Il pensiero giapponese nella corsa

Link Amazon al libro “Il pensiero giapponese: viaggio nello stile di vita del Sol Levante”: https://amzn.to/2RtclBo

Come probabilmente ben sapete, non leggo solo libri sulla corsa. Anche perché non di solo running vive un runner, soprattutto se amatore come il sottoscritto.

Di recente ho letto questo libro “Il pensiero giapponese: viaggio nello stile di vita del Sol Levante”, di Le Yen Mai, che mi ha prestato la mia ragazza, dopo che un amico glielo aveva regalato per Natale.

Se mi seguite da un po’ forse ormai saprete quanto io sia affascinato dall’oriente ed in particolare dal Giappone. Stessa cosa penso possa dirsi per la mia ragazza. Ed ecco il perché di questo regalo e del perché io poi abbia voluto leggere questo saggio.

Benché in questo libro non si parli affatto di corsa, da buon malato di mente, ho trovato una marea di analogie con la corsa e con il preparare una gara ed il migliorarsi.

“Il pensiero giapponese”, infatti, espone un sacco di principi che animano gli abitanti della terra del Sol Levante. E di tanti questi principi ho trovato un forte parallelismo con il running.

Ne ho selezionati alcuni, non tutti, scegliendo quelli più calzanti per noi runner. Nonostante questo, non sono esattamente pochi i principi.

Ragione per cui, per evitare di fare un episodio lungo e noioso, ho deciso di dividere l’analisi dei vari punti in più puntate. In questo modo vi farò 2 episodi lunghi e noiosi, invece di uno solo. Geniale, no?!
E dunque, questa è solo la prima parte.

Wabi sabi: l’elogio dell’imperfezione

Secondo il wabi sabi nella grande maggioranza dei casi le cose si controllano e si regolano da sole, mentre altre seguono il loro arco di vita in maniera naturale.

Occorre perdonare le ingenuità che facciamo e gli errori che sfuggono al nostro controllo.

Andare avanti in modo positivo, imparando a guardare la bellezza del mondo ed apprezzarla in quanto spontanea ed imperfetta.

Smettere di spendere energie per prevenire l’imprevisto. Lasciarsi andare, rinunciando al voler programmare ogni singolo momento della nostra esistenza.

Scoprire la bellezza autentica, quella che non è segnata sulla mappa.

Che non significa rassegnarsi e lasciarsi andare come una barca alla deriva, ma accettare che qualcosa possa avvenire al di fuori del nostro controllo. Proseguire nonostante ciò che ci succede intorno, proprio come fa la natura.

Il passato è una fase di apprendimento. E ci insegna a distinguere ciò che vale la pena lasciare indietro da ciò che richiede un intervento. E soprattutto capire ciò che ci è impossibile modificare da ciò che richiede il nostro contributo.

Siamo parte di un tutto e ci invita a godere del presente.

Non possiamo perdere la capacità di vedere e di meravigliarci delle piccole cose.

Non possiamo considerare normale ciò che invece è straordinario.
Non possiamo impoverire la nostra vita con cose futili.

Allenarci alla sensibilità. Che noi italiani traduciamo come un segno di debolezza, per certi versi. Invece, questo termine significa letteralmente “capacità di ricevere impressioni esterne attraverso i cinque sensi”.

L’imperfezione va accettata, apprezzata e valorizzata.

Accettare e cambiare i nostri bisogni ogniqualvolta ci sembri opportuno. Modificando la natura delle nostre sfide.

Una serena alternanza tra ambizione ed appagamento.

Un punto di incontro tra eccitazione per una sfida e le risorse necessarie per raggiungerla

Un punto di incontro che richiede umiltà e modestia. La prima permette di crescere, di impegnarci a prescindere da ciò che siamo. La seconda ci consente di governare le aspirazioni e di tenerle lontane dalla sfera dell’impossibile.

Il timore di non riuscire è un sentimento necessario e va interpretato nel modo giusto. Perché è uno stimolo a impegnarci ancora e ci fa focalizzare su quello che dobbiamo fare

Il fallimento a volte non si può evitare. Ma più che di fallimento è giusto parlare di obiettivi non raggiunti. Da questi si può ripartire per provare nuovamente, magari con strade diverse

Se non riusciamo, lavoriamo per migliorarci. Con pazienza, senza rassegnarci.
Consapevoli che ogni risultato è frutto di un percorso ed un processo ed è in qualche misura forzatamente imperfetto.

Perdoniamoci le anomalie e gli incidenti di percorso. Anzi, diamo lustro a queste cose e trattiamole come normali.

Io stesso ci sono passato. Con infortuni o con la mia maratona non andata esattamente come previsto.

Eppure ogni volta sono ripartito, mi sono rialzato. Ho imparato dai miei errori e appreso nuovi insegnamenti in ogni occasione. Non ultimo, da un momento negativo, come sorta di rivincita, dopo la maratona di Firenze ho avviato proprio questo podcast, che adesso mi sta dando così tante soddisfazioni.

Kaizen: abbracciare il cambiamento, per migliorare

Il mondo in cui viviamo ci fa pensare che i risultati debbano arrivare immediatamente, altrimenti basta così. E invece occorre pazienza. A volte il cambiamento fa paura e ci appare insormontabile. La nostra nuova versione di noi stessi ci sembra troppo lontana da noi. Niente di più sbagliato.

Il kaizen insegna che il cambiamento è un aspetto che può arrivare gradualmente.

È una strategia di miglioramento costante e continuo, da portare avanti giorno dopo giorno nella propria quotidianità, affrontando la vita un passo alla volta.

Spesso ci si stressa, ponendo obiettivi grandi, ambiziosi, ma lontani. Invece il kaizen consiste nell’accogliere nella propria vita piccoli mutamenti, da renderli quasi impercettibili.

Ogni cambiamento non deve essere uno sforzo, ma deve essere un passo che risulti naturale e necessario.

La vita è un continuo percorso a tappe: la ricerca di sé non si esaurisce mai. Non è una meta, ma un viaggio infinito.

Questo non significa costringerci a traguardi impossibili, ma a cercare un miglioramento costante, frutto di piccoli step.

Con cambiamenti in armonia con la nostra stessa natura, che si incastrano perfettamente nella nostra routine, come il pezzo mancante di un puzzle.

La domanda da porsi è: quanto posso cambiare le mie abitudini quest’oggi, senza stravolgerle?

Rispondere onestamente a questa domanda ci permetterà di capire le nostre potenzialità e i nostri limiti attuali.

Migliorarci è come scalare una montagna o preparare una maratona. Si può provare a farlo in poco tempo, con tutti i rischi del caso. Oppure, passo dopo passo, giorno dopo giorno, allenamenti dopo allenamento. Questo secondo approccio è il kaizen.

Un km in più. Un esercizio di stretching in più. Un esercizio di tecnica di corsa in più. Un cioccolatino in meno. Mezzo cucchiaino di zucchero nel caffè in meno.

Ogni miglioramento fiorirà con il tempo, se avremo costanza e pazienza. I piccoli risultati ottenuti saranno duraturi, perché assimilati con il minimo sforzo.

Non guardare agli altri, ma pensare ai propri obiettivi. Focalizzarsi su sé stessi, sulle proprie capacità e sui propri limiti, senza farsi condizionare dagli altri.

Il miglioramento non deve per forza essere qualcosa di enorme. Può essere anche qualcosa di piccolo, ma significativo. Mangiare meglio, fare cross training, dedicare qualche minuto in più allo stretching.

Spesso gli aspetti della vita che sembrano più insignificanti sono quelli dal maggior impatto.

L’idea è anche quella di porsi dei micro obiettivi, in modo che sia più facile raggiungerli.

Così da portarci a casa una minuscola vittoria, che però accrescerà la nostra motivazione e la fiducia in noi stessi.

Per questo può essere utile segnare costantemente i propri risultati. Visualizzando il percorso svolto, così da avere sempre sotto il naso una prova tangibile del cambiamento e dei risultati ottenuti.

Dati da osservare anche e soprattutto quando ci sembra di non aver concluso nulla, per renderci conto che non è così.

Il kaizen non è un metodo miracoloso che porta risultati sicuri e rapidi. Ma è un viaggio che prevede alti e bassi, ma che non smette mai di portarci avanti, passo dopo passo.

Kintsugi: riparare con l’oro

Procedimento di riparazione tramite l’uso dell’oro.

Se una porcellana si rompe non viene incollata e basta, ma questa operazione si fa tramite l’utilizzo dell’oro.

Possiamo dire che è una metafora: guariamo le nostre ferite dell’anima, dando addirittura risalto alle cicatrici che ci portiamo addosso riempiendole d’oro.

È quasi un modo per evidenziare i difetti, anziché nasconderli come verrebbe naturale fare

Valorizzazione l’imperfezione. Ottenendo un risultato finale unico ed irripetibile.

È il punto di partenza per un processo di accettazione e assimilazione dei propri trascorsi, anche negativi.

La fragilità è utile per la nostra crescita e non deve spaventarci.

Queste esperienze dolorose servono per rafforzarci. Non ci devono indebolire, ma vanno assimilate. Così che possano valorizzarci, rendendoci unici e preziosi, così come l’oro ripristina un vaso andato in frantumi.

In parte è simile al wabi sabi, basandosi sulla transitorietà delle cose, sull’accettazione dell’imperfetto e sulla consapevolezza dei cambiamenti.

Occorre visualizzare queste situazioni difficili come delle sfide, per superarle e dare loro un’accezione positiva, rendendone più semplice la gestione: devono rappresentare un’opportunità di crescita e miglioramento, nuove vie di trasformazione.

Riacquistare fiducia in se stessi, un passo alla volta. Con calma, facendo affidamento sulle proprie abilità. Investire sulla propria persona, sul proprio valore. Avendo come proposito quello di diventare la migliore versione possibile di noi stessi.

Guardando le cose con uno sguardo nuovo, rispettando le fragilità, le cicatrici, le difficoltà ed i segni del tempo.

Nintai: tollerare in silenzio le difficoltà

Insistere nei propri propositi con determinazione e perseveranza, a piccoli passi, senza lasciarsi scalfire dalla paura del risultato.

Costruire la propria vittoria giorno dopo giorno, un mattoncino alla volta.

Bisogna avere pazienza, esercitarsi alla perseveranza e non arrendersi. È una condizione necessaria ed imprescindibile per vincere.

Il fatto di non essere dei talenti naturali non è una buona giustificazione per non fare le cose. Quello del talento è un concetto sbagliato, spesso sostenuto da chi invece fa della pigrizia uno stile di vita. Come giustificazione per assolversi di fronte alla propria insoddisfazione.

Pensando di non poter raggiungere determinati obiettivi perché non dotati fisicamente, si rischia di rimanere intrappolati in una sorta di mediocrità, che fa solo sprecare tempo. Ammirando solo da lontano il traguardo a cui non si arriverà mai.

Chi ha successo lavora tutti i giorni per ottenerlo.

La paura di fallire ce l’abbiamo tutti ed è normale: dobbiamo farci i conti.

Chiunque inizi qualcosa può correre il rischio di fallire. Soprattutto le prime volte. Ci si può fare malissimo. Ma ci si rialzerà. Occorrerà riprovare 2, 10, 20, 50 volte. Come insegna il nintai, sopportando in aggiunta il dolore delle cadute precedenti.

Nessuna magia, nessun supereroe, nessun super potere. Semplicemente, prima e più ci alleniamo e maggiori saranno le possibilità di riuscire.

Delle volte è l’orgoglio a fermarci, che invece va messo da parte. Se non abbiamo mai fatto una cosa, non sarà facile la prima volta. Anzi, saremo scarsi, faremo schifo. Ma è così che funziona.

Come i bambini che imparano a camminare, a parlare, a mangiare. Sbagliano in continuazione. Eppure lo trovano divertente e non fanno fatica a sopportarlo. In questo sono molto più adulti di noi.

Fallire è semplicemente l’inizio per la via della grandezza.

Smettiamola di lamentarci e cominciamo a mostrarci, anche fallendo e imparare a convivere con questa eventualità.

Nintai indica la capacità di attendere in silenzio i frutti del proprio lavoro, senza cedere alle difficoltà, agli errori e all’ansia del tempo.

Nintai significa aderire alla linea di condotta che ci siamo prefissati, al nostro credo o al percorso che ci siamo scelti.

Questo approccio ci insegna che per raggiungere un grande obiettivo dovremmo anche tenerci occupati con progetti più piccoli, apparentemente di poca importanza, ma che nel quadro generale, creeranno sfumature, riempiranno buchi. L’occasione arriva solo per colui che è ben preparato.

Ascolta la puntata!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito