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Le mie gare: Ultra Trail Lago d’Orta 2022 (31km 1700m D+)

Vi racconto della mia UTLO 2022, ovvero Ultra Trail del Lago d’Orta. L’avevo fatta anche lo scorso anno, sempre in questa versione da 31 km con circa 1700 metri di dislivello positivo.

Non sono per forza uno che torna a fare le stesse gare. Ma avevo teoricamente in programma una ultrina, da 44 km con 1000 metri di dislivello, che però è saltata. Dato che gli organizzatori hanno pensato bene di annullarla ad un paio di settimane dall’ipotetico via.

Il che mi ha costretto, assieme al mitico coach Andrea Tarlao, a rivedere un po’ la preparazione in corsa.

Infatti, stavamo preparando idealmente una gara molto più corribile di questa, accantonando il dislivello. Che non sono riuscito ad allenare esattamente come si sarebbe dovuto fare, avendo appunto cambiato obiettivo abbastanza a ridosso della nuova gara.

Ho deciso comunque di rifare la UTLO, perché mi andava una competizione in vista del Valtellina Wine Trail del prossimo novembre. E poi perché sapevo ci sarebbero state tantissime persone che conoscevo, perlopiù virtualmente, da portare finalmente nel mondo reale.

Stavolta, a differenza dello scorso anno, sono arrivato ad Omegna solo al sabato, giorno prima della gara. Così facendo, vivo un po’ meno lo spirito di questo luogo in occasione della UTLO, pieno zeppo di runner in ogni dove.

Una volta giunto in città, ho ritirato il pettorale e incrociato Luca Quattrone della Sterrato Gang. Che, assieme al suo compare di merende Paolo, era stato ospite qua per una bella chiacchierata.
Episodio “Chiacchierata con Luca e Paolo di Sterrato”: https://www.spreaker.com/user/lorenzomaggiani/chiacchierata-con-luca-e-paolo-di-sterrato
Lo recupero direttamente al pasta party, dato che ha chiuso da pochissimo la sua 55 km.

Girello per poco per gli stand e attendo l’ora di cena, dove con un bel po’ di miei amici di Spezia e dintorni andremo a mangiare. Tra loro ci sono Manuel che pure lui ha corso brillantemente la 55 km e Joseph e Omar che con me correranno la 31.

Perciò, per noi che all’indomani correremo, pasta all’olio easy e a letto, che il giorno dopo si gareggia!

Sono rimasto abbastanza indeciso sul come vestirmi. Chiedendo a chi aveva corso oggi decido di non mettermi nessuna maglia termica, come invece avevo fatto lo scorso anno. Infatti, in questo 2022 fa decisamente più caldo. Scelgo la mia maglia a maniche lunghe auto-brandizzata “Da 0 a 42”, così da poter tirare su o giù le maniche alla bisogna.

Oltre a questa, cappellino, pantaloncini corti, calze e solite Hoka Speedgoat 4, però ormai a fine vita. Dovrò metter mano a breve al portafogli per trovare un degno erede. Si accettano consigli in proposito!
In aggiunta, ovvio vest con bastoncini e relativa faretra per riporli.

Anche perché l’altimetria della UTLO prevede che praticamente tutto il dislivello si faccia nella prima parte, per poi scendere ininterrottamente nella seconda. Motivo per cui le bacchette non serviranno da circa metà percorso in poi.

Arrivo con anticipo in zona partenza, per due motivi: salutare ancora un po’ di gente e piazzarmi avanti in griglia. Non voglio assolutamente replicare l’errore dello scorso anno, che mi ha fatto perdere una marea di tempo, restando imbottigliato dopo un paio di km all’inizio del sentiero in single track.

Qua si apre la lunga lista di persone incontrate: c’è coach Tommaso Bassa di DU, reduce da una super prova nella 100 km, che mi dà pure qualche dritta last minute.
Ci sono un sacco di ragazzi del gruppo di Sterrato: Pietro, Danilo, Andrea e Valerio.

E poi, ovviamente, Giuseppe Del Gaudio, con il quale finalmente condivideremo una gara, dopo tanti discorsi fatti insieme, sia in vesti pubbliche, che privatamente. Che ve lo dico a fà: lo conoscete già senza dubbio!

Rompo così tanto il cazzo agli altri per partire davanti, che siamo in quarta/quinta fila. Giusto per dare un’idea, nella fila che ci precede c’è Franco Collé.

Stavolta, spinto anche dal coach, provo ad impostare una gara meno conservativa rispetto al solito, spingendo fin da subito per poi vedere come va.

E gli eventi personali dei giorni che hanno preceduto la gara hanno in qualche modo agevolato la scelta. Mi sono detto più volte: “Prendiamo questa UTLO come occasione di sfogo. DIamo tutto e come va va. Non credo ci saranno mezze misure: o andrà benissimo o malissimo!”.

E così faccio. Allo sparo vengo ovviamente sorpassato da quelli che corrono forte per davvero. Ma cerco comunque di mantenere un ritmo sostenuto per non rimanere intruppato.

E la tecnica paga.

Nel mentre, il mio Garmin pensa bene di segnalarmi “Percorso completato” dopo circa 200 metri di gara. Mandando così a donnine di malaffare l’aver caricato la traccia GPX sullo sportwatch.

Va detto che a parte per mangiare ed in rarissime occasioni, non guardo mai l’orologio.

Anche questa cosa decisa in precedenza con il coach. E vado a sentimento, a sensazione. Cercando di autogestirmi e dosare gli sforzi ascoltandomi.

Nel primo paio di km chiacchiero giusto un po’ con Valerio, così come avevamo fatto al Chianti Ultra Trail, ma stavolta il passo è diverso. E giunti alla prima salita il fiato è da usare solo per correre. E poi Valerio ne ha più di me. Giustamente mi stacca.

Io comunque vado forte per i miei standard. Mi sento bene, nonostante un approccio alla gara decisamente più aggressivo delle mie abitudini.

Nella prima salita vado ottimamente. Alla fine, confrontando i tempi del segmento su Strava, scoprirò di aver tolto ben 13 minuti solo in questo tratto rispetto al 2021. Certo è che, come detto, lo scorso anno in questa fase ero rimasto a lungo fermo a più riprese per via della folla. Ma comunque ho proprio un feeling complessivo diverso.

Per la cronaca, questa salita al Monte Mazzoccone è un bestione da 1000 metri di dislivello concentrati in meno di 6 km. Una sorta di Vertical. Ci metto poco più di un’ora e un quarto per farla. E nel mentre mi sono già sparato un paio di gel. A tal proposito, la tecnica è molto semplice: dopo la colazione fatta un paio di ore prima del via, ho ripreso un gel mezz’oretta prima della partenza. E poi, ne prenderò uno ogni 45 minuti circa, a parte l’ultimissimo, che anticiperò di un quarto d’ora rispetto agli altri.

Passo al primo ristoro e quindi rilevamento cronometrico 167° uomo. Come nell’edizione precedente, nei parziali di Wedosport misteriosamente non esiste il computo totale, ma solo quello di genere.

Da qui ci attende la seconda salita, che porta al Monte Croce. Sulla carta meno impegnativa della prima, ma in realtà a tratti un vero e proprio muro. Per fare questo km e spiccioli ci metto quasi mezz’ora. E qui fatico parecchio. È senza dubbio il mio momento dove sono più in difficoltà di tutta la gara. Mi accorgo ogni tanto di fare un po’ da tappo a chi sta dietro di me e quando posso li faccio anche passare, seppur nessuno di chi è in mia compagnia ne abbia a pacchi più del sottoscritto. Comunque conoscere il percorso qua mi aiuta. Perché grossomodo so che non manca moltissimo allo scollinamento e tengo duro.

Un’altra importante differenza rispetto all’edizione precedente è il clima: è vero che anche quest’anno non piove. Ma nel 2021 il tempo era più freddo di quello odierno, ma secco. Limpidissmo. Cosa che permetteva anche una magnifica vista da quassù, dove si vedeva gran parte del Lago d’Orta. Stavolta invece è molto umido. Ed ha anche piovuto qualcosa nei giorni precedenti. Il che ha creato un nebbione, che comunque non influisce assolutamente sulle nostre prestazioni, ma che non consente di ammirare i paesaggi come meriterebbero. Ma, cosa ancor peggiore, rendono la già di per sé infida discesa successiva allo scollinamento del Monte Croce estremamente scivolosa.

Vedo che non sono l’unico ad andarci cauto: è meglio perdere qualche secondo qua che lasciarci una caviglia.

Però una volta passata questa discesa stronzetta, seppur breve, ed un’altra piccola salita, il più è fatto. Ci attende un piattone con delle semplici discese per portarci al secondo rifugio.

E qua, esattamente a metà gara a livello di km, 15,5, inciampo come un coglione.
C’è da dire che è difficile cadere da furbi, ma qua veramente la difficoltà tecnica era minima. Ero in un pezzo molto molto semplice da affrontare, in questo falsopiano terroso.
Così, finisco disteso a mò di pelle di leopardo e mi impolvero tutto.

Per fortuna, sono sì ammaccato, ma non è nulla di grave. Perdo giusto qualche secondo nel rialzarmi e rendermi conto di essermi un po’ sbucciato il ginocchio sinistro, come si suol dire. Più aver battuto il gomito, sempre dal fianco sinistro.

Sento un pochino di dolore, ma passa veramente in un attimo. E nel giro di poco riprendo a correre.

Quando sono in vista del ristoro ripongo i bastoncini nella faretra. Peccato che non mi sia accorto che nella caduta la faretra sia rimasta sì agganciata allo zaino, ma letteralmente per uno sputo. E così, appena inserisco i bastoncini, dato il peso extra appena aggiunto, si sgancia definitivamente e cade. Costringendomi così a perdere altro tempo, dato che devo fermarmi, togliermi lo zaino, risistemare il tutto e ripartire.

Infatti, tra caduta e conseguenze + salita difficoltosa, in questo parziale perdo qualche posizione. Al secondo ed ultimo rilevamento transito 174° uomo. In sostanza mi hanno sorpassato in 7. Nemmeno in tanti, alla fine della fiera, ma perché nei tratti restanti ero andato piuttosto bene.

A questo ristoro faccio una pausa leggermente più lunga del primo. Dato che è l’ultimo di giornata e da qua al traguardo non ce ne saranno più: siamo al km 18 e da qua alla fine ne mancano ancora 13, tutti da fare in autonomia.

Perciò, riempio le borracce al massimo e mangio pure un pezzo di banana.

In verità poi scoprirò l’esistenza di un ristorino mezzo abusivo, non segnalato, a circa 4 km dal traguardo. Ma da quanto ho avuto modo di capire era lì per chi correva la 18 km. Anche se poi pure gli altri ho visto che ne hanno giustamente usufruito.

Insomma, sono passati 18 km e 3 ore e 5 di gara.

Non vi ho ancora raccontato del fatto che con coach Andrea Tarlao si era fissato un po’ l’obiettivo cronometrico sulle 4 ore e mezza. Io, ad essere sincero, non ero così fiducioso di potercela fare. Dato che lo scorso anno ci avevo messo poco più di 5 ore. Ma ad ogni modo questo era il target. E quindi, da qua in poi butto qualche occhiata in più del previsto all’orologio, ma giusto per provare a capire se potrei riuscire a stare sotto queste benedette 4 ore e mezza. Mi sento un po’ come Furio, interpretato da Verdone, mentre fa i conti sulle tappe del suo viaggio in “Bianco, rosso e Verdone”.

Però è anche la parte dove vado meglio in assoluto.

Dopo una prima fase leggermente mossa, ma tendente all’ingiù, inizia la vera e propria discesona finale. Tanti km su questa mulattiera abbastanza larga.

Se vogliamo è pure il terreno dove mi sento più a mio agio. Discesa corribile, non semplicissima, ma nemmeno tecnica. E pian piano rimonto posizioni.

Sul percorso ci sono anche quelli della 18 km e della camminata nordica non competitiva. Ogni tanto qualche gruppetto mi fa un po’ da tappo, ma niente di che.

Sento che le gambe stanno iniziando ad appesantirsi, ma nel complesso ho ancora delle buone sensazioni: metto in fila 5 km tutti sotto i 5 minuti e mezzo, prima di avvicinarmi al tratto finale.

Quando siamo in vista del lungolago recupero il mitico Andrea Borsetto, un po’ in difficoltà per le gambe dure. Provo a scambiare due parole, ma in questa fase ne ho di più e lo supero.

E nonostante questo ha deciso di diventare Patron: che uomo!

Tuttavia, anch’io inizio un po’ ad accusare. Anzi, riformulo meglio: sono proprio crepato.

Nel tratto finale costeggiante il Lago d’Orta inizio ad avere degli accenni di crampo. Ma so che manca molto poco e amministro il ritmo, trovando un passo che mi permetta ancora di correre dignitosamente, sul sottile filo tra l’andare abbastanza veloce ed in non fermarsi definitivamente per un crampo.

Guardo il cronometro e capisco che dovrei farcela anche agilmente sotto il fatidico muro ideale delle 4 ore e mezza. Per cui non avrebbe senso spingere alla morte per limare 10 secondi complessivi, rischiando però di doversi magari fermare a 500 metri dal traguardo per un crampo vero e proprio.

Mi superano giusto un paio di persone, intente allo sprint finale. Ma anch’io a mia volta ne recupero 2 o 3 che stanno proprio camminando.

E così, anche incitato da Valerio, che è già bello che arrivato da mo, e qualcuno a caso che incredibilmente mi ha riconosciuto, arrivo al traguardo!

4:25:54. 168° assoluto su 423 partenti. E 144° uomo. Recuperando 30 posizioni esatte tra i maschietti nell’ultima fase.

Ho dato veramente tutto quello che avevo. Nonostante lo scivolone è andata bene, molto bene. Decisamente meglio di quanto mi sarei aspettato.

Sono molto felice, non solo per il tempo, ma anche per come ho affrontato la gara, gestendo bene il ritmo, più o meno sempre costante, e reagendo anche a quel paio di momenti critici che ho dovuto fronteggiare.

Al tempo stesso, non ho rinunciato al godermi la gara. Certo, non ho chiacchierato alla grande come in altre occasioni, ma non mi sono mai privato di qualche battuta o scambio di parole con altre persone.

Vado fiero della mia medaglia al collo. E devo dire, medaglia molto molto figa. Per me che ho il fetish delle medaglia, ottima davvero.

Nel post gara, dopo una provvidenziale doccia, pian piano recupero e saluto tutti i vari conoscenti e compagni di viaggio, molti dei quali giunti al traguardo ben prima di me, ma che hanno lo stesso avuto la volontà di fermarsi ancora un po’ prima di tornare a casa.

E sono felice anche di poter mangiare due volte: e non solo perché avevo fame!

Dapprima al pasta party con Giuseppe, dove davanti ad un piatto di pasta possiamo parlare di persona e non tramite smartphone. E poi con la combriccola ligure, tutti felici di aver portato a termine la missione con successo.

Insomma, che dire per chiudere questo racconto, oltre che un grazie ed un saluto anche a tutti quelli che mi hanno riconosciuto, sostenuto e fermato.

Che è stato un immenso piacere poter condividere questo week-end con tante splendide persone, tutte impallinate come me per questo sport. Stavolta la mia ragazza non ha potuto accompagnarmi, ma non mi sono mai sentito solo.

Sono felice di aver costruito attorno a questo podcast anche una community, tutta accomunata dalla stessa visione dello sport. Ma del resto, chi si somiglia si piglia.

Questo sotto il profilo umano, che per me che sono un tapascione è sempre la cosa più importante.

Ma sono molto soddisfatto anche a livello sportivo: ho tolto 37 minuti dal tempo dello scorso anno e di conseguenza migliorato anche di un sacco di posizioni in classifica, con condizioni climatiche forse pure leggermente meno favorevoli e con l’handicap della scivolata.

Segno che avere un coach aiuta e non poco. Almeno per me.

Non ho avuto una settimana di scarico esattamente ideale, per usare un eufemismo, ma questa UTLO mi è anche servita per sfogarmi, rimettere insieme i pezzi e, almeno in parte, riappacificarmi con il mondo.

Per questo devo dire grazie a questo sport, ma anche a tutti quelli che c’erano fisicamente o che mi hanno sostenuto a distanza.

Come da abitudine per le gare, ho raccolto nelle storie in evidenza sul mio profilo Instagram qualche video e ho fatto un Reel.
Profilo Instagram: https://www.instagram.com/da0a42/
Reel: https://www.instagram.com/p/Cj0CZnSoMf4/

Ascolta la puntata!

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