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I 19 stereotipi dei runner da gara

Episodio cazzone, ve lo dico subito.

Ho raccolto in questo elenco alcuni degli stereotipi dei runner che si possono incontrare in gara, indistintamente su strada che su trail. Me ne sono venuti in mente ben 19.

Personaggi e figure che chiunque abbia indossato almeno una volta un pettorale ha trovato sulla propria strada. Ve li racconterò con un nome ed una breve descrizione delle loro peculiarità. Dei brevi affreschi di alcune delle personalità più caratteristiche che popolano le competizioni su strada e sentiero.

Ci tengo a precisare, prima che qualcuno mi insulti, che si tratta di un giochino: se vi sentite chiamati in causa o se avete la coda di paglia… Beh, ricordatevi che sto scherzando! E non voglio assolutamente parlar male di nessuno.
E come avrete modo di sentire, ho volutamente esasperato alcuni aspetti… Altrimenti che stereotipi sarebbero!

Ed allora subito via alle danze… Ecco i 19 stereotipi di runner che potreste trovare in gara.

Il vecchietto performante

Figura immancabile di ogni gara su strada. Local legend per definizione, specialmente nelle 5 e 10 km della zona.

In qualsiasi stagione e con qualsiasi condizione meteo corre con gli svolazzini, le scarpe di un marchio fallito nel ‘94, la canotta della propria società storica, che ormai non esiste più e l’orologio Casio con il cronometro.

Eppure ci dà sempre merda in ogni gara.

Il tecnologico

Garmin che fa anche il caffè, scarpe con piastra in carbonio di ultima generazione, t-shirt traspirante da 120€, fascetta elastica o cappello in testa, fascia cardio costosissima, pod per rilevare le dinamiche di corsa, biosensore al braccio e chi più ne ha più ne metta.

Purtroppo non sempre tutto questo si traduce in grandi risultati.

Il brandizzato

Da non confondere con il tecnologico appena menzionato. Il brandizzato si veste interamente Nike (o Adidas, o Hoka o marchi di questo genere) da testa a piedi, che quasi lo si potrebbe scambiare per un atleta elite.

La sua mise è così fosforescente che lo si può vedere dallo spazio.

L’onnipresente

Che si tratti dell’allenamento in compagnia del giovedì, della Parkrun, della tapasciata di paese, di una 10 km, della maratona o di un ultra trail, state tranquilli che lui ci sarà. Collezionatore seriale di pettorali e medaglie.
Amato ed osannato da tutti, per il suo amore incondizionato verso questo sport e per lo spirito con cui affronta ogni competizione.

Il musicofilo

Cuffie bluetooth alle orecchie, musica 180 bpm a tutto volume e via. Ondeggia seguendo il ritmo delle canzoni che ascolta ed è assolutamente impossibile parlarci, perché non sente nulla, neanche lo sparo della partenza.

Il trail runner su strada

Se correte una maratona, specie se molto partecipata, lo riconoscete subito: ha lo zaino da trail con le borracce piene d’acqua, anche se in questa gara ci sono i ristori ogni 2 km.

E’ palesemente fuori contesto e si sente un pesce fuor d’acqua lui per primo. Parte piano e cerca di recuperare ad ogni cavalcavia, per poi lamentarsi a fine gara del troppo asfalto affrontato.

L’urlatore

Figura leggendaria in ogni maratona o trail. In griglia di partenza si riconosce subito per qualche battuta o barzelletta sconcia, che puntualmente non fa ridere.

Non perde occasione per notare qualche dettaglio e farlo sapere a tutti, grazie alle sue doti innate da tenore. A tal proposito, è possibile anche sentirlo proprio cantare canzoni nazional popolari, storpiandone il testo e steccando continuamente.

Attacca bottone con chiunque gli capiti a tiro, meglio se si tratta di delle belle ragazze 30 anni più giovani di lui.

Il pisciatore seriale

Sente l’ansia da prestazione. E lo trovi in coda ad ogni cesso chimico presente nel raggio di 3 km dalla partenza e dall’arrivo. Qualche volta anche durante la gara, seppur lì la coda non ci sia.

I migliori comunque sono quelli che pisciano correndo o camminando nei trail. Un po’ come la recente pisciata volante di Zack Miller a UTMB. Come se quei 20 secondi li facessero vincere.

Il falso scarso

Se ci chiacchierate prima della gara vi racconterà che ha una vagonata di problemi: piccoli infortuni, acciacchi, crampi. Non ha dormito bene, si è scordato le sue scarpe preferite, la sua preparazione ha fatto schifo, ecc.

E poi vince a mani basse la sua categoria senza colpo ferire.

Il dispensatore di consigli

In buona parte, l’opposto del falso scarso. In griglia, ma anche durante la gara, si vanta della sua esperienza pregressa di gare, di personal best da nazionale, dando consigli sul ritmo da tenere, sull’abbigliamento, sull’alimentazione, sul dove spingere maggiormente e dove no, sulle tabelle di allenamento e così via. E poi, non si capisce perché, arriva sempre tra gli ultimi. Forse perché ha sprecato troppo fiato nel fornire la propria opinione non richiesta.

Il disorganizzato

Ce n’è sempre almeno uno in ogni società sportiva. Se fate una macchinata per la gara, arriverà in ritardo all’appuntamento, scordandosi qualcosa: stampa dell’iscrizione, shampoo o ciabatte per fare la doccia post-gara e simili.

Non si porta mai i vestiti adatti in caso di maltempo e correrà invariabilmente con la divisa estiva sgualcita, in qualsiasi situazione.
Attenzione, che se nella vostra squadra non vi sembra ci sia questa figura, il disorganizzato potreste essere proprio voi.

Il routinatore folle

L’uomo con la routine pre-gara più lunga del mondo.

Si fa tutti gli esercizi possibili: prima scatti, controscatti, allunghi e una corsetta blanda. Poi entra in griglia e monopolizza le ringhiere laterali, eseguendo ogni posizione per allungare i muscoli conosciuta su questo pianeta, inventandone anche di creative.
Gli ultimi secondi prima del via li trascorre saltellando sul posto come un ossesso.

Lo sparatore di pose

Ha il radar per captare i fotografi a centiaia di metri di distanza. E come li vede, si mette ogni volta in una posa diversa, assumendo al contempo un’espressione sempre differente, risultando incredibilmente fotogenico in ogni foto dove viene ritratto.

Poi comunque le foto non le compra, ma le scarica dal sito, in risoluzione infima, con sopra il layer di Endupix e le pubblica fieramente sui social.

L’influencer

Non gli interessa un belino del risultato: l’importante è far sapere al mondo che lui c’era.
Corre con lo smartphone in mano e registra qualsiasi momento di gara, del pre e del post, condividendo tutto in 1000 e più storie su Instagram, che il più delle volte fanno venire il mal di male a chi le guarda da quanto sono mosse.

Il detonato

Troppo facile descriverlo: parte regolarmente a fuoco, in modo esagerato, per poi scoppiare male verso tre quarti di gara. Poi, inizia a camminare, accampando scuse puerili, lamentandosi con gli altri runner per qualche problema fisico inesistente.

Non impara dai propri errori: lo rifarà anche nella prossima gara.

Il sorpassatore degli ultimi metri

Stai per arrivare al traguardo al merdesimo posto, come sempre. Però sei da solo e già pregusti una bella foto, sorridente sotto il gonfiabile da sfoggiare sul tuo profilo Facebook.

Quando dal nulla arriva lui: il sorpassatore, che come Petro Mamu a Sierre Zinal con Kilian Jornet, ti svernicia a 3 metri dalla linea, per arrivare merdesimo-1, rovinandoti il momento.

Il barefoot

Corre tutta la maratona con le Vibram Five Fingers, oppure direttamente scalzo. In tanti lo guardano con sospetto, qualcuno gli passa il numero del proprio ortopedico, ma lui è super fiero del suo stile di corsa e di vita. Anzi, ogni sguardo preoccupato per le sue articolazioni lo ringalluzzisce sempre più.

Il fissato del GPS

Guarda il passo istantaneo ogni 30 secondi, ha impostato una sveglia per ogni azione da svolgere, compreso il soffiarsi il naso ogni 7 minuti.

Si accorge del cartello del nono km non piazzato esattamente dopo 9000 metri, lamentandosi di un’organizzazione poco efficiente.

A fine gara, il suo orologio ha segnato 225 metri di lunghezza e ben 27 metri di dislivello in più del previsto e non può tollerarlo: lo dice ad alta voce e lo scrive in un post al vetriolo sui social, dove prenderà il like solo dei propri compagni di squadra, che comunque si sorbiranno le sue lagne ugualmente.

Il mangiatore

Parte con 6 barrette, 8 gel, 2 panini col salame, 3 caramelle gommose, una bustina di frutta secca, 2 crostatine e 3 litri d’acqua, di cui uno con i sali minerali. Per correre un trail da 14 km.

Non gli importa nulla della prestazione. L’importante è godersela. E così si ferma ad ogni ristoro, spazzolando ogni cosa gli passi a tiro.

Ovviamente, è in prima fila per il pasta party.

La sua prossima esperienza, quella dove performerà al meglio, sarà una mangialonga.

E voi in quale categoria vi ritrovate?
Io un po’ mi sento a metà tra il fissato della tecnologia ed il trail runner su strada… Questo quando mi capita di non correre su sentiero, chiaramente.

Ascolta la puntata!

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