara. - Tecnica di corsa. Appoggio corretto, per scaricare meglio il peso ed ammortizzare gli urti nel modo giusto. Cadenza più alta, passi più brevi, con una falcata più corta, e cercando istintivamente di fare meno rumore.
- Scelta delle scarpe. Le scarpe influenzano il nostro modo di correre. E andrebbero selezionate con molta cura, soprattutto se si viene da degli infortuni.
