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Le mie recensioni: Hoka Speedgoat 5

Si torna a fare una recensione. E lo si fa con un modello di scarpa che ha fatto discutere un sacco noi trail runner: le Hoka Speedgoat 5.

Infatti, tantissimi di noi, tra cui il sottoscritto, hanno amato alla follia la versione 4. Però questa nuova versione ha cambiato un po’ di cosette. Lasciando, almeno in parte, insoddisfatti tanti di noi.

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Personalmente, reputo la Speedgoat 4 la migliore scarpa da trail che abbia mai avuto ad oggi. L’ho usata tantissimo. Ci ho fatto quasi tutte le gare del 2022, più un bel po’ di lunghi. Al punto però che non ce la faceva proprio più. E cambiandola ho deciso di proseguire con la nuova versione, pur sapendo già da altre recensioni ed altre opinioni, che c’erano un po’ di differenze tra i due modelli.

Ma parliamo di questa nuova scarpa, su. Consapevole già da ora che farò un sacco di confronti con l’edizione precedente. È una cosa che mi verrà naturale.
Prima di entrare nello specifico, giusto due mini precisazioni.
Uno, queste scarpe me le sono pagate io con i miei soldi, e due, le recensioni sono sempre molto soggettive. A maggior ragione sulle scarpe da running, dove ognuno ha le proprie preferenze e caratteristiche. Nel corso delle ultime settimane ho letto e sentito opinioni veramente molto divergenti sulle scarpe da corsa su strada e su trail ed in special modo riguardo queste Speedgoat 5. C’è chi ci si trova bene e chi le schifa. E adesso aggiungo pure io la mia opinione nel calderone…

Specifiche tecniche

Peso nel modello da uomo, taglia 42: 291 grammi.
33 mm di altezza al tallone, 29 in punta nella versione uomo.
31 e 27 nella versione da donna,
In entrambi i casi un drop di 4 mm.

Questa recensione la registro dopo aver fatto alcuni allenamenti lunghi in vista del Valtellina Wine Trail e subito dopo. Oltre ad averci corso lo stesso Valtellina.
Quindi, tenete presente che come singola uscita, ci ho fatto al massimo 42 km, con 1800 metri di dislivello. Tuttavia, di km ed ore ne hanno già macinate un po’ in questi primi tempi.

Ma entriamo nei dettagli di ogni parte di questa Hoka Speedgoat 5.

Suola

Come sempre, partiamo dalla suola. C’è la fantastica Vibram Megagrip con Traction Lug. Dal punto di vista della tenuta, difficile chiedere di più.
I tacchetti sotto la suola sono alti 5 mm ed hanno una forma quasi a gancio, per così dire. Infatti, ad ognuno di essi sono stati aggiunti dei mini mini dentini, che dovrebbero consentire un grip ancora superiore. Onestamente, non ho notato tutta sta differenza dovuta ai gancetti, ma comunque il grip è ottimo.

Non c’è un vero rockplate, ma fin’ora non ne ho sentito la mancanza, anche per via dell’altezza dal terreno comunque importante. Ad ogni modo, è giusto dirlo, non ho mai corso su terreni eccessivamente tecnici, dove probabilmente avrei percepito meno sensibilità complessiva.

Come per ogni Hoka che si rispetti, c’è il Meta-Rocker, che hanno spostato maggiormente sulla punta, per cercare una maggiore reattività.

C’è pure un canonico rinforzo sulla punta.

Anche se non è proprio perfetta, la suola è comunque la parte che mi è piaciuta di più di questa scarpa. Unica nota negativa, forse un po’ troppa intersuola esposta, che potrebbe consumarsi prima del previsto. Mossa questa, un po’ come altre che vedremo, fatta in nome del limare del peso complessivo.

Intersuola

Rispetto alla versione 4, l’intersuola è uno degli elementi che è stato più alleggerito, assieme alla tomaia, di cui vi parlo tra poco.

Qua hanno ridotto la densità dell’EVA, usando una tecnologia denominata “CMEVA”, diminuendone il peso e provando ad aumentare al tempo stesso la reattività.
Obiettivo centrato: pur essendo un modello adatto a corse lunghe, rispondono piuttosto bene anche quando si fanno girare le gambe. Sul corribile vanno alla grande, anche se hanno perso di stabilità sui percorsi più complessi.
In sostanza, la nuova intersuola non solo migliora la reattività delle Speedgoat 5, ma rappresenta una motivazione significativa della perdita di peso della scarpa. Ed una scarpa più leggera significa anche andare più veloce.

Tomaia

Pure lei ha subito una drastica riduzione dal modello precedente. Ma non solo: è stata proprio ripensata e rivista.
Il materiale è un mesh ingegnerizzato fatto parzialmente di materiali riciclati (questa, cosa che ormai fanno in tanti) in doppio jacquard. Questo “jacquard” sarebbe una specie di rete intrecciata, per capirci. Ma chiamarlo così fa più figo.

Ad ogni modo, c’è questo doppio strato da cui sono state eliminate delle sovrapposizioni rigide presenti nelle versioni precedenti. Questo sempre con in testa l’idea di alleggerirla.

Esteticamente mi piace un sacco. Per me questo è sempre l’ultimo dei parametri che considero ed è stato così anche quando stavolta sono andato in negozio per provarle e poi comprarle. Ad ogni modo, mi piacciono molto, cosa che comunque male non fa.
Ovviamente, al momento dell’acquisto, potendo scegliere tra un colore normale sul nero e quello che vedete in copertina, ho puntato sulla colorazione più ignorante disponibile.

In generale, un po’ tutta la tomaia è stata rivista rispetto al passato, rendendola più fasciante. Ve ne parlo meglio dopo, quando affrontiamo il discorso “calzata”. Vi anticipo intanto qualcosa ora. L’hanno ristretta leggermente. Ed a primo impatto quasi mi sembrava stretta. In realtà, devo dire che già dopo la prima/seconda uscita la forma si è ben adattata al mio piede, collo in particolare. Ma è un aspetto cui prestare particolare attenzione, specialmente se non avete dei piedi finissimi.

A livello di traspirabilità direi che ci siamo. Staremo a vedere adesso con l’avvicinarsi dell’inverno e del freddo.

Uno dei difetti maggiori di questa scarpa è il tallone. Non tanto perché non è rinforzato: non c’è una conchiglia, ma è piuttosto morbido e flessibile.

Ma il problema più che altro per la sua forma. Hoka ha mutuato la forma allungata del tallone da altri suoi modelli, tipo le Clifton 8. Peccato che le Clifton siano scarpe da strada e non da trail. Questo allungamento consente effettivamente al piede di entrare meglio nella scarpa stessa. Però non ci entra bene solo il piede. Ma pure i sassolini e detriti in genere. Se per qualche motivo cadono su questo bordo, la sua forma quasi a imbuto fa sì che essi entrino con facilità all’interno della scarpa. E tutti quanti sapete quanto anche solo un sassolino sia rompicoglioni. Ancor di più se vi capita in gara e vi girano le balle a fermarvi per toglierlo.

Secondo me era di gran lunga meglio usare un classico laccettino, come in tantissimi altri modelli di scarpe o anche farne direttamente a meno, che si risparmiava ancor più peso. Tanto pure sti lacci messi sul tallone per aiutare l’ingresso del piede personalmente li uso poco poco poco.

Linguetta

La linguetta è abbastanza minimal. Molto sottile, ma personalmente va bene anche così. Ha una forma a “V”, in modo da aderire al collo del piede, cercando di evitare l’ingresso di detriti. Questa “V” è più accentuata rispetto a molti altri modelli di scarpe da trail, anche non solo di Hoka, ma per me è di dimensione e lunghezza proprio precisa precisa. Hanno veramente limato ogni mm disponibile.

Dimensioni e calzata

Come accennavo poco fa, hanno cercato di renderla ancor più fasciante nei confronti del piede, rispetto al modello precedente. E ci sono riusciti, almeno in parte. Perché per me la forma è adeguata. Ma tende ad essere un po’ strettina. Se avete un piede più largo della media, potrebbe darvi qualche problemino. Quindi, occhio!

Per me che comunque non ho un piede troppo ciccione, sento una buona sensazione di fasciatura, soprattutto nella zona del collo.

Tuttavia, per evitare troppo restringimento e lasciare un minimo di libertà al piede in più, come in altre occasioni, ho preso un mezzo numero in più. Anzi, per la precisione ⅔ di numero in più, dato che Hoka ha questa numerologia. Quindi, un 42 e ⅔, rispetto al 42 che prendo ogni tanto.

Io ho la versione “regular”, quella standard. Ma esiste anche la versione “wide”, che dovrebbe consentire maggior spazio. Tuttavia, so che è sempre difficile trovare queste versioni più particolari, sia on-line che in negozio. Se proprio volete questa Speedgoat 5 e avete una pianta abbastanza larga, vi consiglierei di provare perlomeno a cercare la versione “wide”.

Utilizzo

Come dicevo in apertura, l’ho usata per i miei lunghi in giro per sentieri e per una gara da 42 km. Ed è questo il suo utilizzo. Non è la scarpa da trail di Hoka più massimalista di tutte, ma non è nemmeno una Zinal o una Tecton X, per dire.

Secondo me è un buon compromesso. Va benissimo per uscite di molte ore, specialmente se non siete troppo pesanti. In queste situazioni resta ugualmente una scarpa abbastanza comoda e morbida, ma meno di quanto non fosse prima.
Tuttavia, rende bene anche a passi sostenuti, dove si può percepire distintamente l’energia restituita in fase di stacco data dall’intersuola. Sebbene, è chiaro che se volete correre dei trail corti e fare delle sparate, c’è di meglio in giro.

Non è una scarpa specializzata, ma versatile, mettiamola così. Nel basket si direbbe di un giocatore “all around”. Cioè, con la Speedgoat 5 ci si può fare un po’ di tutto, ma non eccelle in nulla di particolare.

Di contro, a differenza delle 4, mi danno meno la sensazione di sicurezza e protezione, sentendole anche leggermente meno stabili e più tendenti alla scavigliata. Su terreni semplici vanno molto bene: sono super su strade bianche e sterrati dove far girare le gambe. Ma ho questa percezione quasi di insicurezza quando ci si sposta un po’ più sul tecnico.
Ovviamente, le storte le prendo con qualsiasi scarpa. Credo sia inevitabile, anche perché non è che sia esattamente Nureyev. Però, nonostante fino ad ora non mi sia mai fatto male, ho la sensazione di un po’ meno stabilità rispetto a prima.

A livello di durabilità, per il momento sono ancora in ottimo stato. Però non ci ho corso moltissimo. Staremo a vedere per il futuro. Secondo me non avranno una vita lunghissima come per altri modelli di scarpe da trail ciccioni, essendo state leggermente snellite nella loro robustezza complessiva. Ad ogni modo, ho fiducia che possano accompagnarmi per sentieri ancora per un po’ di mesi.

Per chi e per cosa

L’Hoka Speedgoat 5 è per chi vuole correre trail medio-lunghi, meglio se non si pesa eccessivamente e se non ci si butta su roba troppo tecnica. Per chi sta sopra i 75/80 kg forse meglio le Mafate, per nominare un modello che vi faccia restare in casa Hoka.
Invece, per i runner sotto i 75 kg, sono perfette per allenamenti e gare, dato che sono un buon compromesso tra comodità e reattività. Certo, non aspettatevi la risposta di una scarpa con il carbonio, né la sensibilità di un modello più minimalista, ma fanno il loro dovere, seppur abbiano qualche difetto.

Credo che l’idea di Hoka sia stata quella di creare un modello ben distinto rispetto a prima. Mi spiego meglio: la Speedgoat 4 e le Mafate avevano molte caratteristiche simili tra loro e andavano a sovrapporsi come fetta di mercato.
Mentre adesso, le Mafate sono diventate chiaramente il modello più ammortizzato e protettivo, mentre le Speedgoat si posizionano in una zona più intermedia, per chi fa trail lunghi, ma non lunghissimi. Oppure, vanno bene anche per ultra pure lunghe, ma magari per chi non pesa troppo e/o ha una buona tecnica di corsa.

Per chiudere, se dovessi fare l’ennesimo confronto con le Speedgoat 4, vi direi che come quelle nessuno mai. Con la versione 4, avevo la sensazione di correre super protetto pur ottenendo lo stesso una discreta risposta.

Con la nuova ci siamo spostati maggiormente sulla reattività, in nome di una minor protezione e sicurezza.
Essendo io comunque poco meno di 60 kg, me le posso giocare agilmente su più terreni e situazioni, data la loro versatilità, ma non sono una scarpa adatta a tutti, secondo me.
Dato che in futuro ho in mente di fare gare non eccessivamente difficili, per me vanno comunque bene, dato che sul corribile dicono decisamente la loro.

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Ascolta la puntata!

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