I diritti del runner (corri un po’ come ti pare)

Prendo spunto da “I diritti del lettore”, un testo che Daniel Pennac ha stilato nel suo libro “Come un romanzo“.

Se, come me, siete appassionati di lettura, probabilmente conoscerete già questo libro ed in particolare questo elenco.
Diritti in versione Pennac cui comunque farò riferimento nei vari punti esposti, proprio per mostrarvi come io abbia preso liberamente spunto per questo episodio.
Così, uniamo l’utile al dilettevole!

Link Amazon “Come un romanzo“ di Daniel Pennac: https://amzn.to/3gzFUKm
Articolo: https://libri.icrewplay.com/10-diritti-del-lettore-secondo-daniel-pennac/

Così, voglio rivisitare questi diritti in chiave running.

Per me i diritti del lettore hanno rappresentato anche un po’ uno “sblocco” per certi aspetti della lettura, dato che io avevo un approccio che qualcuno avrebbe anche potuto definire come talebano. Come ad esempio il diritto a non finire un libro (per me prima finirlo era una missione. Anche se la lettura mi faceva schifo) o quello di saltare le pagine.

Spero che questa versione sulla corsa di mia interpretazione possa sortire su di voi lo stesso effetto.

  1. Diritto di non correre
    E direte “Ma come? Si parla dei diritti del runner e la prima cosa che ci dici è quella di non correre?”. Proprio così! Pennac parlava del diritto di non leggere ed io lo modifico così. Possiamo non correre.
    Questo punto credo sia esemplificativo dell’ottica con la quale stilo questo elenco.
    La libertà di scelta. La corsa è un piacere, non un obbligo. Di conseguenza, abbiamo anche l’opzione di non andare a correre.
    A volte si vive la corsa (la tabella) come una forzatura, sentiamo la pressione di dover correre a tutti i costi. E invece abbiamo il diritto anche di scegliere di non allenarci ogni tanto. Certo, sappiamo che poi ci sono alcune piccole conseguenze, specie se saltiamo un allenamento fondamentale, come un lungo o un’uscita di qualità. Ma non siamo dei professionisti e può capitare una giornata in cui non ci va proprio di correre. Dato che per noi la corsa è un hobby, una passione, un piacere, qualora non fosse più così diventerebbe un lavoro. Ecco perché abbiamo anche il diritto di non correre.
    Insomma, spostiamo il focus del running, da dovere a diritto, rendendola un piacere.
  2. Diritto di saltare o modificare alcune parti dell’allenamento
    Qua, Pennac parla del diritto di saltare alcune pagine.
    E anche noi possiamo eventualmente modificare il nostro allenamento: prima oppure durante l’uscita stessa.
    C’è un pezzo che ci sta annoiando, un particolare momento che non ci va proprio giù, cambiamolo o saltiamolo proprio.
    Avete, abbiamo, il diritto anche di divertirci cambiando qualcosa: il percorso, il dislivello, il terreno, ecc…
  3. Diritto di non finire un allenamento
    Per Pennac questo è il diritto di non finire il libro. Per noi il libro è una corsa.
    Può accadere a chiunque di scoppiare durante un allenamento, specie con le ripetute o un lunghissimo. Beh, analogamente al punto 1, abbiamo anche il diritto di fare qualche ripetuta in meno o qualche km in meno del previsto.
    In testa a volte ci diciamo mentre corriamo “Sono fuori, sto correndo da N km e adesso devo per forza finire con tutti i km che ho in tabella”.
    E invece no. Ovviamente questa non deve diventare una cattiva abitudine, che ci fa accorciare sempre e comunque tutti quanti i nostri allenamenti. Perché in questo caso vorrebbe dire che abbiamo un problema con il running.
    Ma una volta ogni tanto può capitare: siamo stanchi, siamo scazzati, abbiamo altre cose da fare. E non è la morte di nessuno se torniamo a casa 10 minuti prima del previsto. E’ un nostro diritto: non dobbiamo sentirci in colpa per questo.
  4. Diritto di ripetere lo stesso allenamento
    Daniel Pennac ci dice che se un libro ci è piaciuto possiamo rileggerlo più e più volte.
    Possiamo fare la stessa cosa con la corsa.
    Non sta scritto da nessuna parte che non si possano ripetere determinate cose, specie se hanno funzionato bene.
    Se un luogo in particolare dove siamo stati ci è piaciuto, nei limiti delle nostre possibilità, torniamoci.
    Invece che avere questo approccio da collezionisti, costretti a fare sempre qualcosa di nuovo, del tipo “Oggi ho corso sul sentiero 120, domani faccio il 121 e dopodomani il 122”. Ma invece abbiamo la libertà per tornare nel posto X che tanto ci era piaciuto, senza farci troppe pippe mentali.
    Oppure, se un particolare esercizio ci è piaciuto, ripetiamolo. Magari a qualcuno di voi i fartlek divertono. Per esempio a me sì. Ebbene, faccio in modo di inserirli ogni tanto in tabella, così da farmi un allenamento che mi piace e mi diverte.
  5. Diritto di correre qualsiasi distanza
    Pennac dice che possiamo leggere qualsiasi genere, alla faccia degli intellettuali che mai si abbasserebbero con determinate categorie.
    Facciamo lo stesso con il running. Non ci sono distanze di serie A, di serie B di serie Z.
    Dai 100 metri all’ultramaratona, sono tutte distanze più che degne di onore e rispetto. Anche perché una 5km tirata vi fa soffrire tanto quanto una maratona. Sono sforzi differenti, ma chi li ha provati lo sa e lo potrà confermare.
    Invece, a volte c’è chi se la tira: “Eh, io corro solo maratone: ne faccio una ogni 2 settimane”. Bravo, liberissimo di farlo. Ma non rompere le palle a chi non ha voglia di mettercisi o a cui semplicemente non piace. E se uno si divertisse di più con la mezza o con la 10km? Abbiamo tutti il diritto di correre le gare e le distanze che più ci piacciono.
  6. Diritto di emozionarsi
    E’ il diritto al Bovarismo di Pennac: cioè, il diritto a emozionarsi, a lasciarsi prendere dalla storia. E facciamoci trasportare dalle emozioni anche noi!
    Lasciamoci andare: se correre ci coinvolge, ci fa provare determinate sensazioni, magari durante una gara o un’uscita particolarmente significativa, non priviamoci di questi momenti per paura di essere giudicati. Ci sono persone che al termine di una maratona urlano, altre che piangono e così via. Ognuno è libero di esprimersi come vuole. Ed è un diritto sacrosanto e non c’è nulla di male nel farlo.
    Avete tutto il diritto di emozionarvi: del resto siete umani anche voi.
  7. Diritto di correre ovunque
    Ovviamente, nei limiti del consentito e nel rispetto della proprietà privata.
    L’originale è il diritto di leggere ovunque.
    Abbiamo il diritto di correre in città, al parco, in montagna, al mare, su un sentiero, sul marciapiede e anche in pista in determinate situazioni.
    A volte qualcuno si comporta in modo elitario: “Ah, io corro solo su pista, chi corre su e giù per i marciapiedi è uno sfigato!”, ma anche il contrario, tipo i fondamentalisti del trail, che magari disdegnano i mezzofondisti o i runner da strada.
    E la sapete una cosa, invece? Fate il cazzo che vi pare. Avete il diritto di correre su qualsiasi terreno abbiate a vostra disposizione.
    Voglio correre su strada? Va bene. Oggi preferisco il sentiero? D’accordo. Non sta scritto da nessuna parte che un terreno o un genere di attività sia meglio dell’altro, che sia più figo o chi fa una disciplina sia più forte dell’altro.
  8. Diritto di camminare, andare in bici o fare altri sport
    L’ottavo sarebbe il diritto di spizzicare, ovvero di pescare qua e là dai vari libri, anche solo a spot, una volta ogni tanto.
    Io lo vedrei anche come il diritto non solo di correre, ma anche di goderci altri sport. Se vogliamo in parte correlato ai primi punti: quelli di non correre o di non finire un allenamento.
    Stamattina ci va di camminare invece che correre? Facciamolo! Quest’oggi preferiamo la bici? Perché no. Fa caldo e preferiamo il nuoto? Ben venga.
    Sempre all’interno di una logica di crescita, anche altre attività fisiche sono sempre consigliate e apprezzate.
  9. Diritto di correre in compagnia
    Il nono diritto Pennacchiano è quello di leggere ad alta voce. Cose che in effetti anch’io non faccio da tempo. Spesso vediamo la lettura come una cosa molto intima e personale, quando invece condividere la stessa lettura a volte potrebbe essere piacevole.
    Ma divagazioni personali a parte. Per me l’equivalente del leggere ad alta voce è il farlo in compagnia. E anche questo tendo a farlo poco poco poco, a dirla tutta.
    Però se vi piace, avete il diritto di correre in compagnia. Sempre rispettando tutte le varie norme vigenti in relazioni alla sicurezza.
    Andare a correre in più persone è un’esperienza senza dubbio diversa dal farlo in solitaria. Con tutti i pro e contro del caso.
  10. Diritto di tacere
    Non è certo obbligatorio informare le persone sui libri che stiamo leggendo. Anzi, la lettura è un viaggio personale. E’ la stessa cosa per il running.
    Non è il parlarne a tutti i costi che vi rende runner (pare strano e forse fuori luogo detto da uno che fa un podcast sul running). Ma è il gesto, è il fare le cose. E’ il correre che vi rende tali. Anche se non pubblicate ogni singolo allenamento sui social o se non lo dite in giro. Qualcuno potrebbe anche non saperlo che andate a correre, perché lo fate tutte le mattine alle 6 senza dirlo a nessuno. Anche questo è un vostro diritto.
    La corsa è anche uno sport personale ed intimo. Ed appunto, da appassionato di questo sport mi rendo conto di quanto siamo tentati di parlarne ovunque e comunque, a tutti. Anche a chi non gliene può fregare di meno. A volte pure esagerando.
    Invece non ci obbliga nessuno a parlare di running. Magari abbiamo corso in un posto particolare e non ci và di rivelarlo a nessuno. O abbiamo provato delle sensazioni così particolari ed intime e preferiamo tenercele per noi.
  11. Diritto di correre da soli
    In verità i diritti di Pennac sarebbero 10, ma io ho voluto aggiungerne uno. Il dirimpettaio del nono: cioè, correre da soli.
    Avete anche il diritto di godervi la vostra corsa in solitaria. Vivendo nel modo che preferite il vostro sport preferito.
    Potete godervi la corsa al mattino, alla sera, all’ora di pranzo, quando vi pare, correndo anche da soli, senza chiedere nulla a nessuno. E anche questo è un bel diritto da avere!

Ascolta la puntata!

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