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Chi non ha testa, abbia gambe(?)

Quando ero molto molto più piccolo e ggiovane, tipo età scolastica, scuole elementari o medie, sentivo ripetere spesso il detto “Chi non ha testa, abbia gambe” o “Chi non ha testa, ha gambe”.

E, forse anche mal interpretandone il corretto significato, credevo che fosse giusto.

Ovvero, dei miei compagni di classe, chi era meno bravo a scuola, tendenzialmente era più portato per lo sport.

In modo inversamente proporzionale: più erano forti a calcio, a basket, in educazione fisica in genere e meno erano alti i loro voti.

Tra parentesi, ho scoperto poi successivamente che il significato di questo proverbio era diverso da come lo avevo capito io a suo tempo. Infatti, lo dico giusto per dovere di cronaca, “Chi non ha testa abbia gambe” vuol dire che chi non ha avuto voglia di studiare o ragionare, successivamente dovrà poi fare del suo meglio per rimediare. Che non ha molto a che fare con lo sport.

Ma va beh. Almeno mi ha dato spunto per la puntata di oggi. 

Perché crescendo mi sono reso conto invece di come testa e abilità nello sport fossero collegate.

In primis giocando a basket, ma poi via via anche in altre discipline. Essendo un amante dello sport a tutto tondo, ne seguo tanti e nel tempo ho capito come la brillantezza e la durezza mentale fossero importanti tanto quanto le capacità tecniche ed atletiche. In certi casi, pure di più.

Lo notavo sia in prima persona, dove magari diventavo io stesso più scaltro ed esperto, ma anche nei miei compagni di squadra. La cosa si accentuava ulteriormente in alcuni professionisti, dove percepivo chiaramente una certa predisposizione mentale ed attitudine. Qui non avevo un riscontro tangibile, fisico, ma anche dalla tv mi rendevo conto di come a volte fosse il cervello a permettere quello step ulteriore. Quel quid in più a fare la differenza tra un buon atleta ed un campione.

Quando successivamente ho iniziato a correre con più serietà e costanza, informandomi giorno dopo giorno su allenamenti e personaggi del running, della maratona e dell’ultra, ho compreso al massimo quanto la testa potesse fare miracoli.

Tra tutti, la corsa e gli sport di endurance in genere sono forse quelli dove questo aspetto è ancor più decisivo.

Se già è preponderante in attività dove occorrono decisioni veloci, a volte in team o contro altre persone, figuriamoci quando invece si è da soli o comunque si ha come avversario qualcosa di meno tangibile, quasi invisibile, come il cronometro.

Adesso non starò qua a tirar fuori esempi di performance da parte di figure mitologiche che tanto conoscete tutti, tipo Kipchoge, Kilian, Scott Jurek o Marco Olmo.

E non starò nemmeno a darvi delle tecniche per migliorare sotto questo aspetto, anche perché francamente non sono un grosso esperto. Sicuramente posso dirvi di uscire a correre. E farlo con costanza.

Ad ogni modo, in passato ho parlato un po’ delle mie tecniche mentali in un episodio specifico. Nulla di trascendentale, ma comunque ve lo linko.
Episodio “I miei trucchi mentali per correre meglio”: https://www.spreaker.com/user/lorenzomaggiani/i-miei-trucchi-mentali-per-correre-meglio

Più che altro vorrei evidenziare come la forza mentale sia davvero importante, anche per noi tapascioni.

È lei a controllare gran parte delle attività svolte durante la corsa: dalla motivazione alla gestione del ritmo, fino all’ansia da prestazione o sopportazione della fatica durante una gara.

Ovviamente, può anche succedere il contrario: se il nostro cervello ritiene che il corpo sia in difficoltà o che si prospettino momenti duri, può prendere delle contromisure che influiscono negativamente sulle prestazioni.

È qui che entra in gioco la durezza mentale. Che ovviamente non vuol dire andare ad esagerare e spaccarsi per ottenere un piccolo risultato. Ma piuttosto riuscire a “filtrare” alcuni pensieri negativi e capire veramente quando è il caso di assecondarli e quando invece si tratta solo di un falso allarme.

A volte, l’esaurimento delle energie è più mentale che fisico, poiché la mente tende ad arrendersi prima del corpo. Il cervello avverte inconsciamente i muscoli di rallentare, facendo credere di non poter più continuare con lo sforzo. In realtà, quando si ha un pensiero negativo nella mente, bisognerebbe provare a dirottarlo rapidamente verso qualcos’altro. Cosa ovviamente più facile a dirsi che a farsi.

È importante fare chilometri ed allenamenti, ma lo è altrettanto forgiare la mente ad ascoltare il proprio corpo. Pensavate che non lo avrei detto oggi, eh?

Quando vi allenate provate ad “assorbire” le sensazioni che provate, nei vari muscoli.  Cercate di comprenderle. Per esempio, state diventando troppo stanchi e dovete rallentare? Oppure vi state semplicemente annoiando durante la corsa e la vostra mente dice al corpo di fermarsi? A volte è la mente a giocare brutti scherzi al corpo. E non è sempre facile riconoscere un caso dall’altro. Però tra le due cose c’è una bella differenza.

Secondo me potrebbe essere d’aiuto tenere un diario sul vostro programma di allenamento, includendo anche il vostro stato d’animo e come vi siete sentiti durante la corsa. Si può fare cartaceo o anche online. TrainingPeaks o Garmin connect per esempio integrano questa funzione in modo super semplice. Non sarà come scrivere di pugno le proprie sensazioni, ma comunque potrebbe anche bastare.

E questa pratica alla lunga potrebbe risultare uno strumento utile per capire se l’affaticamento provato è dovuto a un allenamento davvero duro o se invece è dovuto ad altri fattori, come appunto la noia o simili.

Anche perché nel running non possiamo controllare proprio tutto tutto. Qualche incognita c’è sempre, specialmente in gara. E sono le persone che si adattano meglio agli aspetti non controllabili quelle che poi riescono ad eccellere. Ed è la mente che può aiutarci anche nel gestire questi aspetti a volte fuori dalla nostra giurisdizione.

Attenzione: adesso parte una chiusura di puntata un po’ smelensa.

Ma non voglio di certo fare il santone, lo psicologo, il motivatore, il guru, lo strappalacrime o il Montemagno, ma credo sia proprio vero che nella corsa e ancor di più quando si va su lunghe distanze, che le barriere più alte da superare siano quelle della nostra mente.

Allenando la testa, passo dopo passo, allenamento dopo allenamento, gara dopo gara, esperienza dopo esperienza, il nostro corpo sarà più propenso ad assecondare ciò che la nostra mente gli ordina.

Ed è così che potremo toglierci delle belle soddisfazioni.

Pensate solo a quando avete iniziato a correre: anche solo fare 5 km i primi tempi sembrava un’impresa irrealizzabile. Era così anche per me.

Ma poi, con allenamento, ma anche e soprattutto con la testa ed il cervello, siete stati in grado di raggiungere traguardi inizialmente impensabili.

Questa è una cosa a cui ogni tanto ripenso. E che vi consiglio di fare anche voi. Guardate a come eravate tempo fa e pensate a che gare avete fatto nel frattempo. O che obiettivi avete nel mirino. Quasi certamente vi renderete conto di essere cresciuti un sacco.

Non è stata di certo una questione di fortuna.

Ecco, questo vi aiuterà nell’acquisire maggior consapevolezza. Le gambe certamente sono servite, ma senza la mente non ce l’avreste fatta.

Ascolta la puntata!

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