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Le mie gare: Valtellina Wine Trail (42km 1800m D+)

Non tutte le ciambelle riescono col buco. E questa mia Valtellina Wine Trail è stata una gara agrodolce.
Ma lo dico fin da subito, a scanso di equivoci, sono assolutamente felice complessivamente della mia esperienza. Sono comunque contento del mio risultato finale. Ho fatto un tempo che bene o male era nelle mie corde, la gara è davvero bella, ma non tutto è andato come avrei voluto. Diciamo che la mia giornata è stata caratterizzata da svariati alti e bassi e non solo per via dell’altimetria del percorso molto nervosa.

Ma andiamo con ordine. Adesso vi racconto tutto.

Sono arrivato in compagnia della mia ragazza a Sondrio al venerdì pomeriggio, dopo circa 6 ore di macchina.

Check-in e via al ritiro pettorale. Il pacco gara, come testimonia anche un mio reel su Instagram, era veramente pieno zeppo di roba. È giusto dire che era anche una gara dal costo di iscrizione alto al confronto con la media, ma tra pacco ed organizzazione ci sta anche spendere 10/20€ in più del solito.

Poi dell’organizzazione ne riparlerò meglio anche più avanti.

Del Valtellina Wine Trail c’erano 3 distanze: 12km, 21km e la 42. Che era quella che ho fatto io. In buona sostanza una maratona, ma con circa 1800 metri di dislivello positivo.

Era in buona sostanza anche la gara più impegnativa della mia seconda parte di stagione. La prima era culminata con il Cortina Trail, la seconda con il Valtellina.

Al sabato canonica colazione con fette biscottate e marmellata e poi, sempre con quella santa della mia ragazza, in auto in direzione Tirano. Infatti questa era una gara point to point. Si partiva appunto da Tirano per poi attraversare gran parte della vallata e giungere in centro a Sondrio per l’arrivo.

L’orario di partenza era se vogliamo un po’ anomalo rispetto ad altre competizioni: alle 10. Ma visto il freddo che c’era alle 9 del mattino lì a Tirano ho capito il perché della scelta. Almeno si è corso nelle ore più calde della giornata.

Sono partito da casa consapevole che ci sarebbe stata una bella differenza di temperatura tra Spezia e la Valtellina. Per cui sono comunque attrezzato a livello di materiale. Ma fino all’ultimo ho avuto qualche dubbio sul come vestirmi.

Fa freddo, ma è bello e si va incontro alle ore centrali. Per di più poi correndo ci si scalda molto.

Alla fine ho scelto per una maglia termica a maniche corte e sopra la maglia a maniche lunghe. Credo alla fin fine di averla azzeccata. Per il resto, guanti, cappellino e pantaloncini corti. Come scarpe le nuove Speedgoat 5, comprate subito dopo la UTLO, e testate prima di oggi in un paio di lunghi. Poi farò anche una recensione su questo modello. Spoiler: si stava meglio quando si stava peggio. E preferivo le 4.

Un’altra cosa della quale non ero certissimo era l’uso dei bastoncini. Ho guardato un po’ di foto e video delle edizioni precedenti e la maggior parte non li aveva. Del resto questa era etichettata come una gara corribile. Ne ho parlato anche con coach Andrea Tarlao e insieme abbiamo optato per il sì ai bastoncini.

Ho dato più uno sguardo ai partecipanti e anche in questa edizione 2022 la maggior parte non li aveva.

Sono oltre 700 i runner al via e c’è parecchia ressa anche solo per accaparrarsi un posto dignitoso in griglia.

La mia idea era un po’ di provare a replicare quanto fatto di recente alla UTLO. Cioè, partire abbastanza avanti e fare i primi km forte per rimanere imbottigliato il meno possibile nella prima salita. Non riesco ad essere veramente a ridosso dei primi, ma comunque non parto nemmeno in fondo ed alle 10, subito dopo lo sparo, provo almeno a fare il primo km veloce. Ma già qua intuisco qualcosa sul fatto che forse non è giornata. Sento fin dai primi metri di avere le gambe un po’ appesantite. Al tempo stesso, noto anche come il livello medio sia abbastanza alto. E pur spingendo abbastanza, ci sono decine di runner che stanno andando come dei missili in questi primi metri di asfalto pianeggiante.

Come si imbocca la salita resto puntualmente in coda, assieme a tantissimi altri compari di viaggio. Questo nonostante sia partito nella prima fetta e abbia fatto comunque un discreto sforzo. Si sale piano piano e quando guardo verso il basso mi accorgo di come alle mie spalle ci siano tante persone messe molto ma molto peggio di me in fatto ad imbottigliamenti. Quando sono quasi in cima a questo strappetto e finalmente la strada si allarga, gli ultimi la salita la devono ancora iniziare.

Da qua in poi provo a tenere un ritmo medio, ma da non farmi scoppiare. Proprio perché ho già capito dopo mezz’oretta che se chiedessi troppo finirei con il detonare. Ormai un po’ mi conosco e non percepisco le sensazioni dei giorni migliori, ecco. Di conseguenza vado abbastanza, ma tuttavia con in testa una sorta di limitatore.

Lo accennavo in apertura di episodio: l’altimetria di questo Valtellina Wine Trail è abbastanza impegnativa. Analizzandola a tavolino si potrebbe sottovalutare, guardando il dislivello in confronto al chilometraggio complessivo. Però ci sono tanti strappetti che richiedono esplosività, che comunque possono fregare. Può venire naturale affrontare le salite, quasi tutte corribili, con eccessivo entusiasmo, per poi pagarla alla lunga.

Ad ogni modo, fin dai primi metri si inizia a passare in mezzo ai vigneti e, più avanti, anche proprio all’interno di alcune cantine vinicole. Il tutto perennemente costeggiando e sovrastando la vallata che prima avevamo fatto in auto. Se si voltava la testa a destra si vedevano le tante vigne nei vari terrazzamenti. Voltandola a sinistra si poteva ammirare il panorama. Veramente uno spettacolo! Peccato solo non potersela proprio esattamente prendere comoda per godersela al 100%. Anche perché quando si corre, si corre!

Lungo il tracciato, veramente dal km 0 all’arrivo, tantissimo tifo, sia da parte di adulti, che bambini e ragazzi. Una quantità industriale di volontari, alpini e staff in genere.

Pure due band a suonare dal vivo verso metà e fine gara. Complessivamente un ambiente fantastico e una super accoglienza!

Anche molti ristori. Tant’è che io i primi due non li guardo nemmeno. Anche perché ho i miei gel e la mia acqua con dentro sciolti gli elettroliti. E ogni tanto si trovano pure delle fontane pubbliche dove poter riempire le borracce senza eccessiva coda.

Con il passare dei km capisco che ho fatto comunque bene a portarmi i bastoncini. Specialmente nella salita più lunga di giornata ne faccio un ampio uso. Mettiamola così: che questo poi è un consiglio valido per chi se la vorrà fare nei prossimi anni. Se avete una bella gamba e pensate di poter chiudere questa gara sotto le 5 ore, potreste anche farne a meno. Se invece presumete un passo più lento, i bastoncini potrebbero salvarvi le chiappe. Ed è così per me. Sentendo di non avere le gambe brillantissime, li uso per alleviare almeno in parte la fatica sui muscoli della parte inferiore.

In questa prima parte non vado poi così male, anzi.

Nei tratti di salita vado il più regolare possibile, anche se non è semplice, mentre in discesa come sempre recupero qualcosa. Queste sono esattamente le “mie” discese. Non semplicissime, ma nemmeno tecniche. Come già accaduto in passato, è su questo particolare terreno che vado molto più forte degli altri.

Sono passati una ventina di km. Sto tenendo una media che mi permetterebbe di chiudere la gara attorno alle 5 ore, che per me sarebbe un ottimo risultato. Questo andando sì forte, ma senza tirarmi il collo del tutto. Ma continuo a percepire che c’è qualcosa che non mi convince del tutto. E infatti da lì a poco ecco il patatrac. Iniziano a venirmi i crampi. E siamo esattamente a metà gara. Alla mezza maratona.

La prima cosa che faccio è ovviamente rallentare. Continuo a corricchiare, ma abbassando il ritmo. A volte cammino proprio anche se non ce ne sarebbe proprio bisogno.

Questo è il momento peggiore per me di tutta la giornata. Ma almeno so che non manca molto al prossimo ristoro.

Mi viene istintivo anche ripensare alla mia stessa puntata sui crampi. “Come prevenirli e affrontarli”. Beh, sul prevenire stavolta qualcosa è andato storto. Il classico caso di chi parla bene e razzola male. Proviamo almeno a mettere in pratica le buone norme per chiudere la gara decentemente.

Già stavo bevendo parecchio, ma mi attacco letteralmente all’acqua. E provo anche ad anticipare di qualche minuto i gel rispetto a quanto previsto. Come da prassi ormai per me consolidata, ne prendo uno ogni 45 minuti. Qua vado ad assumerne un paio prima del previsto per provare a recuperare. Allo stesso modo, al primo ristoro che trovo, giusto un km e spiccioli dopo, prendo un paio di pezzetti di banana.

Tutte queste cose messe insieme in qualche modo funzionano. E da qua al termine soffrirò comunque costantemente di dolori e accenni di crampo, ma mai tali da costringermi a fermarmi del tutto.

Passo al rilevamento intermedio di Chiuro, poco dopo metà gara, in 444a posizione in 3 ore e 8 minuti.

I primi fanno un altro sport, ma noi di centro gruppo siamo tutti molto vicini. Bastano veramente 5/10 minuti in più o in meno e ci sono moltissime posizioni da scalare o perdere. E io ne ho perse parecchie in quest’ultimo quarto d’ora post crampi.

Ma in qualche modo risorgo, anche se non del tutto.

Alterno momenti di brillantezza, dove recupero, ad altri dove i dolori tornano a farsi sentire e rallento, venendo sorpassato nuovamente. È per questo che all’inizio vi dicevo di una gara da montagne russe.

La cosa buffa è che praticamente i fastidi li ho avuti alternativamente ad entrambe le gambe ed in ogni muscolo: polpacci, quadricipiti, tibiali ed altri di cui ignoro il nome ed ignoravo altresì l’esistenza fino a sabato scorso.

I momenti peggiori sono paradossalmente quelli dove storicamente vado meglio e dove ad inizio gara anche quest’oggi stavo performando bene. Le discese, appunto, come raccontavo poco fa. Che mettono più sotto torchio la muscolatura e tendono a farmi insorgere i dolori.

È un doppio peccato perché non solo soffro, ma quello sarebbe proprio il momento dove mi sento più a mio agio e vorrei spingere maggiormente, ma non posso.

Noto comunque di non essere il solo: racatto davvero tanti altri concorrenti con crampi e affaticamenti di ogni genere. Mai visti così tanti in una sola gara. Segno che questo percorso è più complesso del previsto e può trarre in inganno. Magari il freddo ha indotto anche le persone a bere meno del dovuto. Aggiungiamoci un’altimetria esigente ed il gioco è fatto.

Non sto adesso a raccontarvi ogni km di gara. Sostanzialmente si faceva spessissimo su e giù, con alternanza tra sentieri larghi e corribili, passaggi più stretti e ripidi nei vigneti o in brevi single track, tratti nei borghi e qualcosa anche di asfalto.

Qua ormai sono entrato in modalità “gestione”. E riesco a dosare gli sforzi con il calibro, per non andare mai oltre il limite che mi costringerebbe allo stop. Al netto di qualche dolore che ogni tanto torna, ho messo il pilota automatico e vado regolare. Non velocissimo, ma almeno vado.

A tratti sentivo che sarei potuto andare più veloce, ma non potevo perché se no mi venivano i crampi.

I paesaggi restano veramente belli anche per tutta questa seconda fase. E quando non si passa da questo sentiero sopraelevato si è immersi in qualche boschetto o paesino. Va detto che di tratti tecnici non ce n’è manco l’ombra. Al massimo qualche sasso un po’ scivoloso e un paio di discese ripide. Ma nulla al confronto di tante altre gare.

Le temperature sono cambiate molte volte nel corso della giornata. Dopo la partenza gelida, c’era fin caldo verso mezzogiorno/l’una, ma quando si entrava nei tratti di bosco l’umidità la faceva da padrone e le temperature precipitavano nuovamente.

Adesso si torna nuovamente verso il buio, ma il sole non è ancora calato.

Sono trascorse 4 ore e mezza e sono a circa 9 km dal traguardo: si inizia già ad intravedere Sondrio, ma in verità manca ancora un’oretta di gara, almeno per me. Dato che le salite non sono ancora finite del tutto, sebbene il grosso sia alle spalle.

Come detto, a parte in un paio di casi, non si tratta mai di salite lunghe e particolarmente pendenti. Ma piuttosto di brevi strappi. Specialmente quando si è in mezzo ai vigneti, si passa dal filare più basso al più alto nel giro di pochissimi metri. E lì si accumula del dislivello di cui sembrerebbe non accorgersi, ma che alla fine si sente eccome.

Aggiungiamoci pure una infinità di scale, a volte anche piuttosto alte, e gli sforzi aumentano.

Nonostante i crampi incipienti riesco a gestire decentemente il ritmo. Ormai ho capito quanto gas dare. Anche perché appena provo ad aumentare qualcosa, tornano ahimè i crampi. E così facendo, a dispetto di tutto, rimonto qualcosa. Come detto, recupero un po’ di gente scoppiata, ma non solo. E finalmente ritrovo anche un po’ di confidenza in discesa.

Alla fine, questo tratto finale lo faccio pure benino. Peccato per la fase centrale di gara dove invece sono stato costretto a tirare i remi in barca.

Il calore del pubblico e dei volontari non è mai mancato. Tantissimi complimenti fatti ad ogni runner in ogni incrocio, ristoro e momento di gara. Non credo di aver detto così tanti “Grazie” in così poche ore.

Più qualche battuta con altri runner e musica live e non. Tra contesto, percorso e paesaggi, decisamente non ci si annoia. E tutto fa, anche per darsi un po’ di motivazione extra e distrarsi dai dolori. Come già detto, anche i panorami restano fantastici veramente fino ad un paio di km dal traguardo.

Peccato solo che non me la sia potuta godere esattamente come una passeggiata di salute. Ma questo è un sentiero che mi sentirei di consigliare anche per una passeggiata, casomai vi troviate in zona. Noi stessi abbiamo incontrato qualche hiker lungo il percorso.

Nell’ultimo tratto c’è una discesa tecnica bastarda nel bosco. Forse l’unica un po’ più difficile di giornata. Che tra l’altro mi dicono essere stata una nuova introduzione di quest’anno per evitare ai runner un tratto di asfalto.

Dopodiché, un falsopiano, un altro paio di brevi salitine e discesette per poi finalmente andare in picchiata definitivamente su Sondrio.

Si sbuca fuori dal sentiero veramente a pochi metri dall’arrivo. Non so perché mi sarei aspettato un pezzo più lungo di asfalto finale.

Invece in pochi secondi arrivo in centro. Tanta gente pure qua a fare il tifo e finalmente rettilineo conclusivo e lo striscione del traguardo!

5 ore, 33 minuti e 55 secondi. 396° assoluto su 720 e rotti partenti. Fondamentalmente, poco dopo metà classifica.

Però, nonostante tutto, in leggera rimonta come piazzamento rispetto all’intermedio, dove ero 444°. Segno come comunque in qualche modo sia riuscito a mantenere un ritmo perlomeno accettabile.

A dispetto di altre gare, in principio non avevo ben chiaro il tempo che avrei potuto fare. Ma avevo provato a mettermi dei paletti lo stesso. 5 ore era l’obiettivo principe. 5 ore e mezza era quello più plausibile. Dalle 6 ore in su non sarei stato particolarmente soddisfatto.

Alla fine con 5 ore e 33 ho fatto poco più di quanto credevo.

Sono contento di averla chiusa più o meno nei tempi che immaginavo, ma rimane un pizzico di amaro in bocca perché so che in condizioni migliori avrei potuto limare almeno 15/20 minuti senza problemi. E tra l’altro, anche se conta il giusto, bastavano già 10 minuti in meno per guadagnare un sacco di posizioni in classifica, perché noi del gruppone centrale si era veramente tutti attaccati.

Mi porto a casa ugualmente un risultato discreto ed una bella esperienza a livello di ambiente e di gara a tutto tondo.

Per come si era messa ad un certo punto, è andata fin troppo bene. Quando ho avuto i primi crampi, mi sono detto “E adesso come minchia faccio a correre per 21 km con dislivello in questa situazione?”. Invece ce l’ho fatta. Gestendomi ed ascoltandomi, capacità che credo ormai di aver ben sviluppato. Tant’è che, seppur non in modo pazzesco, nel finale ho finito in crescendo.
Ed è stato un modo ulteriore per imparare a conoscermi ancora meglio. Capendo fin da subito che qualcosa non andava, rimediando in corso d’opera, reagendo ai problemi, perlomeno per chiudere discretamente la competizione.

In questa giornata, ho visto tanti fermarsi e credo ritirarsi per i crampi. Io invece sono riuscito a conviverci per 3 ore filate, tirando fuori tutto quello che avevo a disposizione.

Correndo con la testa, visto che le gambe oggi non c’erano. Rispondendo e reagendo con prontezza ed intelligenza ad una problematica non così canonica e scontata da fronteggiare.

Di contro, è giusto anche provare a capire cosa non abbia funzionato e che di conseguenza mi abbia portato ai famigerati crampi. Ho provato ad auto analizzare la situazione.

  1. Ok che sono partito abbastanza forte. Ma nemmeno così tanto. Per dire, alla UTLO ho corso per quasi 4 ore e mezza con uno sforzo percepito ben superiore a questo e ho sofferto giusto negli ultimissimi km. Qua già dopo metà gara avevo le gambe fucilate. Quindi sì, oggi era da partire più piano, ma in altre condizioni questo passo me lo sarei potuto permette senza problemi. Perciò, le cause sono altre. O meglio, dato che i crampi vengono per uno sforzo eccessivo, ho effettivamente spinto di più di quanto avrei potuto fare. Ma appunto, non ho tirato neanche troppo. Per cui sarebbe da capire meglio il perché stavolta non sia stato in grado di sostenere un impegno simile.
  2. Probabilmente non ho recuperato adeguatamente proprio dalla UTLO già nominata. Lì ho spinto come un pazzo per tutto il tempo e forse meno di un mese non mi ha consentito un recupero al 100% tale da poter fare due sforzoni di questa intensità nel giro di qualche settimana.
  3. Anche il giorno precedente la gara non è stato comunque ideale. Tra le 6 ore alla guida, le camminate per andare dal parcheggio all’appartamento, per ritirare il pettorale, per tornare indietro, ecc… non hanno aiutato.
  4. Credo mi sia mancata anche dell’esplosività. Storicamente, anche quando facevo altri sport, sono sempre stato uno più da fondo e regolarità, che da swattata di pochi secondi. Mentre il Valtellina è piuttosto esigente in quanto a brevi sparate. Questo può essere un punto da prendere in considerazione dove lavorarci su, anche in vista della pausa invernale.
  5. Forse anche lo scarico non è stato tarato perfettamente come in altre occasioni. Con il coach abbiamo provato a fare un tapering un po’ più tosto del solito. È giusto sperimentare per vedere come si reagisce. Di solito io ho un recupero abbastanza veloce e performo meglio senza scaricare eccessivamente, ma forse qua abbiamo esagerato. A maggior ragione, venendo da una gara fatta a bomba come la UTLO di cui sopra. Ne parlerò meglio con Andrea e prenderemo le misure in vista del futuro.

Come forse avrete avuto modo di vedere dalle foto e storie varie, ho chiuso col sorriso, che per me è sempre importante. Sembra una frase fatta, un po’ sdolcinata, ma è vero.

Quando ho tagliato il traguardo ero sinceramente felice.

Sono contento ugualmente, perché sono riuscito a finirla abbastanza bene, nonostante tutto. Ed è stata una bella esperienza, merito anche di una organizzazione eccellente.

Certo, non è stato tutto rose e fiori, ma mi sono pure divertito. E complessivamente è stata una bella gara, dove ho lo stesso raggiunto il mio obiettivo minimo, consapevole che c’è ancora margine per migliorare.

A proposito di organizzazione, è giusto spenderci due parole. Devo far loro veramente i complimenti. Va detto che questo Valtellina Wine Trail è un po’ caro, ma i soldi spesi non vengono intascati in malo modo. Sono piuttosto usati per fornire un’esperienza ricca e diversa dal solito. Non c’è solo la corsa, se vogliamo. Il che può piacere o no, ma anche della gara non si può dire nulla di negativo, anzi.

Il balisaggio era veramente superlativo. Tra scritte per terra, fascette, bandierine e volontari era pressoché impossibile sbagliare strada. E ho trovato anche tante persone della protezione civile e della pubblica assistenza sul percorso attive in caso di problemi. Li ho proprio visti intervenire in un paio di casi, per soccorrere qualche ritirato.

A mio onestissimo parere, molto meglio della LUT, giusto per scomodare un gigante del trail italiano. Cortina è superiore a livello di ambiente in città, ma a livello di organizzazione, tra ritiro pettorale, balisaggio e staff, per me vince il Valtellina.

È un po’ una gara “evento”, per così dire, con tutti i pro e contro del caso. Se volete una cosa intima e poco appariscente, non è questo il weekend che fa per voi. Al contrario, va detto di un clima splendido. Sia in città che lungo tutti e 42 i km. Per Sondrio e la zona questo dev’essere proprio uno degli eventi dell’anno e la cosa si percepisce nettamente. È una festa per tutti e che coinvolge tutti, dai più giovani ai più anziani. A fare il tifo c’erano i bambini delle scuole elementari e medie, così come i pensionati del paese. Veramente eccezionale.

I puristi della corsa e basta potrebbero non apprezzare. Ma ho percepito una sana passione diffusa in ognuno. Genuina e non guidata dal vil denaro. Ma piuttosto fatta perché questa per loro è davvero una festa.

E parlando di feste, nel post cena di sabato, dove con la mia ragazza decidiamo per il ristorante tipico, c’era pure il party, che era veramente una mega-festa con musica, alcool e gente che balla allegramente sui tavoli. Al di là dei gusti musicali e del fatto che un evento così “ciccione” possa piacere o meno, mi viene da considerare che un mood così sia difficile da trovare in altre gare. Dove veramente tutta la città, e non solo quella, viene coinvolta.

Quest’ultima fatica chiude un’annata assolutamente positiva. Poi del tirare le somme complessive dell’annata magari ne parlerò meglio in altre occasioni. Ma se un anno fa esatto mi avessero detto che nel 2022 avrei corso una maratona con 1800 metri di dislivello in 5 ore e mezza, li avrei presi per pazzi. Invece oggi addirittura penso che si sarebbe potuto fare di più. Quindi, insomma, andiamoci per gradi e prendiamo ciò che è arrivato con soddisfazione.

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Ascolta la puntata!

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