Il pensiero giapponese nella corsa – Seconda parte

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Seconda parte di questo viaggio nella mia libera interpretazione del libro “Il pensiero giapponese: viaggio nello stile di vita del Sol Levante”, di Le Yen Mai, rivisitato in chiave running.

In ogni caso, sintetizzo dicendovi che ho letto questo libro di cui sopra, ricco di spunti interessanti circa il modo di vivere giapponese. Ci sono al suo interno molti approcci filosofici che possiamo fare nostri. Alcuni di questi li ho selezionati e declinati per chi, come noi, ama correre.

Itadakimasu: l’inno alla gratitudine

In Giappone c’è un detto che suggerisce di avere la pancia piena all’80%. Cioè, di non mangiare fino a piena sazietà, ma di mantenere il corpo non appesantito da un eccessivo consumo di cibo. È uno dei loro pilastri per vivere in salute.

Un po’ come accade in casa. È importante che nello spazio in cui viviamo non si accumulino troppi oggetti. Ed il segreto per riuscirci è imparare ad apprezzare le cose che abbiamo

Infatti “itadakimasu” viene spesso detto dai giapponesi quando ricevono del cibo.

Per certi versi, è paragonabile al nostro “buon appetito”, ma in verità ci sono delle sfumature ben diverse.

È di fatto un annuncio di gratitudine nei confronti di ciò che si riceve da mangiare.

Non indica un ringraziamento o un buon augurio verso gli altri commensali, ma è un gesto di devozione e rispetto nei confronti della pietanza stessa e di chi l’ha preparata.

È anche gratitudine nei confronti della natura, consapevoli che a volte per la realizzazione di un piatto è stata sacrificata una vita.

Ma non solo: anche per chi ha lavorato prima. Chi ha coltivato il terreno, allevato gli animali, preparato il piatto, ecc

Nella cultura giapponese, filosofica e spirituale, c’è il riconoscimento della forza vitale e dell’energia racchiuse nella natura.

Shinrin-yoku: l’antica pratica del bagno nella foresta

In verità non è solo il semplice fatto di fare un bagno in un bosco. Significa immergersi totalmente nell’atmosfera della natura e godere dell’esperienza attraverso tutti e 5 i sensi. Nel connettersi al verde e alla natura con sensazioni fisiche ed emotive.

Acquisire coscienza della realtà che ci circonda e stabilire una connessione con quei luoghi della natura che sanno rigenerarci e che sono parte del nostro patrimonio genetico.

Il contatto con la natura per l’uomo è un bisogno fisiologico.

Come una sorta di richiamo ancestrale, atavico verso il luogo che ci ospita.

Perché siamo geneticamente programmati per amare la natura: è scritto nel nostro DNA.

Praticando lo shinrin-yoku ci si accorge di come il contatto con la natura sia indispensabile per il nostro benessere psicofisico.

Stando in ambienti chiusi le nostre percezioni tendono ad assopirsi. Invece, quando siamo fuori di casa e dalla zona di comfort siamo più attenti e ricettivi. Le sensazioni si amplificano

Si esorteranno i sensi a vivere nuove esperienze.

Quando siamo in armonia con la natura, corpo e mente tornano a trovarsi in equilibrio. E a loro volta sono perfettamente sintonizzati con il mondo circostante.

Quella dello shinrin-yoku è un’arte antica: un modo efficace per curare stanchezza, stress, depressione, apatia e tutti i disturbi causati dai ritmi sostenuti dalle nostre vite sempre più frenetiche.

Serve per migliorare l’umore, rinfrancare lo spirito, rinforzare il sistema immunitario. Dà benefici psicologici e fisici.

Ovviamente, per viverlo al meglio occorre andare offline. Staccandosi dallo smartphone, dalle mail, dai social, ecc.

Ad ogni modo, per praticare lo shinrin-yoku non è necessario andare in Giappone. Si può metaforicamente fare anche qui da noi. È sufficiente un bosco, un parco. Un luogo verde, dove godere di pace. Da usare come rifugio, quando la frenesia della quotidianità ci schiaccia. Un posto dove i suoni assordanti della città non possono arrivare, restando lontani, in un’altra dimensione. Quello dev’essere un ambiente dove creare una connessione con la madre Terra.

Hanasaki: come vivere più a lungo

Il tempo non si può fermare. E occorre prendere coscienza di questo aspetto. Anche quando ci rendiamo conto di essere diventati adulti o quando ci rendiamo conto che i nostri genitori stanno invecchiando.

L’hanasaki ci insegna ad affrontare lo scorrere del tempo con consapevolezza. Non siamo immortali, ma possiamo seguire delle buone abitudini per migliorare il nostro stile di vita.

Alimentazione. Mangiando con moderazione, come già accennato anche precedentemente. Ma questo vale anche per qualche vizio, il vino o il cioccolato. Ci sta, ma in quantità moderate, solo quando se ne sente il desiderio. Così da gustarli di più, perché non sono cose da tutti i giorni.

Inoltre, avere orari precisi in cui consumare cibo aiuta ad avere una vita più ordinata sotto molti aspetti.

Poi, occorre mantenere la mente lucida, allenata. Evitando l’attaccamento agli oggetti

È necessario del tempo per ragionare e anche meditare. Cercando, quando necessario, il silenzio.

Occorre essere curiosi. Cercando di imparare sempre, a qualsiasi età, cose e gesti nuovi

Sprecare il tempo in attività futili potrebbe intorpidire il nostro cervello.

Ma non c’è mente senza corpo.

Pensate che dal 1928, tutti i giorni ininterrottamente, viene trasmesso in radio un programma chiamato “Radio Taiso”. Tradotto letteralmente “Ginnastica alla radio”.

Progettato affinché tutti, giovani ed anziani, possano partecipare e seguire gli esercizi proposti. Senza necessità di attrezzatura, tutto a corpo libero.

Viene usato anche nelle scuole come riscaldamento pre educazione fisica o in aziende per alzare il morale e costruire il senso di unità del gruppo.

Lo sport per loro è essenziale. E l’attività fisica stessa la è. Come modo per restare in salute, ma anche per costruire relazioni con colori che, come noi, hanno deciso di mantenere sano il proprio corpo.

Non devono per forza essere sport di squadra. Anche correndo o praticando yoga verrete a contatto con moltissime splendide persone.

Infine, l’hanasaki ricorda che l’importante non è vivere cent’anni, ma essere felici durante il periodo che ci è concesso vivere sul nostro pianeta.

Ikigai: la ragione per cui alzarsi al mattino

Europeizzando il concetto, potremmo definirlo come la “reason why”. Ma sarebbe un po’ riduttivo.

Ikigai significa riconoscere il proprio ruolo nel mondo ed imparare a vivere con un costante senso di soddisfazione e appagamento.

A ciò si accompagna una forte autorealizzazione, la sensazione di sentirsi vivi, l’avere dei progetti e il trovare una ragione che ci spinga ad alzarci dal letto la mattina con entusiasmo.

Trovare il proprio ikigai vuol dire liberare lo spazio, o meglio la mente, e concentrarci su cosa ci rende vivi e soddisfatti. Pertanto merita di trovare un posto di primo piano nella nostra esistenza.

Per farlo con successo, occorre anche guardare dentro sé stessi ed imparare a conoscersi.

Può sembrare difficile, ma a volte può bastare una semplice scintilla. E pensare ad un sogno che non abbiamo avuto mai il coraggio di realizzare.

È importante riflettere su cosa ci rende felici ogni giorno, sulle cose che ci fanno saltare fuori dal letto in anticipo anche nei confronti della sveglia, trepidanti.

Non è la prima volta che parlo dei propri perché in questo podcast. Ricorrono spesso nei miei pensieri, proprio perché li ritengo fondamentali.

L’ikigai può essere “contagioso” e condiviso per certi versi. Perché lo spirito di appartenenza ad una comunità è una componente fondamentale di questa filosofia, che prevede non solo la ricerca di qualcosa che amiamo, ma anche in cui ci riconosciamo.

Ascolta la puntata!

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