Oggi voglio parlare di calze a compressione. Portando sia la mia (scarsa) esperienza, che degli studi internazionali.
Tanti runner, soprattutto sulle lunghe distanze, ne fanno uso. Ma si tratta solo di un effetto placebo o c’è davvero un riscontro scientifico in merito?
Andiamo a vedere…
Uno studio piuttosto recente (gennaio 2020) a preso in esame 1067 testi scientifici sull’argomento e ne sono venute fuori alcune cose interessanti.
- Gli effetti immediati sulle performance di corsa sono scarsi.
- Si riducono notevolmente i dolori muscolari
- Si incrementa il recupero
- Si riduce il senso di affaticamento durante la corsa
- Si riducono notevolmente le vibrazioni subite dal continuo impatto sul terreno
In sostanza, i vantaggi dall’utilizzo di queste calze c’è, ma non è tanto in termini di performance dirette, quanto dagli altri benefici che danno.
Insomma, mettere le calze compressive non farà andare più veloci, ma ci saranno numerosi effetti collaterali positivi.
Anch’io nel mio piccolo posso affermare che sia così: usando le calze a compressione durante i lunghi pre-maratona, avevo la sensazione di recuperare un pelino più velocemente rispetto a quando non le indossavo.
Però voglio fare un’analisi un po’ più profonda.
Partiamo dalla riduzione delle vibrazioni
Durante la corsa l’impatto del piede sul suolo determina una forza di reazione che richiede una certa attivazione muscolare e un buon controllo sulla stabilità ed equilibrio.
Riducendo le vibrazioni si migliorerà sotto questi aspetti, in quanto gli arti inferiori sono meno sollecitati. In sostanza, i muscoli stanno più fermi. Oltretutto, ad ogni passo, nei nostri muscoli si creano dei micro traumi. Soprattutto nel trail ed in particolar modo in discesa.
E diminuire questi spostamenti di fasce muscolari e questi traumi, ridurrà anche il rischio di infortuni.
Inoltre, va tenuto conto che nella corsa conta molto anche il rimbalzo che abbiamo. Ed in particolare la forza che immagazziniamo ad ogni impatto del piede viene in buona parte restituita dai nostri tendini, facilitandoci il lavoro. Con un minor movimento, ci sarà meno dispersione di questa energia, con conseguente miglior rendimento e minor senso di fatica.
Performance
Come detto, non c’è un guadagno diretto in termini di performance. Se pensate di fare il vostro PB grazie a queste calze, vi state sbagliando. Specialmente sulle corte distanze.
Tuttavia, indirettamente c’è.
Un miglior controllo muscolare accrescerà l’efficienza e tutta la biomeccanica di corsa.
Riducendo così l’affaticamento percepito e portando ad un miglioramenti complessivo delle prestazioni, soprattutto sulle lunghe distanze. Per esperienza personale, io uso le calze compressive solo dai 25k in su, dove infatti è più facile percepire la fatica. Lì sì, secondo me servono. Diciamo dalla mezza maratona in su possono essere di aiuto per evitarvi la sensazione di “gambe gonfie” che potreste avere dopo un po’ di km. E così avrete le gambe più leggere e fluide negli ultimi km. A maggior ragione nelle ultra, credo possano essere di aiuto.
Insomma, le metto dalla mezza in su. Ad eccezione di quando fa davvero molto caldo, perché preferisco lasciar più libera la gamba di respirare/sudare, non mettendo un ulteriore strato addosso al mio corpo. Considerate che con il caldo il vostro corpo dovrà far più fatica a raffreddarsi. E quindi lasciare anche solo un po’ di pelle libera in più secondo me è importante.
Calze a compressione per il recupero
Il discorso cambia radicalmente quando si parla di usarle per il recupero.
Qua infatti conta di più il nostro sistema venoso.
Infatti, le calze compressive favoriscono la circolazione ed aiutano il ritorno del sangue, che è una componente importante per il recupero.
Però per ottenere gli effetti desiderati e velocizzare il recupero, la calza deve rispettare l’anatomia funzionale della gamba. Cioè, ci deve essere un giusto grado di pressione. Infatti, non tutte le calze comprimono alla stessa intensità. Il problema è che nemmeno noi siamo fatti tutti allo stesso modo. Come capire se la calza funziona oppure no? Credo che non ci sia altra soluzione che provare. In ogni caso, nella peggiore delle ipotesi, anche indossare una con una compressione “sbagliata” non vi creerà danni. Al limite, i benefici saranno pochi.
Personalmente, ho usato molto poco queste calze per il recupero muscolare, ma ho sempre preferito altri metodi.
Le caratteristiche della calza a compressione ideale
Per concludere, non voglio negarmi neanche oggi un nell’elenco. E quindi vado a dirvi quelle che secondo me sono le caratteristiche più importanti da tenere in considerazione quando si compra una calza a compressione.
- comodità, a prescindere dal livello di compressione
- sistemi antiscivolo sotto la pianta del piede
- massimo grip nella zona del primo metatarso, ovvero, nella parte dell’avampiede. Questo perché è lì che si dà la maggior spinta in fase di corsa
- struttura di compressione che deve partire dal piede ed arrivare fino al polpaccio. Le calze migliori danno sostegno sia alla pianta, che al tendine d’Achille, che alla gamba per quanto riguarda polpaccio e tibia
- cucitura sulla punta, per aumentare il comfort e per assicurare una durata superiore
- questo è meno importante, ma lo dico lo stesso: inserti catarifrangenti, per aumentare la visibilità al buio
Tutti questi aspetti dovrebbero essere presenti in una calza compressiva, perché il loro scopo dovrebbe essere quello di favorire la vostra salute, prevenendo infortuni e favorendo il recupero, assicurando comodità nel momento di utilizzo.
